Il Como va vicino all'impresa, ma è l'Inter di Cristian Chivu a prendersi tutto: vittoria 4-3 al Sinigaglia, rimonta completata e scudetto sempre più vicino. Una partita folle, ribaltata con carattere ma anche con episodi che accendono la polemica del tecnico nerazzurro.
Il Como di Cesc Fàbregas domina il primo tempo e vola sul 2-0: prima Valle, al primo gol in Serie A, poi Nico Paz, già all'11esima rete stagionale. Due azioni fluide, tecniche, che mettono a nudo le fragilità dell'Inter, tra le incertezze di Yann Sommer e una difesa troppo morbida. Chivu lo ammette senza giri di parole: "Nel primo tempo siamo stati sorpresi dalla loro intensità, eravamo molli in fase difensiva". Ma è proprio nel momento peggiore che cambia tutto. Al 45' Marcus Thuram accorcia con un tocco rapido su assist di Nicolò Barella, riaprendo una partita che sembrava segnata.
Nella ripresa è un'altra Inter. Ancora Thuram firma il 2-2 sfruttando un errore di Kempf, poi sale in cattedra Denzel Dumfries: colpo di testa su piazzato per il sorpasso e zampata vincente al 72' per il 4-2. Una rimonta costruita anche sui dettagli, come sottolinea Chivu: "Abbiamo lavorato sulle palle inattive, sarebbe un peccato non sfruttare le qualità dei nostri saltatori".
Il Como non molla: Da Cunha segna su rigore e nel recupero Ramon centra una traversa clamorosa che fa tremare l'Inter. I numeri raccontano una gara quasi inspiegabile: 23 tiri a 7 per i lariani, xG nettamente superiore, ma alla fine sorridono i nerazzurri. "È una vittoria di maturità, ma dobbiamo capire meglio i momenti della partita. Non possiamo concedere così tanto", il senso del ragionamento di Chivu nel post gara.
Sul possibile scudetto, però, il tecnico dribbla: "Faccio come i colleghi: parlo di Champions. Siamo contenti di avvicinarci all'obiettivo". Uno sfottò bello e buono ad Antonio Conte e Massimiliano Allegri, i mister di Napoli e Milan ormai fuori dai giochi. Il +9 sugli azzurri a sei giornate dalla fine pesa eccome, ma la parola fine non è ancora scritta. Intanto, al Sinigaglia, l'Inter mette nove dita sul tricolore numero 21. E lo fa nel modo più emblematico: soffrendo, sbagliando, ma trovando sempre la forza di rialzarsi.




