Sorpresa, l’ex spauracchio dell’Unione Europea Viktor Orban potrebbe diventare il prossimo segretario generale dell’Onu. La candidatura non è ancora una certezza, Donald Trump, che pare stia alacremente lavorando sulla pratica, la ufficializzerà personalmente dopo le elezioni di midterm, mentre l’ex premier ungherese avrebbe comunque già dato il suo assenso. Secondo il Wall Street Journal il presidente americano avrebbe convinto anche altri due membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, Russia e Cina, aprendo scenari geopolitici inediti. Tutto dipenderà dunque dal diritto di veto britannico e francese.
Ma andiamo per gradi, perché proprio Orban? Viktator, come lo chiamavano spesso in patria durante i suoi 16 anni di potere, non è mai stato molto tenero con l’Onu, accusandola in particolare di essere il cavallo di Troia di un’élite globalista che vuole imporre la migrazione come diritto umano fondamentale. «Lo schema migratorio dell’Onu sembra essere stato copiato dal Piano Soros», disse nel febbraio 2018 durante una discussione per la creazione del famoso Global Compact sulle migrazioni, contro il quale appose il suo voto negativo insieme a quello di Trump. «L’opposizione, George Soros, l’Unione Europea e le Nazioni Unite stanno cospirando per trasformare l'Ungheria in un Paese di immigrati», ripeté lo stesso anno. Insomma per Orban l’Onu è un’istituzione da combattere, non da guidare. E allora perché proprio lui?
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"È con grande rammarico che prendo atto della decisione della Corte di Cassazione di Parigi di confermare la...Perché lo ha scelto Trump e tutto torna. Il presidente americano non cerca un diplomatico di carriera che tenga in equilibrio il multilateralismo, cerca un candidato di rottura. E lo dice chiaramente da settimane: il 10 ottobre la sua amministrazione ha fatto sapere di opporsi a tutta l’attuale rosa di candidati, perché nessuno condivide abbastanza «la visione di Trump e la sua voglia di cambiare l'organizzazione».
L’Onu è in crisi di bilancio, di credibilità, di missione, Trump vuole riformarla a colpi di accetta. Chi meglio di Orban, che l’ha combattuta dall’esterno, per riformarla dall’interno? Un conservatore, nazionalista cristiano, amico di Putin e di Trump, nemico di Bruxelles. Ma anche un “pacifista” che si è opposto al riarmo e ha gridato la sua rabbia contro l’escalation in Ucraina. Tutto questo gli vale i risolini sarcastici di Varsavia e Kiev. «Sono certo che Viktor Orban, come segretario dell’Onu, userebbe al meglio le esperte capacità di veto e ricatti che ha sviluppato negli anni in cui ha fatto deragliare importanti decisioni dell’Ue», ha scritto su X il ministro ucraino Andrii Sybiha.
IL SISTEMA DI VOTO
Ma il piano di Trump ha una logica geopolitica precisa che mette d’accordo Washington, Mosca e Pechino e supera l’attuale stallo sui nomi a soli due mesi dalla scadenza del mandato di Antonio Guterres. Il problema, piuttosto, è il meccanismo di elezione. L’articolo 97 della Carta dice che il segretario generale è nominato dall’Assemblea Generale su raccomandazione del Consiglio di Sicurezza. Per avere la raccomandazione servono almeno nove voti su quindici e, soprattutto, nessun veto dei cinque permanenti: Usa, Cina, Russia, Francia e Regno Unito.
Anche se i primi tre fossero d’accordo su Orban, restano sempre gli altri due. E per Parigi e Londra, in teoria Orban è impresentabile. È l’uomo che ha bloccato gli aiuti all’Ucraina e ha litigato con tutta l’Ue sullo stato di diritto. Ma non bisogna sottovalutare le capacità negoziali di Trump e la debolezza politica di Londra e Parigi.
Le alternative poi sono tutt’altro che entusiasmanti.
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"Basta sedersi sulla riva del fiume e poi iniziano ad arrivare i cadaveri degli Angelucci's Boys". Roberto...Circola il nome di Lana Nusseibeh, origini palestinesi, diplomatica di lungo corso, ambasciatrice degli Emirati Arabi Uniti all'Onu dal 2013 al 2024. È una candidata che ha tutto quello che Viktator non ha: è donna, viene dal “sud globale” ma è perfettamente a suo agio a Washington e a Bruxelles, ha condannato Hamas il 7 ottobre ma anche l'offensiva israeliana. È una candidata di sistema in un momento in cui il sistema non funziona.




