L’incubo serpeggia da qualche giorno, da quando cioè un sindacato degli insegnanti ha lanciato nel dibattito pubblico l’idea della didattica a distanza per i ragazzi delle scuole nel mese di maggio, per ridurre i consumi delle famiglie in epoca di crisi energetica. La temibile Dad - didattica a distanza, appunto - solo a nominarla fa tremare i capelli di mamme e papà come il pensiero dell’orco delle fiabe non fa dormire i loro piccoli pargoli. Le lezioni via computer durante la stagione del Covid, per un genitore, sono paragonabili solo a una tripla estrazione dal dentista o alla coda di 20km per incidente il 15 agosto con i bambini a bordo dell’auto. È bastato mettere l’ipotesi sul tavolo per scatenare il panico. Quarantenni con il terrore negli occhi che si rassicurano a vicenda: «Non tornerà la Dad in prima elementare, vero?». «No, le tabelline insegnate attraverso l’iPad no!». E dire che, ufficialmente, il governo ha smentito in modo netto. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara nei giorni scorsi è stato lapidario: «Questa ipotesi non è contemplata in alcun modo, la scuola dovrà essere l’ultima a chiudere».
Guerra in Iran, "michette a rischio": siamo alla paranoia
Rieccoli, gli ayatollah di casa nostra. Niente turbante d’ordinanza (per ora), nessuna volontà apocalittica...E anche il vicepremier Matteo Salvini ieri ha chiuso: «Non stiamo pensando a chiusure di fabbriche e scuole né a restringimenti e razionamenti. Siamo obiettivamente preoccupati perché i bilanci delle imprese e familiari non tenevano conto di questa maledetta guerra, ma non pensiamo a misure alla Covid». Tutti negano, ma solo il pensiero fa tremare i polsi. Perché oltre ai tradizionali problemi tecnici e di apprendimento che la Dad ha comportato durante la pandemia - «Mi sentiteeee?», «Togliete il volume, mi raccomando!», «Giovanni non ti vedo più, sei scappato in cucina?» - far conciliare la Dad con il lavoro dei genitori è stato un triplo salto mortale. Innanzitutto perché il genitore negli orari della scuola in teoria dovrebbe a sua volta lavorare (e se non lavora in quegli orari ha da smazzarsi la solita lista infinita di commissioni da fare).
PIÙ CONSUMI
E poi perché la didattica a distanza del bambino di 6-10 anni chiude in casa a turno anche la mamma o il papà (o entrambi, aumentando in genere il livello della tensione). E, paradossalmente, fa svanire anche il presunto effetto benefico della sciagurata misura anti-crisi energetica. In salotto o in cameretta bisogna accendere un computer a figlio ed è necessario accendere la luce, sennò non si vede bene il quaderno a righe con margine. A sua volta il papà deve avere un suo dispositivo per lavorare (o tentare di lavorare) in contemporanea con i figli. Se fa caldo, serve accendere il condizionatore, cosa che non succede a scuola. E una volta finite le lezioni? Tutti i genitori della classe devono far da mangiare ai figli: induzione o gas, il consumo di energia è obbligatorio. Un autogol, insomma. Dato questo quadro, si capisce perché l’Anief, il sindacato che la lanciato il sasso, ora nasconda la mano. Dice il presidente nazionale Marcello Pacifico: «Voglio chiarire un equivoco che si è creato. Noi abbiamo fatto una denuncia, non una richiesta o un avvertimento. Abbiamo detto “Stiamo attenti”. Quando si parla di crisi energetica bisogna prestare attenzione perché in molti Paesi del mondo si stanno già introducendo restrizioni». Una mezza retromarcia, forse per evitare il linciaggio dei genitori di tutta Italia...




