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Ceuta, l'ira di Re Felipe contro Sanchez: bordate senza precedenti

domenica 2 agosto 2026
Ceuta, l'ira di Re Felipe contro Sanchez: bordate senza precedenti

2' di lettura

«Grande preoccupazione e indignazione». È questa la reazione di Re Felipe VI di Spagna dopo l’assalto di 50 mila migranti a Ceuta. Il sovrano, che risulterebbe essere molto irritato dalla gestione di Pedro Sanchez della crisi, ha affermato che lo Stato deve garantire la sicurezza delle città autonome e impedire che tali eventi si ripetano. Stando a quanto riferito dalla Casa Reale, Felipe ha seguito con attenzione l’evoluzione della crisi migratoria, sottolineando la necessità di adottare tutte le misure necessarie a trasmettere «in modo unito, chiaro e deciso alla popolazione di Ceuta e Melilla il sostegno e l’affetto del resto della Spagna». «Lo Stato deve garantire la loro sicurezza e impedire che questi eventi – che hanno anche provocato la triste e tragica perdita di decine di vite – si ripetano», ha detto il Re.

Il monarca, che attualmente si trova a Palma, è in costante contatto con i presidenti delle due città autonome e con il primo ministro Pedro Sanchez, oltre che con il leader dell’opposizione Alberto Núnez Feijóo. La pressione della casa reale su Sanchez va a sommarsi a quella dei leader dell’Unione europea. Tanto che il premier socialista ieri mattina è tornato all’attacco, chiedendo a sua volta un vertice in sede europea ed esprimendo «seria preoccupazione riguardo alla recente reazione che alcuni governi hanno mostrato». Sanchez nella sua lettera ha voluto «riaffermare che la sicurezza dei nostri confini esterni è una responsabilità condivisa di tutti gli Stati membri, e non solo di quelli sulla prima linea dell’Unione».

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Ma a Sanchez non è proprio andata giù la decisione del governo italiano; «un’azione imperdonabile», l’ha definita. Il premier socialista, cercando di riportare dalla sua parte i leader europei, ha spiegato che seppur «è vero che la maggior parte dei Paesi dell’Ue ha manifestato il suo sostegno alla Spagna in una situazione difficile, che abbiamo invertito in un breve lasso di tempo», allo stesso tempo «ci sono altri Paesi che hanno manifestato un’atteggiamento assolutamente egoista, insolidale, poco responsabile». Un chiaro attacco frontale all’Italia che è poi continuato: «Ceuta non fa parte dello spazio Schengen poiché non vi sono quasi migranti irregolari non rimpatriati e poiché la Spagna è, secondo Frontex, uno dei confini esterni meno permeabili dell'Unione europea, con un numero di ingressi irregolari pari alla metà di quello registrato, ad esempio, in Italia negli ultimi anni (2021-2026)». Aggrappandosi alla reazione dell’Italia, il premier ha provato a dare le carte in Europa. Peccato che la lettera sottoscritta da 22 capi di Stato Ue l’abbia rimesso all’angolo. In Spagna, poi in Europa.

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