Finito dopo un mese l'incubo di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due attivisti della Global Sumud Flotilla arrestati e detenuti in Libia mentre erano in viaggio verso Gaza. Ad annunciare la loro liberazione è stato il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Il primo commento politico è di Arturo Scotto, deputato del Pd. Ed è polemico: "Finalmente liberi Dino Alberizia e Domenico Centrone. Detenuti a Bengasi per un mese intero soltanto per aver partecipato alla missione via terra della Global Sumud Flotilla. La criminalizzazione della solidarietà è un pezzo del genocidio che si è consumato. Non è più accettabile".
"Sono felice di poter annunciare la liberazione di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due attivisti italiani della Flotilla, che erano detenuti da un mese in Libia". Con loro, "è stato affidato al nostro console a Bengasi anche Matias Alvarez Rodriguez, uruguaiano con cittadinanza italiana, che abbiamo seguito e assistito in questi giorni", precisa il titolare della Farnesina, ricordando "l'intenso lavoro diplomatico, in coordinamento tra il ministero degli Esteri e palazzo Chigi".
Flotilla, chi sono gli attivisti italiani bloccati in Libia: "Trattati come clandestini"
I due attivisti italiani della Flotilla in Libia sarebbero stati trasferiti a Bengasi e trattati come possibili clandest...Gli attivisti faranno ritorno in Italia nelle prossime ore. "Da 30 giorni aspettavamo questo momento, siamo felicissimi": ha commentato a caldo Maria Elena Delia, portavoce italiana della Flotilla. "Per noi è un momento molto importante perché domani sarebbe stato un mese esatto della detenzione in Libia scattata il 24 maggio, non vediamo l'ora di poterli riabbracciare, ci sarà poi il tempo dell'analisi di quello che è accaduto".
Si è conclusa così la vicenda dei volontari della Flotilla, protagonisti a metà maggio di una iniziativa via terra: il convoglio era partito il 15 maggio, "Giorno della Nakba", l'esodo forzato della popolazione palestinese durante la guerra del 1947-48, con 7 ambulanze, 20 case mobili, 10 camion di aiuti umanitari diretti a Gaza e oltre 200 partecipanti da più di 25 paesi.
A fine maggio si consuma il violento sgombero del convoglio accampato da giorni nei pressi di Sirte, territorio libico sotto il controllo del padre-padrone dell'est, il maresciallo Khalifa Haftar. "Abbiamo visto arrivare delle camionette nere di militari. Erano tutti a volto coperto", ha raccontato un'attivista: "Tutti si sono rifugiati nella vicina moschea, è scoppiato il caos", e alla fine l'edificio "è stato sgomberato col gas".
Flotilla, i dispersi da oltre 10 giorni nelle carceri libiche. Ma non interessa a nessuno
«Siamo qui perché abbiamo bisogno di fare un appello importante». Ennio Centrone e Dorina Ruggieri so...Poi le violenze, con alcune donne "strattonate, colpite alla schiena, una presa per il collo, una trascinata per i piedi fuori". Ad avere la peggio, "un ragazzo dell'organizzazione" che è rimasto "privo di sensi e si ipotizza che abbia riportato un trauma cranico dopo esser stato colpito con un pugno". Una parte degli attivisti riuscì a lasciare il Paese, mentre altri 10, tra cui i due connazionali Centrone, 33enne di Molfetta (Bari), e Alberizia, sessantasettenne di origini foggiane e residente in Piemonte, erano stati fermati con l'accusa di "ingresso illegale" per aver attraversato la regione senza l'autorizzazione di Bengasi. La loro detenzione è stata di volta in volta prolungata, senza che vi fossero chiare motivazioni. Ora, dopo settimane di carcere, la loro odissea in terra libica è fortunatamente finita.




