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Vladimir Putin, la rivelazione al fedelissimo: "Se non lo faccio, mi impiccano"

di Dario Mazzocchimartedì 1 settembre 2026
Vladimir Putin, la rivelazione al fedelissimo: "Se non lo faccio, mi impiccano"

2' di lettura

Stretto tra due fronti interni, il presidente russo Vladimir Putin avrebbe puntato sull’escalation militare nella guerra con l’Ucraina per sopravvivere, tanto come leader quanto come persona. È il punto nevralgico dell’analisi pubblicata ieri dal settimanale The Economist, dopo aver raccolto indizi da fonti vicine al Cremlino, membri dell’élite russa e «un conoscente di lunga data» dello zar. In estate Putin avrebbe valutato alcune alternative per smarcarsi dallo stallo del conflitto e rimediare alle difficoltà provocate dagli attacchi in profondità dei droni ucraini che hanno preso di mira raffinerie e poli logistici di società di e-commerce, con un contraccolpo sull’opinione pubblica: per l’istituto indipendente di ricerca Levada, il 57% della popolazione definisce «tesa» la situazione, a causa della guerra, delle sue vittime e dei timori per una nuova mobilitazione. «Possiamo solo procedere in avanti», ha dichiarato in pubblico il 22 agosto, al congresso del suo partito, Russia Unita. Andare avanti nel senso che una tregua alle condizioni attuali è inaccettabile: l’obiettivo minimo è l’annessione del Donbass, senza la quale Putin temerebbe per la propria sorte. In caso contrario, infatti, «mi impiccheranno», è la conclusione a cui è giunto e condivisa con un fedelissimo. In un sistema che ha elevata tolleranza per la violenza, scrive il settimanale britannico, il fallimento non è perdonato.

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Interrompere la cosiddetta Operazione speciale senza proclamare una vittoria netta rappresenterebbe, da una parte, una minaccia per la sopravvivenza del regime; proseguire senza un cambio di passo strategico comporterebbe, dall’altra, uno spreco economico e di credibilità politica: ecco che l’escalation diventa la terza via percorribile, alimentata dalle preoccupazioni respirate la scorsa settimana, quando il capo dell’intelligence americana, John Ratcliffe, è volato a Mosca. Una visita interpretata al Cremlino come un segno di debolezza degli Stati Uniti, come avvenuto con il precedente direttore della Cia, Bill Burns, in missione nel novembre del 2021: Ratcliffe – stando a quanto trapelato – si sarebbe rivolto ai vertici militari domandando se Putin fosse davvero a conoscenza dello stato delle sue truppe.
Il senso della posizione di Putin è racchiuso nell’osservazione fatta sabato in un ateneo moscovita, quando ha osservato che le orche si nutrono di orsi polari, «questa è la catena alimentare» e va insegnata ai bambini «perché capiscano in che tipo di mondo viviamo e perché stiamo conducendo l’Operazione militare speciale».

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Per la cronaca, non risultano casi accertati di orche che abbiano mangiato orsi polari. Lo zar ieri ha rassicurato il premier indiano, Narendra Modi, che la Russia è impegnata negli sforzi per portare a conclusione la guerra con Kiev: «Stiamo andando in questa direzione». Resta da capire quale sia. L’affermazione è giunta da Bishkek, capitale del Kirghizistan, dove si è aperto il 25° vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco), blocco che riunisce – oltre a Cina, Russia e India – anche Iran, Bielorussia, Kazakistan e Pakistan. È atteso il leader turco Recep Erdogan: Ankara (membro Nato) è Paese osservatore della Sco.