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Luca Ricolfi: "Sull'immigrazione Francia e Spagna nostre nemiche"

di Pietro Senaldisabato 15 agosto 2026
Luca Ricolfi: "Sull'immigrazione Francia e Spagna nostre nemiche"

5' di lettura

«Lo scontro sull’immigrazione potrebbe essere il tema dominante della campagna elettorale, insieme alla sicurezza e alla certezza della pena, ma mi aspetto anche un po’ di demagogia sul potere di acquisto e le liste di attesa nella sanità».

D’altronde è un argomento caldo e che porta voti...
«Direi che è di gran lunga la causa più importante della crescita delle destre, anche estreme, in Europa, e lo è da almeno quindici anni, ovvero dalla caduta di Gheddafi. Ma il tema non sarebbe stato così dirompente se non si fosse intrecciato a un altro fenomeno che ha segnato il nostro tempo».

A cosa pensa, professore?
«Penso al terrorismo islamico, che ha insanguinato l’Europa dal 2004 al 2019, anno di caduta dello Stato Islamico. Una decina di anni fa, ebbi a costruire dei modelli causali per spiegare l’insorgere dei movimenti populisti in Europa, e con mia grande sorpresa scoprii che la determinante più incisiva non era la paura dell’immigrazione, bensì quella del terrorismo. La forza del tema migratorio è che si situa all’incrocio di temi emotivamente fortissimi: non solo l’arrivo dei migranti, ma anche il terrorismo, la sicurezza e - a mio parere più importante di tutti - l’indignazione per l’impunità di chi commette reati, straniero o italiano che sia».

Luca Ricolfi è un profondo studioso del nostro Paese e delle sue dinamiche politiche e sociali. Spietato e costruttivo, il presidente della Fondazione David Hume ama dire le cose come le vede, incurante del politicamente corretto. Anche per questo Libero lo ha sempre ascoltato con piacere e interesse. In merito all’ambizione del nostro governo di guidare, o almeno condizionare, la politica europea in tema di immigrazione, il professore è convinto che «l’Italia abbia alleati, ma anche due nemici formidabili: l’atteggiamento ostile di Francia e Spagna e il castello del diritto penale, europeo e nazionale. Con la differenza che Francia e Spagna potrebbero anche cambiare linea (se in futuro vincessero le destre) mentre l’intrico di norme iper-garantiste dell’Unione Europea ce lo terremo ancora a lungo».

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Esiste una soluzione possibile al problema dell’immigrazione clandestina?
«Le soluzioni, o meglio le azioni di contenimento del fenomeno migratorio, ci sarebbero anche, ma richiederebbero grandi investimenti sia sul fronte dell’accoglienza, sia su quello del contenimento della criminalità (non solo straniera). Giusto per dare un ordine di grandezza, direi che una politica efficace richiederebbe qualche decina di miliardi all’anno per l’accoglienza, e altrettanti per il contenimento».

Insomma, meglio alzare i ponti, come peraltro nel resto d’Europa fanno anche le sinistre. Perché invece la sinistra italiana, anche la parte moderata del Pd, è restia ad assumere una linea di maggiore rigore?
«Non mi illuderei troppo sull’orientamento dei partiti progressisti europei, la posizione della premier danese Frederiksen è più l’eccezione che la regola. Quanto ai moderati del Pd, non possono che tacere, per non essere cacciati dal Campo Largo: se parlassero, dovrebbero difendere l’ex ministro Marco Minniti, che è il politico contro cui Elly Schlein e i suoi hanno costruito le loro fortune politiche».

La particolarità italiana è solo una questione di opinione pubblica o c’è dell’altro?
«Non c’è nessuna particolarità italiana, se non la geografia che condanna il nostro Paese a essere il campo profughi dell’Europa. È per questa ragione che la scarsa solidarietà di quasi tutti i partner europei è scandalosa».

Pedro Sánchez ha respinto con la forza settantamila clandestini, ne lascia cinquemila accampati in spiaggia per giorni, ignora i cento morti annegati e se ne sta in ferie a suggerire libri da leggere e dischi da ascoltare: se fosse accaduta la stessa cosa in Italia, chi oggi in Italia ci accusa di scarsa solidarietà con la Spagna invocherebbe a gran voce le dimissioni di Giorgia Meloni...
«Che Sánchez faccia le ferie e dia suggerimenti musicali non mi scandalizza. Quello che è scandaloso è il doppio standard, in Spagna come in Italia. Perché un dramma umanitario sia trattato come tale dalla grande stampa occorrono sempre due condizioni: a) che il dramma sia davvero grande (è questo il caso); b) che il governo sotto cui avviene sia o venga considerato di destra estrema. Nel caso di Ceuta mancava questa seconda condizione, che è essenziale. La storia europea è ricca di esempi di drammi sfuggiti alla gogna mediatica perché il governo non era di destra (o era “soltanto” conservatore). Penso all’affondamento della motovedetta albanese nel 1997 sotto il governo Prodi, o ai proiettili (di gomma) sparati a Ceuta o Melilla sotto il governo Zapatero (2005), o sotto quello di Rajoy (2014), membro del partito popolare, perno dell’establishment europeo».

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Perché questo doppio standard?
«Se ci pensiamo un attimo, ha una sua logica. La sinistra è eticamente impegnata nella difesa a oltranza dei migranti, quindi le viene naturale pensare che ogni dramma da lei causato debba essere rubricato come errore, svista, incidente. Mentre se l’incidente avviene sotto un governo di destra, il pensiero automatico che scatta è che l’incidente non sia tale ma sia stato voluto, o permesso, o comunque non provochi sufficiente rammarico. Siamo alle solite: il complesso di “superiorità morale” suscita strabismo etico».

C’è spazio per una sinistra moderata all’interno del campo largo?
«Se per spazio intendiamo seggi sicuri, la risposta è sì. Per il resto i riformisti, se andranno al governo, si limiteranno a mitigare le idee più pericolose di Schlein».

Pd, M5S e Avs si divideranno sul tema clandestini?
«A me non pare vi siano differenze significative fra Pd e Avs, l’unico che potrebbe mettere un freno all’entusiasmo pro-migranti è il Movimento Cinque Stelle: del resto il copyright dei “taxi del mare” è di Luigi Di Maio».

Per lustri siamo stati la Libia d’Europa, una sorta di secondo centro di smistamento degli illegali: scelta ideologica o incapacità politica?
«Mancanza di visione storica e tendenza a navigare a vista, direi».

A Libero il professore Ernesto Galli della Loggia ha parlato di sinistra negazionista sull’immigrazione e di maggioranza realista. Condivide?
«Sì, ma tendo a pensare che la sinistra sia solo una parte del problema: sull’immigrazione anche la destra ha un atteggiamento irrealistico, al limite dell’ingenuità. Se avessero una visione realistica non punterebbero quasi tutte le carte sulla moltiplicazione dei reati e l’inasprimento delle pene. Da sociologo, vorrei far notare che fra i fattori che rafforzano la propensione a commettere reati vi è anche la quotidiana constatazione che “can che abbaia non morde”: una constatazione che l’ascia di decreti sicurezza non fa che rafforzare».

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