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Starmer ora trema davvero: c'è uno più puro che lo epura

Burnham conquista un seggio al Parlamento di Londra e corre per la leadership Per chi farà il tifo la nostra sinistra? Per l’idolo vecchio o per il nuovo, più rosso?
di Dario Mazzocchisabato 20 giugno 2026
Starmer ora trema davvero: c'è uno più puro che lo epura

3' di lettura

 È stata l'elezione supplettiva più mediatica della storia britannica perché, risultati alla mano, servirà per lanciare il guanto di sfida al primo ministro Keir Starmer. Andy Burnham, sindaco laburista di Manchester, ha infatti vinto un seggio alla House of Commons per il distretto di Makerfield, situato all’interno dell’area metropolitana della città simbolo della Rivoluzione industriale.

Un successo che, nonostante il voto tradizionale a sinistra, non era scontato, ma poi a conti fatti ha un peso specifico considerevole: si è recato alle urne il 58% degli aventi diritto al voto (dato insolitamente alto per questo tipo di consultazione) e Burnham ha raccolto il 54% dei consensi, conquistando da solo più voti di tutti gli avversari messi insieme. Il sogno di Nigel Farage e di Reform UK di imporsi come guastafeste e sconquassare un Partito laburista in crisi di identità è svanito: il suo candidato, Robert Kenyon, si è fermato a venti punti percentuali di distacco. Il vincitore l’ha definito un «momento di svolta» e ha garantito che è stato inaugurato «un nuovo percorso per la Gran Bretagna». La sinistra riparta da Makerfield, detta all’italiana. E probabilmente sarà così, nel senso che Burnham è accreditato a diventare un punto di riferimento anche per il campo largo di casa nostra, alla costante ricerca di simboli da aggiungere all'affollato pantheon.

TASSE IN AUMENTO
Una forte spesa pubblica alimentata da una tassazione elevata che prevede un’aliquota del 50% per i redditi più elevati e un aumento delle tasse comunali sulle abitazioni di maggior valore a Londra e nel Sud-est dell'Inghilterra, dove risiedono i contribuenti più ricchi: è il piano finanziario che ha rilanciato in tempi non sospetti, ben prima della campagna elettorale. C’è profumo di patrimoniale nell’aria, così gettonata tra Partito democratico e alleati. Burnham è un europeista, convinto che il Regno Unito debba tornare nell’Ue per rimediare al «danno» di Brexit, benché si sia rimangiato alcune considerazioni del passato per fare breccia tra un elettorato attratto da Farage. La nazionalizzazione dei trasporti e delle infrastrutture energetiche completano il programma di governo. Ma diventerà davvero capo dell’esecutivo spodestando il debole Starmer, che ancora ieri predicava unità e rispetto dei ruoli nel partito? Il neodeputato ha dalla sua l’anima più di sinistra dei Laburisti, mentre Starmer, cercando appoggio al centro per riprendersi Downing Street, si è impantanato tra giravolte e stravolgimenti dei piani iniziali per non scontentare amici e nemici. Un po’ di tasse in più per alcune categorie (tra cui gli agricoltori), un po’ di pugno duro sull’immigrazione, trovandosi criticato da Burnham che però si fa paladino della necessità di garantire «strade sicure» regolando i flussi migratori.

Heidi Alexander, ministro dei Trasporti, è stata la prima a chiedere al primo ministro di fare un passo indietro dopo l’incoronazione del sindaco di Manchester: l'unità appellata da Starmer è come il suo mandato, traballante. La sfida tra lui e il nuovo carismatico che avanza — coccolato dalla potente Angela Rayner che intesse rapporti con sindacati e attivisti e che ambisce alla vendetta dopo essere stata scaricata da Starmer lo scorso anno — si consumerà con tutta probabilità a settembre, dopo un’estate passata a studiare strategie.

SCOZIA IN CONTROTENDENZA
Oltremanica ha riscosso attenzione anche il successo dei Conservatori in Scozia, nelle suppletive di Aberdeen dove si è imposto Douglas Lumsden. La Scozia è un laboratorio politico interessante: per decenni serbatoio dei Tories, è diventata con la fine del secolo scorso prima liberaldemocratica, poi laburista e infine nazionalista, pur considerando che l’agenda dello Scottish National Party è molto progressista.

Lumsden ha staccato il candidato dello SNP e ha promesso di impegnarsi per rimettere in sesto l’industria petrolifera scozzese. La leader dei Conservatori, Kemi Badenoch, non si è spesa per la battaglia di Makerfield (dove i Tories hanno raggranellato un misero 2%) e ha invece fatto visita al seggio scozzese in più occasioni: è la prima volta dal 1967 che il suo partito si impone in un’elezione suppletiva oltre il Vallo di Adriano. Segnali di ripresa all’orizzonte?