La Spagna ferita parte alla carica a testa bassa come un toro nell’arena. Oggi c’è il vertice straordinario dei ministri dell’Interno dell’Unione Europea. Mai più un’altra Ceuta, è il tema dell’incontro: come evitare che ricapiti quello che l’autogol diplomatico di Pedro Sanchez con il Marocco ha determinato la scorsa settimana, un’invasione di settantamila clandestini in meno di due giorni. In cattedra c’è l’Italia, con la proposta del governo di Giorgia Meloni di sospendere il trattato di libera circolazione di Shengen, che ha raccolto 22 adesioni su 27 Stati membri, e il piano concordato con la Danimarca per aprire direttamente in Africa centri di rimpatrio di migranti illegali sul modello Albania. Sul banco degli imputati, con le orecchie da somaro ben calcate sulla testa, c’è l’esecutivo di Madrid.
Poiché la miglior difesa è l’attacco, il ministro degli Esteri iberico fa la prima mossa. «Il governo italiano non si dimostra all’altezza sui migranti; ha assunto posizioni irresponsabili senza dimostrare la solidarietà richiesta», mette le mani avanti José Manuel Albares. Sono seguite una raffica di dichiarazioni dei parlamentari italiani della maggioranza, sintetizzabili nei seguenti concetti: quel ministro è un provocatore, gli spagnoli non sanno contare, Madrid ha perso lucidità dopo Ceuta, Sanchez è cotto, speriamo che il prossimo premier sia meglio. Da segnalare la replica di Antonio Tajani, in quanto collega di Albares. Il ministro degli Esteri italiano mette sul tavolo il tema Spagna problema per l’Europa, non solo o non tanto per i fatti di Ceuta, bensì per la sua politica migratoria spericolata: «La sanatoria di un milione di irregolari decisa da Madrid è preoccupante», allarma il nostro vicepremier, evocando un effetto calamita del messaggio che l’esecutivo iberico sta lanciando a tutti i disperati del mondo, a indicare loro l’Europa come meta sicura.
La critica che fa più male al governo Sanchez però, alla vigilia del vertice europeo, è quella che gli arriva in prima pagina dal Mundo, autorevolissimo quotidiano iberico. La Spagna è isolata, marcia in direzione contraria a quella dell’Unione, è l’eccezione laddove l’Italia è la regola, Pedro è al governo ormai da otto anni e si sentono tutti, la realtà è cambiata, lui no: questa la sintesi dell’attacco via media. In effetti, dal lassismo nella lotta all’immigrazione clandestina, agli acquisti di gas russo per il 18% dell’approvvigionamento energetico, al rivendicato sfilarsi dagli obblighi di contribuzione alla Nato, se Sanchez può contare nell’amicizia, nella stima e nel sostegno di Elly Schlein, possiamo altresì dire che Vladimir Putin in Europa può contare sulla politica del leader spagnolo. E il Pd si metta d’accordo prima delle elezioni con Giuseppe Conte se va bene così...
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Nel contesto delle schermaglie politiche si staglia poi la realtà dei numeri. La Spagna accusa il governo Meloni di non saper gestire l’immigrazione, ma i dati la smentiscono. Gli arrivi via mare sono crollati del 54,88% a paragone con il primo semestre dell’anno scorso, a poco più di sedicimila, e dell’83% rispetto al 2023, quando l’attuale esecutivo si è trovato a gestire per il primo anno una situazione ereditata. Naturalmente, poiché il risultato è dovuto alla drastica diminuzione delle partenze, frutto degli accordi dell’Italia con Algeria, Tunisia e Libia, che provvedono a rimpatri diretti, è calato anche il numero dei clandestini sbarcati dalle ong, circa diecimila. Ma la diminuzione è piccola rispetto a quella generale; tant’è che mentre l’anno scorso il rapporto tra gli immigrati irregolari arrivati con le organizzazioni non governative egli altri era pressoché di uno a uno, oggi è di tre a due, con un’incidenza maggiore di circa il 30%.
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Cosa c’entra questo con la polemica con la Spagna? Non poco. L’ong più attiva nel Mediterraneo è infatti Open Arms, che batte bandiera spagnola. L’Organizzazione riporta sul suo sito di aver sbarcato dal 2015, anno da cui è attiva, 72mila clandestini. Ha fatto quindi la parte del leone, considerato che il numero complessivo degli irregolari trasbordati dalle ong oscilla tra i 180 e i 200mila. Non solo; dal 2021 a oggi Open Arms non ha sbarcato profughi in Spagna né a Malta né in Grecia. Tutti i salvataggi, ovunque siano stati imbarcati gli immigrati, hanno avuto come destinazione finale un porto italiano. Questo a riprova della missione politica, oltre che umanitaria dell’organizzazione, la cui attività è sempre stata mirata a scaricare sui nostri governi l’onere dell’accoglienza.
D’altronde, è la barca battente bandiera spagnola la responsabile del processo a Matteo Salvini per sequestro di persona. Fu l’equipaggio di Open Arms a ostinarsi a voler sbarcare i clandestini che aveva a bordo necessariamente in Sicilia, malgrado il porto di Barcellona avesse dato disponibilità ad accoglierli. Questo al prezzo di trattenerli sulla nave per 19 giorni, anziché i due che sarebbero stati necessari per raggiungere le coste catalane.
A ultimare il quadro, l’elenco degli enti che supportano la ong. Ajuntament di Barcellona, di Villafranca, di Tarragona, della Valldoreix, dell’Ametilla del Vallés, di Gata, di LLobregat, si legge nell’elenco degli enti collaboranti che figura sulla pagina internet dell’associazione umanitaria. Trattasi di amministrazioni e municipalità che certificano come Open Arms sia sostenuta anche dal potere pubblico spagnolo.
In sintesi: la politica migratoria di Madrid, eccessivamente aperta in dissonanza con il resto d’Europa, funge da elemento attrattivo per i clandestini. Questi si riversano in Nord Africa ma, mentre il Marocco li contiene nel rispetto di accordi con il governo spagnolo, le ong iberiche sbarcano tutti in Italia quelli che arrivano da Libia e Tunisia. Una crisi diplomatica innescata da Sanchez con Rabat fa saltare il tappo a Ceuta. L’Italia chiama ad adunata l’Europa per difendersi.
Pedro pe se ne va in ferie tre settimane a Lanzarote incaricando i suoi ministri di scaricare su di noi la colpa dei suoi fallimenti. Il compito viene svolto da Albares con numeri sbagliati e considerazioni che non tengono conto della realtà. Ventun Paesi sono d’accordo con Giorgia Meloni. L’opposizione, guidata per l’occasione da Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, accusa Donald Trump, e di riflesso il governo italiano, di voler sabotare Madrid. Elly Schlein per una volta tace, non potendo neppure lei difendere l’amico iberico. Ma non lo fa per senso di giustizia e realtà, bensì solo per non essere attaccata dal suo rivale, Giuseppe Conte, sul tema immigrazione.




