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Pedro Sanchez, sceneggiata sul palco con la moglie indagata. Ma esplode la bomba della portavoce

di Carlo Nicolatodomenica 18 ottobre 2026
Pedro Sanchez, sceneggiata sul palco con la moglie indagata. Ma esplode la bomba della portavoce

2' di lettura

Pedro Sánchez doveva solo farsi proclamare, per l’ennesima volta, candidato alla Presidenza del Governo. Una semplice formalità: il Comitato Federale lo ha votato all'unanimità in meno di un'ora, senza dibattito, senza interventi, con l’unico possibile rivale Emiliano García-Page che nemmeno si è presentato. Ma Sánchez non è uno che si accontenta delle formalità.

Lui doveva trasformare la proclamazione in un atto di fede che andasse oltre. E per farlo ha tirato fuori la carta più personale, quella che custodiva da mesi: sua moglie. «Oggi Begoña è con me e volevo ringraziarti. Grazie per essere mia moglie, la madre delle mie figlie e la mia compagna». Poi la pausa teatrale, l’occhiata al pubblico: «Hanno provato a spezzarci in tutti i modi e hanno ottenuto l’esatto contrario: oggi siamo più uniti e più forti che mai. Che si senta forte e chiaro, ti amo». Baci, abbracci sul palco, lei in lacrime.

«Begoña, sei a casa», aveva detto prima Oscar López, padrone di casa di Madrid, cercando di benedire la scena. La platea in estasi: «Que bonito!», urlano dagli spalti.
È la catarsi, la purificazione. Sánchez avrebbe potuto andare dritto alla campagna elettorale senza dire nulla del processo incombente che riguarda la sua famiglia, avrebbe potuto evitare riferimenti a quell’atto giudiziario firmato il 21 settembre scorso dal giudice Juan Carlos Peinado che ha rinviato a giudizio la moglie Begoña e la sua assistente alla Moncloa, Cristina Álvarez, per traffico di influenze e malversazione.

Ma ha preferito sfruttarlo a suo modo, cavalcando la tigre, trasformando quel processo in persecuzione e minaccia reazionaria. Non è certo una novità per lui che nel 2023 trasformò l’insulto «Perro Sanxe» in slogan. Solo che allora era un insulto su Twitter. Ora è un capo d’imputazione. E non è nemmeno il solo che lo riguarda da vicino, è uno dei tanti. L’operazione è trasparente: rendere Begoña intoccabile perché moglie, madre, compagna. Metterla sul ticket elettorale, come scrive lo stesso giornale di sinistra El Pais, per mobilitare il voto progressista. Se attacchi Begoña, attacchi la famiglia, l’amore, la casa. Una trappola per quei reazionari dell’opposizione. Ma mentre sul palco si celebrava l’amore focoso dei Sanchez, nei corridoi del Comitato Federale del partito si cercava di spegnere un altro incendio, molto meno romantico.

Quello di Montse Minguez che venerdì scorso si è dimessa da portavoce del Psoe in quanto il marito, Sergi Vélez, possiede una trentina di immobili. Niente di male, tutto in regola, beati loro, e questa è anche la linea ufficiale fatta circolare dai dirigenti: «Le attività immobiliari del compagno di Mínguez non sono illegali». Se non fosse che il partito sta facendo della crisi abitativa il campo di battaglia della campagna per il 29 novembre, in nome di Maricarmen morta dopo uno sfratto. Come spieghi a un progressista il quale non trova un affitto a Madrid che la casa è un diritto, mentre per la famiglia della tua portavoce è un portafoglio da trenta appartamenti con sfratti annessi?