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Elly Schlein, la congiura nel Pd: con chi vogliono sostituirla prima del voto

di Elisa Calessivenerdì 29 maggio 2026
Elly Schlein, la congiura nel Pd: con chi vogliono sostituirla prima del voto

4' di lettura

La sconfitta a Venezia, sommata al nuovo testo della legge elettorale, sta tormentando i vertici del Pd più dell’ondata di caldo ormai arrivata. Anche perché è tornato alla carica il fronte di quelli che consigliano a Elly Schlein di farsi da parte. Fare le primarie? Le vince Giuseppe Conte. Non farle?

Si dovrà scegliere un «terzo nome», un federatore, perché nessuno dei leader del campo largo sarà disposto a indicare l’altro. E allora si torna a parlare di Silvia Salis, di Gaetano Manfredi o di un Mr X. Insomma, la giostra torna a girare. Ma la conclusione, o la premessa, è sempre una: Schlein faccia un passo indietro, dimostri la sua leadership sfilandosi subito dalla corsa per Palazzo Chigi e lasciando ad altri il ruolo di centravanti.

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Va detto che la segretaria dem, con ferrea determinazione, impermeabile a questo dibattito, va avanti per la sua strada, si concentra a rafforzare il profilo da premier, da chi vuole guidare una forza di governo. Oggi sarà a Civitavecchia per un evento sull’energia con il responsabile politiche industriali del partito, Andrea Orlando. E nelle prossime settimane farà altri incontri di questo tipo: sulla siderurgia a Genova, sulla chimica a Mantova, sull’automotive a Torino, sulla farmaceutica a Roma, sull’agroalimentare a Bologna.

Appuntamenti che arrivano dopo quelli sulla moda e sul tessile a Firenze e sull’edilizia e le costruzioni di Napoli. Un tentativo di recuperare terreno in ambienti finora poco frequentati, come quelli dell’imprenditoria e dell'industria. Ma quanto mai necessari se si vuole governare un Paese.

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Sabato, poi, parteciperà a un confronto pubblico a Perugia con Bill De Blasio, ex sindaco democratico di New York, continuando a consolidare l’immagine di una leader internazionale, che ha rapporti con i progressisti di tutto il mondo. Tra i suoi, però, i discorsi sono più terra-terra. Si ragiona sulle conseguenze della nuova legge elettorale, a cominciare dalla novità più dirompente per il centrosinistra, cioè l’obbligo dell’indicazione, prima del voto, di chi si vuole come presidente del Consiglio. «Ci sono due opzioni», ragiona un dem, «o si fanno le primarie o si fa un tavolo tra i leader. Nella seconda ipotesi, è complicato che Elly possa uscirne come candidato premier. Nessuno delle persone a quel tavolo sarà disposto a fare un passo indietro». Dunque, per giocarsela, e Schlein vuole giocare questa partita, non restano che le primarie.

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Ieri l’ha detto chiaro e tondo Goffredo Bettini, molto ascoltato da alcuni settori del Pd, oltre che da Giuseppe Conte. «Se saremo obbligati dalle regole elettorali a scegliere prima», ha detto al Fatto quotidiano, «lo faremo nel solo modo possibile allo stato attuale: le primarie. In questo caso», ha aggiunto, «saranno decisivi la lealtà e il clima fraterno che sono necessari per affrontare questa prova». Uno scenario che, però, sorprendentemente, è avversato soprattutto nel Pd. Perché, si dice, «per mesi faremmo parlare di noi solo per le divisioni», «sarebbe un autogol», «metterebbe gli uni contro gli altri e poi come si fa a fare la campagna elettorale insieme?», «le primarie lasciano scorie», infine perché «non è detto che Elly vinca». E qui il partito del «fatti da parte, Elly», torna in campo.

Con una sfumatura più insidiosa di quelli che sostengono non sia adatta al ruolo. L’argomento è: lo diciamo per il tuo bene, per evitare che ti faccia male. C’è addirittura chi, come Carlo Calenda, sostiene che di sicuro vincerà Conte. E decisivo, ha detto al Corriere della Sera, sarà il leader di Italia Viva: «Penso che Renzi lavori in questa direzione. Alle primarie presenterà un competitor di Schlein, spaccherà il Pd e farà vincere Conte». Al Nazareno non ci credono. «Noi abbiamo una macchina che il M5S non ha, Elly è forte e vincerà anche le primarie, la sottovalutano». I sondaggi interni fatti fare dal Pd confermano questa previsione. Ma vanno in controtendenza rispetto a molti altri.

Il problema, poi, non sono solo le primarie. Come ha dimostrato Venezia, gli elettori del M5S non votano disciplinatamente il candidato della coalizione, anche se il M5S lo sostiene. Siamo sicuri, si chiedono sempre quelli del Pd che pensano al “bene” di Elly, che la “lealtà” e il “clima fraterno” evocati da Bettini saranno possibili? E ancora: «Se anche Elly vince le primarie, chi ci assicura che poi gli elettori del M5S la votano?». Domanda che rafforza il fiume carsico dei supporter di Conte nel Pd. Che senso ha, è il dubbio che insinuano, vincere le primarie, ma poi perdere le elezioni? Schlein per ora resiste. Convinta che sia la sua occasione e un suo diritto di giocarsela. Del resto lo statuto del Pd è dalla sua parte, oltre che il confronto con il resto del mondo: il leader del principale partito di opposizione è quasi sempre il candidato al governo dell’opposizione. Ma, si sa, in Italia c’è sempre un’anomalia. Soprattutto nel Pd.

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