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Dublinanti, l'Italia e l'asse con Parigi e Madrid: migranti, cosa sta succedendo

di Daniele Dell'Orcovenerdì 21 agosto 2026
Dublinanti, l'Italia e l'asse con Parigi e Madrid: migranti, cosa sta succedendo

3' di lettura

La sinistra italiana proprio non ce la fa ad ammettere l’efficacia della linea del rigore promossa dal governo guidato da Giorgia Meloni, che ha iniziato a far sentire i suoi effetti strutturali in tutta Europa. Così ogni occasione diventa buona per far scattare la retorica catastrofista. L’occasione per l'ultimo attacco coordinato è la gestione dei cosiddetti “dublinanti”, ossia quei migranti sbarcati originariamente sulle coste del nostro Paese che, violando le regole europee, si sono poi spostati illegalmente verso il Nord Europa per presentare domanda di asilo. Dopo l’annuncio di Germania, Austria e Svizzera di voler applicare le procedure di ripristino dei trasferimenti previste dalle normative comunitarie, nelle scorse ore si sono aggiunte anche Finlandia e Svezia. Helsinki ha precisato che le operazioni sono «in fase di preparazione» nel quadro di una «collaborazione e dialogo con l’Italia che dura da anni».

I trasferimenti, con ogni probabilità, saranno molto contenuti: l’esecutivo finnico non ha fornito numeri sulla platea potenziale e nemmeno ha precisato se le “restituzioni” di migranti all’Italia riguarderanno solo chi è arrivato dopo il 12 giugno, come sostiene il governo di Roma, o anche chi era già presente prima. Da Stoccolma ribadiscono invece la mera volontà di «applicare le regole di Dublino quando applicabili». Si tratta di interlocuzioni ordinarie e fisiologiche tra governi amici, improntate alla massima cooperazione istituzionale tra esecutivi di centrodestra che condividono la medesima visione sulla difesa delle frontiere europee.

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Eppure, per l’opposizione nostrana, la regolare applicazione dei trattati è diventata d’incanto un «clamoroso autogol». La segretaria del Pd Elly Schlein si è affrettata a parlare di «boomerang della trovata propagandistica di Giorgia Meloni di sospendere Schengen contro la Spagna», accusando la premier di aver frantumato la solidarietà europea e dimenticando che «stiamo parlando di persone, non di pacchi». Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente del M5S Giuseppe Conte, che su Facebook ha bollato la vicenda come un «inutile e dannoso show su Ceuta» culminato in «un capolavoro targato Meloni: i rimpatri funzionano, ma contro di noi». Gli hanno fatto eco il segretario di Più Europa Riccardo Magi, secondo cui «la decisione di sospendere Schengen con la Spagna ha scatenato un effetto a valanga», e il leader di Italia Viva Matteo Renzi, che ha cinguettato di un «autogol clamoroso per rincorrere Vannacci».

Ciò che la sinistra finge di non comprendere per mero calcolo politico è che la fermezza dimostrata da Roma con il blocco temporaneo di Schengen nei confronti della Spagna non è stato un dispetto ideologico, ma un atto di responsabilità a tutela della sicurezza nazionale ed europea. Come chiarito dalla stessa presidente del Consiglio: «Il governo ha deciso di sospendere temporaneamente il regime di libera circolazione con la Spagna per tutelare la sicurezza nazionale e prevenire possibili ripercussioni. Difendere i confini significa difendere la sicurezza dei cittadini». E sulla stessa linea si era espresso fermamente il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, che ora ha puntualizzato che l'Italia «revocherà lo stop a Schengen solo con la fine totale dei rischi» e che, di fronte alle pretese dei Paesi nordici sui trasferimenti pregressi, il Viminale ha messo un punto fermo segnalando che «non accetteremo migranti dublinanti» in modo indiscriminato.

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La narrazione dell’isolamento italiano crolla impietosamente di fronte ai fatti. Parigi ha dichiarato che «non ci sarà alcun annuncio» sul tipo di quelli giunti da Finlandia e Svezia «fin quando permarrà una fase di collaborazione e di ravvicinamento con l’Italia», con la quale Parigi «condivide la volontà di operare per far calare i flussi in partenza da Tunisia e Libia». La stessa Madrid ha dichiarato ieri che non procederà alle espulsioni bilaterali.

Inoltre, i governi di Finlandia e Svezia, guidati dai premier conservatori Petteri Orpo e Ulf Kristersson, non stanno muovendo guerra all'Italia, ma condividono al millimetro la linea strategica di Palazzo Chigi. Non è un caso che sia Helsinki sia Stoccolma abbiano sottoscritto il manifesto d’azione coordinato da Giorgia Meloni contro i "factors of attraction" e le sanatorie indiscriminate. La stessa ministra dell'Interno finlandese aveva difeso a spada tratta le decisioni di Roma, attaccando la gestione permissiva di Madrid a Ceuta ed evidenziando come «i Paesi che non adempiono all'obbligo di proteggere il confine esterno non possono stare in Schengen». Kristersson, invece, a metà agosto al Financial Times aveva definito «una pessima idea» l’amnistia spagnola per 1,2 milioni di migranti irregolari. Quello che la sinistra spaccia per un "fallimento" è dunque il faticoso ma necessario ripristino della legalità internazionale.

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