"Ci dicano: scusateci ma non ce la facciamo proprio, a fare un programma comune di governo. Ne prenderemo atto". Termina così "L'Amaca" di Michele Serra - la rubrica quotidiana di Repubblica - di mercoledì 5 agosto. E direte voi: che strano leggere parole del genere sulle pagine di un quotidiano come quello diretto, da qualche settimana, da Stefano Cappellini. Ma così strano non lo è. Soprattutto se quelle parole appaiono nella rubrica curata da Serra.
Negli ultimi mesi, infatti, il giornalista romano ha lanciato almeno quattro appelli al campo largo, nei quali esortava i leader a lavorare - prima di tutto - sul programma da presentare agli elettori. Ora però, dopo le ultime scaramucce tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, anche Serra ha perso ogni speranza. "A questo punto: ce lo dicano, per cortesia, che il progetto 'campo largo' non può reggere", si legge nel suo editoriale.
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Il campo largo si è ricompattato a pranzo? Dopo quanto andato in scena tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein sulle p...Parole dalle quali emerge un segnale piuttosto chiaro: a sinistra la fiducia verso i leader è ai minimi storici. E non potrebbe essere altrimenti. Negli ultimi giorni Giuseppi ed Elly, oltre a essersi battibeccati sul solito tema degli aiuti all'Ucraina, hanno trovato un altro punto sul quale scontrarsi. Conte, riassumendo, ha detto: chi vince le primarie detta la linea (anche, e soprattutto, sull'Ucraina). Schlein ha risposto: prima devono essere definiti i contenuti del programma, tutti insieme, poi si faranno le primarie. Due visioni diametralmente opposte.
Serra, come detto, è dalla parte della leader del Partito Democratico: la priorità assoluta deve essere il programma. "Chiunque poi vincesse eventuali primarie sarebbe vincolato a quel programma: non potrebbe governare solo per conto del suo partito", sostiene il giornalista. La sua convinzione, tuttavia, si scontra con la realtà dei fatti. Tanto che lui stesso scrive sconsolato: "Viene da pensare che il programma comune sia l'ingenua utopia di molti elettori". Insomma, sfiducia ai massimi livelli. Anche da parte di un "fedelissimo" del fronte progressista come Michele Serra.




