A pensar male si fa peccato ma si indovina, sosteneva Pio XI. A volte infatti ci sono avvenimenti nelle cronache politiche mondiali che vengono trattati come cose a se stanti, ma potrebbero invece essere collegate in modi che si chiarirebbero le une con le altre. Ad esempio: da qualche mese giornali, televisioni e siti online si occupano di Venezuela, a partire dal blitz per catturare Nicolas Maduro, di Cuba con le pressioni americane perché il regime castrista attui una svolta democratica, e di Zapatero, accusato di corruzione e altro.
Dei legami tra le tre notizie qualcuno ha scritto ma nessuno ha provato a raccontarle come aspetti della stessa vicenda. Un elemento in comune lo abbiamo già scritto: il blitz della notte del 2 gennaio lo hanno condotto truppe americane, il braccio di ferro con l’Avana lo fa la Casa Bianca e le indagini sull’ex primo ministro spagnolo socialista stanno collaborando attivamente anche investigatori a stelle e strisce.
LE INDAGINI
È stato lo stesso Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti che attraverso un suo portavoce ha annunciato di avere «collaborato con la Polizia Nazionale spagnola in un’indagine sul riciclaggio di fondi pubblici internazionali» da parte dell’ex-Primo Ministro socialista José Luis Rodríguez Zapatero. «Pur non potendo commentare i dettagli dell’indagine penale in questo momento, l’Hsi rimane impegnata a collaborare con i suoi partner internazionali per combattere la criminalità globale, proteggere le nostre comunità e difendere lo stato di diritto», ha aggiunto. L’informazione è stata data mercoledì: il giorno dopo l’annuncio sull’avvio dell’indagine, e lo stesso giorno in cui dal Dipartimento alla Giustizia di Washington è stata resa nota l’incriminazione di Raúl Castro, accusato di omicidio e distruzione di aeromobili per l’abbattimento dei Cessna degli “Hermanos al Rescate” del 1996. Tre giorni prima dell’avvio dell’indagine su Zapatero, si era registrata l’estradizione dal Venezuela negli Usa di Alex Saab: il faccendiere colombiano di origine libanese con moglie italiana che aveva fatto da prestanome all’ex-presidente venezuelano Maduro. La domanda a questo punto è la seguente: non è che è tutto collegato? Cioè: stiamo assistendo a una enorme operazione orchestrata dall’amministrazione Trump per scardinare una alleanza nemica degli Usa che da tempo si era assestata a poca distanza degli States.
Una alleanza che include l’Iran. In realtà, bisogna procedere con calma. Secondo El País, sarebbe stato in effetti José Luis Calama, il giudice istruttore nel caso Plus Ultra, a chiedere agli Stati Uniti di fornire informazioni sul coinvolgimento di Zapatero in irregolarità relative al salvataggio da 53 milioni di euro della compagnia aerea. Le autorità Usa stavano però monitorando da tempo le transazioni finanziarie relative alla compagnia aerea, nell’ambito di una più generale sorveglianza sul Venezuela. L’Homeland Security Investigations di solito non si occupa di indagini politiche locali odi casi ordinari di corruzione amministrativa, ma rientra invece nella sua competenza ciò che riguarda il riciclaggio il denaro a livello transnazionale. Secondo la sentenza, l’Hsi ha estratto dal telefono cellulare di Rodolfo Reyes Rojas, un imprenditore venezuelano storicamente legato agli azionisti di Plus Ultra, informazioni che sono diventate una prova fondamentale nel caso.
L’indagine era però iniziata quando la Procura Anticorruzione ha ricevuto una segnalazione dalle autorità svizzere e francesi, che stavano già analizzando la compagnia aerea per il presunto utilizzo del salvataggio per riciclare denaro ottenuto illegalmente in Venezuela.
ANCORA LUI
Insomma, se ci si occupa di pasticci in Venezuela, Zapatero salta fuori comunque. Come Primo Ministro spagnolo, tra il 2004 e il 2011 Zapatero fu uno degli interlocutori preferiti da Hugo Chávez. Durante il suo primo viaggio in Venezuela i due firmarono un contratto da oltre un miliardo di euro per l’acquisto di otto navi da guerra, e qualcuno avanzò il sospetto di tangenti. Di tangenti a Zapatero si è parlato anche per l’assegnazione del contratto per la centrale termoelettrica Termocentro in Venezuela nel 2009. Più recentemente, Zapatero ha partecipato come mediatore alla crisi venezuelana: lui dice di avere facilitato la liberazione di prigionieri politici, ma lo accusano sia di avere accreditato il furto elettorale di Maduro nel 2024, col rimanere in silenzio dopo aver fatto l’osservatore mentre anche leader di sinistra latinoamericani come il brasiliano Lula e il colombiano Petro manifestavano dubbi; sia di avere spinto Sánchez ad ammorbidirsi sul regime di Maduro, dopo che in effetti quello dell’attuale premier ispanico era stato il primo governo a riconoscere Guaidó. Motivo per cui María Corina Machado a Madrid si è rifiutata di incontrare Sanchez dopo il suo voltafaccia. Già nel 2018, Zapatero aveva rilasciato dichiarazioni in cui sosteneva che il disastro umanitario in Venezuela non era colpa del regime, ma delle sanzioni statunitensi.
PLUS ULTRA
Se il nucleo dell’inchiesta si concentra sul presunto uso improprio e appropriazione indebita di 53 milioni di euro di fondi pubblici utilizzati per il salvataggio della compagnia aerea Plus Ultra nel 2021, l’ordinanza del tribunale di 85 pagine apre però la strada ad altre indagini di vasta portata, che spaziano dalla vendita di petrolio – con una presunta «tangente obbligatoria» a Zapatero – al commercio dell’oro e al riciclaggio transnazionale di denaro.
A queste gravi accuse mosse dal giudice Calama, dobbiamo aggiungere le due linee d’indagine aperte negli Stati Uniti che coinvolgono Zapatero: una, condotta dalla Procura degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale di New York, che indaga su 63 collaboratori internazionali del regime chavista; l’altra, l’indagine della Dea che sta ricostruendo il percorso del petrolio e dell’oro venezuelani e tracciando il flusso di denaro che potrebbe presumibilmente raggiungere conti bancari associati a Zapatero. È pure interessante che il giorno stesso della cattura di Maduro le due figlie di Zapatero Laura e Alba hanno fatto sparire da Internet il sito web di videogiochi che gestivano in Venezuela.




