Forza Italia propone di tagliare il canone Rai e la sinistra antennuta, innamorata da sempre di uno dei balzelli invece meno amati dai cittadini italiani, impazzisce e grida, come al solito all’assalto alla diligenza quando in realtà è solo di un emendamento, quello presentato dai relatori Claudio Fazzone e Roberto Rosso (Forza Italia), che prevedrebbe in ogni caso pesi e contrappesi finanziari a tutela del servizio pubblico radiotelevisivo. Alla vigilia del voto in Commissione al Senato, il dossier riapre così una frattura tra maggioranza e opposizioni, con le forze di minoranza allarmate per il fatto che dietro la possibilità di ridurre il prelievo si nasconda un meccanismo capace di aumentare la discrezionalità del governo sulle risorse destinate a viale Mazzini. Il punto, però, come detto, è tecnico prima di tutto. L’emendamento dei berlusconiani prevede, infatti, che, qualora il gettito del canone diminuisca, le risorse destinate al servizio pubblico vengano compensate attraverso altri trasferimenti pubblici. Una formula che, nelle intenzioni di Forza Italia, dovrebbe mettere al riparo i conti della Rai. E proprio qui si concentra la replica del relatore Roberto Rosso. «In piena rispondenza alle prescrizioni del Regolamento europeo Emfa (Media Freedom Act) che prevedono la stabilità e prevedibilità delle risorse destinate al servizio pubblico, abbiamo predisposto una norma che garantisce e assicura il finanziamento e il pieno rispetto degli oneri del contratto di servizio». Tutto ciò in ossequio alla normativa Ue che punta a garantire l’indipendenza dei media di servizio pubblico e prevede procedure di finanziamento basate su criteri trasparenti, con risorse adeguate, sostenibili e prevedibili.
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Rosso ha quindi spiegato nel merito le eventuali novità. «La nuova disposizione rappresenta un considerevole miglioramento rispetto alla normativa vigente, in base alla quale l’ammontare annuale del canone di abbonamento può essere annualmente variato liberamente dal governo in carica», sostiene Rosso, ricordando che in passato le riduzioni del canone non sarebbero state accompagnate da una compensazione obbligatoria per legge. Spiegazioni che non convincono neanche un po’ le opposizioni che, anzi, ne danno una lettura diametralmente opposta. I consiglieri di amministrazione Rai Alessandro Di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale hanno espresso perplessità sul meccanismo, sostenendo che, anche con la previsione di risorse compensative, il finanziamento potrebbe risultare maggiormente esposto alle decisioni politiche e alle esigenze della finanza pubblica. Il tema, dunque, è proprio quello indicato dal regolamento europeo: rendere il finanziamento stabile e prevedibile. A trasformare la questione in un caso ancor più politico è Barbara Floridia, senatrice M5S ed ex presidente della Commissione di Vigilanza Rai.
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Giuseppe Conte ci riprova. Nonostante il disastro del Superbonus, il leader del Movimento 5 Stelle torna a insistere. Ne...«Dalle parti della maggioranza si stanno già preparando a sbandierare la fantomatica abolizione del canone Rai. Lo diciamo subito agli italiani: è un trucco. I soldi continueremo a metterli comunque noi. Quindi cosa cambia? Con la mano destra dicono: aboliamo il canone. Con la sinistra si tengono il potere di decidere, anno dopo anno, quante risorse dare al servizio pubblico». Floridia individua nel meccanismo di finanziamento il punto decisivo: «Una Rai che deve aspettare ogni anno il via libera del governo non è davvero indipendente. L’Europa chiede risorse adeguate, sostenibili e prevedibili». La proposta del Movimento 5 Stelle consiste nel collegare le risorse alla durata decennale del contratto di concessione: «Aboliamo il canone, ma leghiamo le risorse al contratto di concessione, che dura 10 anni». Visioni e soluzioni lontanissime che lasciano prevedere un ennesimo scontro frontale sul campo mai neutro della tv pubblica. Specie a un anno dalle elezioni politiche. Viva la Rai.




