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Finta malattia? Se hai il certificato, non possono licenziarti

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giovedì 16 aprile 2026
Finta malattia? Se hai il certificato, non possono licenziarti

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Un lavoratore non può essere licenziato per “finta malattia” se ha un certificato medico valido. A chiarirlo è la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 8738/2026, come riportato dal sito Brocardi. Il punto centrale è semplice: il certificato medico ha pieno valore legale. Non può essere messo in dubbio da sospetti o valutazioni personali del datore di lavoro o del giudice. Per contestarlo serve una verifica medica di pari livello, come una perizia o un accertamento specialistico. Nel caso esaminato, l’azienda aveva basato il licenziamento su indizi (come il mancato acquisto di farmaci o la visita dal medico di base), ma senza prove concrete. La Cassazione ha ribadito che l’onere della prova spetta sempre al datore di lavoro, che deve dimostrare in modo certo la simulazione della malattia.

In assenza di una controvalutazione medico-legale, il certificato resta valido. E quindi il licenziamento è illegittimo. In sintesi: non basta il sospetto per accusare un lavoratore di fingere una malattia. Servono prove solide, perché la salute non può essere messa in discussione senza basi scientifiche. Tuttavia, secondo l'art. 5 della L. n. 604 del 1966, l'onere della prova grava su chi licenzia. Può un’azienda licenziare un dipendente sostenendo che la sua malattia sia simulata, anche se esiste un certificato medico? La risposta, oggi, è molto più netta di prima: no, non senza prove solide. Con l’ordinanza n. 8738/2026, la Corte di Cassazione mette un punto fermo su una questione che riguarda milioni di lavoratori.

La decisione nasce da un caso concreto: un dipendente era stato licenziato perché ritenuto “in finta malattia”. L’azienda aveva costruito una ricostruzione apparentemente plausibile, ma basata solo su indizi: il lavoratore non aveva acquistato i farmaci prescritti e il certificato era stato rilasciato dal medico di base, non da uno specialista. Elementi che, in un primo momento, avevano convinto anche la Corte d’Appello. Secondo i giudici, il certificato medico non è un semplice pezzo di carta: è una prova con valore legale, che può essere messa in discussione solo da una valutazione medica altrettanto qualificata. In altre parole, non può essere smontato da sospetti, intuizioni o ragionamenti “di buon senso”.