Le scarcerazioni iniziano a fioccare, le misure cautelari vengono alleggerite e alcune accuse perdono consistenza. A poco più di due settimane dagli scontri che il 17 e 18 ottobre hanno trasformato il centro di Milano in un campo di battaglia, diversi giovani arrestati sono tornati in libertà. Il caso più recente riguarda un 24enne passato dal carcere ai domiciliari, fino alla scarcerazione del 2 novembre scorso. A sollecitarla è stata proprio la Procura, dopo nuovi accertamenti che hanno sconfessato la ricostruzione iniziale.
LA RICOSTRUZIONE
Il ragazzo, assistito dall’avvocato Guido Guella, era finito in manette il giorno della guerriglia. Secondo l’accusa, avrebbe ostacolato alcuni poliziotti impegnati a fermare un minorenne, partecipando a una colluttazione durante la quale un agente aveva riportato la frattura di alcune costole. Il gip Fabrizio Filice aveva convalidato l’arresto, escludendo però che vi fossero indizi di una sua partecipazione alle devastazioni e ai saccheggi. La difesa aveva contestato fin dall’inizio quella ricostruzione e la pm Giovanna Cavalleri aveva disposto ulteriori accertamenti. È stato proprio uno degli agenti feriti a fornire il chiarimento decisivo: ricordava il giovane mentre protestava, ma non era in grado di attribuirgli con certezza le lesioni. Dagli approfondimenti è emerso che il 24enne, già immobilizzato, si sarebbe divincolato facendo cadere alcuni poliziotti. Un comportamento che il giudice ha distinto dalla partecipazione volontaria a un’aggressione collettiva.
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Nell’immaginario collettivo la sigla più nota è Acab (All cops are bastards, “tutti i poliziot...Così la stessa pm ha chiesto la revoca dei domiciliari, immediatamente concessa da Filice. L’udienza davanti al Riesame, fissata per il giorno successivo, è diventata superflua. E proprio davanti al Riesame, nella giornata di ieri, è arrivata un’altra richiesta di scarcerazione. Stavolta riguarda un 21enne accusato di resistenza pluriaggravata. Secondo gli investigatori, durante gli scontri avrebbe lanciato contro gli agenti petardi, bottiglie, sanpietrini, cassonetti e perfino un tavolino di metallo, nascondendo il volto dietro un passamontagna con disegnato «un teschio». Al momento del fermo avrebbe inoltre tentato di colpire i poliziotti con calci e pugni. Il suo avvocato, Michele D’Agostino, ha insistito sull’assenza di precedenti penali e sull’estraneità del giovane a gruppi organizzati, chiedendone la liberazione. Anche in questo caso la Procura ha mostrato un’apertura: la pm Cavalleri si è dichiarata favorevole agli arresti domiciliari, considerandoli sufficienti a scongiurare il rischio di nuovi reati. Il collegio si è riservato la decisione.
Ma le prime scarcerazioni erano arrivate già nei giorni immediatamente successivi ai disordini. Il 21 ottobre un altro 21enne, residente nel Lodigiano e impiegato come magazziniere, era tornato libero nonostante la richiesta di custodia in carcere avanzata dalla Procura. Indagato per resistenza pluriaggravata, aveva raccontato di essere tornato nel centro di Milano per curiosità, dopo aver assistito alle proteste del giorno precedente. Il giudice aveva tenuto conto del fatto che fosse incensurato, dell’età e delle esigenze lavorative, imponendogli soltanto l’obbligo di firma tre volte alla settimana. Per un diciottenne, invece, erano stati disposti i domiciliari con braccialetto elettronico al posto del carcere.
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Anche il trattamento riservato ai minorenni mostra quanto le richieste cautelari siano state ridimensionate. Dei 35 ragazzi arrestati durante le due giornate milanesi, soltanto tre sono finiti in custodia carceraria. Gli altri hanno ottenuto la permanenza in casa oppure il collocamento in comunità. La situazione presenta sviluppi analoghi anche fuori Milano. A Bologna uno studente universitario, ammanettato durante gli scontri del 17 ottobre, è stato rimesso in libertà con obbligo di firma. Il giovane ha successivamente presentato una querela, denunciando di aver riportato una frattura del setto nasale e una ferita al sopracciglio per il comportamento degli agenti durante l’arresto. A Bergamo, infine, un 19enne è stato trasferito dal carcere ai domiciliari. E siamo solo all’inizio.




