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L'immigrato che sogna un mondo senza polizia

di Claudio Brigliadorimercoledì 28 ottobre 2026
L'immigrato che sogna un mondo senza polizia

2' di lettura

Per una volta, partiamo dalla cronaca: a Trento i carabinieri hanno concluso un’indagine sul traffico internazionale di cocaina e migranti. L’operazione, denominata “Aquila nera”, ha portato a misure cautelari per 20 persone e all’individuazione di ben tre gruppi criminali, composti prevalentemente da cittadini sudamericani, coinvolti nel traffico di cocaina destinata a tutto il Nord Italia, con 1.300 cessioni di droga e il sequestro di 82 chilogrammi di cocaina. Due piazze di spaccio colpite: piazza Dante e il parco Santa Chiara, con 200 grammi di hashish nascosti nelle aiuole e sequestrati. Due ragazzi, di cui uno minorenne, sono stati denunciati per spaccio, mentre un tunisino irregolare, con precedenti, è stato trasferito al CPR di Gradisca d’Isonzo.

Chissà se ne sa qualcosa l’immigrato finito davanti alle telecamere di Fuori dal coro, su Rete 4. Andrea Grattarola, inviato di Mario Giordano in città, lo avvicina e quello che ne segue è uno spaccato di puro delirio, superiore persino al degrado.

«Voglio diventare presidente del mondo. Puoi fare in modo di diventare paradiso? Sì, io ho poco tempo, io ti dico il mondo. Io voglio diventare presidente del mondo», biascica il ragazzo. «Dopo, quando io diventerò presidente, non ci saranno carabinieri, non ci saranno poliziotti. No poliziotti, no carabinieri». Grattarola quasi se la ride: «Tagliamo via tutto. Così si può spacciare tranquillamente».

L’extra-comunitario continua imperterrito: «Perché lo spacciatore deve spacciare per avere soldi per mangiare». Un’esigenza sociale, insomma. L’inviato obietta: «E però lo spacciatore, dico, anziché andare a spacciare, non può andare a lavorare?». Da quell’orecchio, lo straniero non ci sente: «Perché non tutte le persone possono lavorare. Quando io diventare presidente del mondo, io ti lascio la cocaina, anche la marijuana». Dopo questo folle slancio di generosità, si passa al canto, in inglese: «I feel die for the world. I say I feel die for the world. I have for the world. For the feeling, I feel for the world. Fearless, you must die for the world». Al povero Grattarola non resta che complimentarsi con l’intervistato, genuinamente sbigottito: «Bravo, amico mio, bravo. Vabbè, le vogliamo fare tutte».

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