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OPINIONE

La doppia sfida su barile e mattone

di Mario Sechivenerdì 1 maggio 2026
La doppia sfida su barile e mattone

2' di lettura

Il governo ha presentato il piano casa e prorogato il taglio delle accise sui carburanti per altri 21 giorni. Sono provvedimenti diversi, innescati da un solo scenario: l’economia europea sta rallentando e l’incertezza sta aumentando.

Da una parte il governo punta su investimenti per la riqualificazione degli immobili e l’housing sociale, dall’altra conferma uno scudo sull’inflazione per contrastare l’ascesa dei costi della mobilità, in particolare il gasolio che è il carburante che fa muovere le merci. Il piano casa varato da Meloni e Salvini ha un orizzonte pluriennale, è stato accolto bene, senza pregiudizi ideologici, da chi fa impresa (da Confindustria a Legacoop); il taglio delle accise è una risposta rapida all’emergenza causata dal doppio shock energetico che si è aperto negli ultimi 4 anni (Ucraina e Medio Oriente) e da strozzature nella catena delle forniture che stanno tracciando nuove rotte (e regole) del commercio mondiale.

L’azione del governo va nella direzione giusta. La casa è un tema chiave, nelle zone più produttive del Paese (Milano e altri distretti industriali) c’è ancora offerta di lavoro, ma non ci sono abitazioni a prezzi accessibili. Gli investimenti sul mattone sono uno stimolo per il Pil, ma per vederne gli effetti le norme devono essere immediatamente operative e l’avvio dei cantieri deve essere accelerato. Governare in questa fase storica è una sfida enorme. La durata della guerra nel Golfo è il fattore chiave che non sfugge a nessuno, il blocco dello Stretto di Hormuz si sta prolungando (e il petrolio ieri ha toccato il picco di 126 dollari al barile), sopra e sotto ci sono altri elementi che condizionano le decisioni dei governi, delle imprese e delle famiglie. Ieri la Banca centrale europea ha mantenuto i tassi invariati, ma i segnali di un aumento a giugno si moltiplicano. Non è una buona idea, perché siamo in presenza di un’inflazione da offerta, causata da shock dei costi energetici e delle materie prime, l’aumento dei tassi non cambierà di una virgola la carenza di prodotti petroliferi e gas (in particolare dal Qatar, per mesi), mentre aumenterà il rischio di una recessione. La presidente della Bce, Christine Lagarde, ostenta tranquillità, è un buon motivo per preoccuparsi.

Siamo in una nuova era dello scontro tra grandi potenze, sono gli Stati Uniti a guidarlo, non noi, nani tecnologici, militari e purtroppo anche politici. L’altro punto sul quale fare pressione è l’introduzione di parametri intelligenti in un Patto di stabilità stupido. Servono freni per evitare la spesa pazza, d’accordo, ma non catene che ti immobilizzano in una gabbia aperta mentre arrivano i leoni. La linea è quella tracciata da Giorgetti. La sfida lanciata ieri da Meloni è doppia, si gioca in casa e in trasferta. In questo scenario, teso e magmatico, servirebbe un’opposizione responsabile, ma il «campo largo» ha una visione ristretta e suicida: tanto peggio, tanto meglio. Non sono un’alternativa di governo, sono lo sfascio.