Jannik Sinner e la "gogna infernale" per Elena Pero: una brutta storia

martedì 15 luglio 2025
Jannik Sinner e la "gogna infernale" per Elena Pero: una brutta storia

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Che Jannik Sinner vinca o perda, non c'è pace per i telecronisti di Sky Elena Pero e Paolo Bertolucci. Proprio come spesso accade nel calcio in tv, sui due stimati professionisti piovono le critiche dei telespettatori più esagitati, che su X li accusano di essere "faziosi". Pro-Sinner, in quanto italiano? No, contro Jannik.

Ora, Pero e Bertolucci sono due esperti "inattaccabili". Il secondo, per quei pochi che lo ignorano, ha anche vinto la Coppa Davis da giocatore nel 1976, è stato capitano azzurro e con Adriano Panatta forma la più formidabile, competente e ironica coppia di commentatori della nostra racchetta, non solo nel loro podcast La telefonata. La Pero, al termine della finale di Wimbledon conto Carlos Alcaraz, quasi faticava a parlare, la voce rotta dalla commozione sia pur senza concessione alla facile retorica del trionfo. Soprattutto, però, sono due appassionati di questo sport e come sempre, di fronte alla grandezza del gesto tecnico, atletico o tattico non possono non riconoscerne la spettacolarità. Tanto basta, evidentemente, ai tifosi più ottusi per vederci del "marcio".

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Aldo Grasso, temuto e spietato critico televisivo del Corriere della Sera, parte proprio da qui nella sua rubrica A fil di rete. "L’hanno criticata perché non fa il tifo per Sinner, perché si dispiace quando un avversario commette un errore, perché la telecronaca non è all’altezza, perché chi paga l’abbonamento a una pay tv ha diritto di dire che è inadeguata, perché stravede per Djokovic e Alcaraz, perché Clerici era un’altra cosa... L’hanno criticata chi? I soliti «idioti da tastiera», che bisognerebbe ignorare ma, purtroppo, la moderna tecnologia fa in modo che loro non ignorino noi", sono le severe ma giustissime parole di Grasso.

Si allarga poi il campo ai telecronisti in generale, che secondo Grasso hanno tre vizi: "Il primo è che spesso, anche i più bravi e preparati, confondono la telecronaca con la radiocronaca. Non stanno mai zitti e si potrebbe seguire l’incontro a occhi chiusi". Ma questo, spiega, non è il caso di Pero. Secondo: "Molti, soprattutto di calcio, tifano per una squadra e, nonostante alcuni accorgimenti, alla fine la loro «fede» viene sempre fuori". Purtroppo.

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Il terzo è "la gogna infernale". "Il telecronista, invece di essere al servizio dell’incontro, pretende che l’incontro sia al suo servizio. Per eccesso di protagonismo (l’incipit studiato a tavolino, la troppa confidenza con il commentatore tecnico, il tono di voce, il carattere assertivo, ecc.), il soggetto principale della telecronaca diventa lui stesso. Non mi sembra sia il caso di Pero". E questo basterebbe a promuoverla.