Qualcuno non era fascista... Sarebbe stata la giornata del contrordine compagni, ma era ingenuo aspettarselo: nella guerra cieca a Giorgia Meloni e al centrodestra, la sinistra ha spinto troppo avanti la linea del fronte per poter ritornare. Non le resta che resistere nei suoi errori, pregiudizi, mistificazioni. L’arresto del giovane sullo scooter che a margine del corteo del 25 aprile ha sparato con una pistola ad area compressa contro due militanti dell’Associazione Nazionale Partigiani dovrebbe essere motivo di soddisfazione per chi era in piazza e per il campo largo tutto. Eitan Bondì impersona invece il crollo del castello di carta (stampata) e odio partigiano riversato in quattro giorni da una sinistra sempre più estrema nei confronti di una destra che lo è sempre meno.
Già, perché il giovane, già accusato di tentato omicidio, è senz’altro «un criminale», come lo ha definito l’ex parlamentare del Pd, Emanuele Fiano, figlio di Nedo, compagno di Primo Levi e con lui sopravvissuto ad Auschwitz. Però non è di destra, anche se gira in mimetica e ha un casco scuro, particolare questo che per tanti è stato sufficiente a bollarlo come una camicia nera, elmetto compreso. Eitan è un ebreo. Ora il gioco dei compagni sarà dire che in fondo è la stessa cosa, che tra fascisti ed ebrei non c’è più differenza; salvo poi al momento opportuno tornare a rinfacciare a Meloni le leggi razziali del 1938, che pure Giorgia ha definito, nel suo primo discorso in Parlamento, «il momento più basso della storia italiana e una vergogna che ci segnerà per sempre».
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Svolta nelle indagini sugli spari con una pistola a pallini contro due iscritti all’Anpi avvenuti sabato pomeriggi...Ma è ora il momento di togliersi qualche sassolino dalle scarpe e rievocare qualcuna delle pietre d’inciampo sul cammino della verità che la politica di sinistra, certa solita stampa, e anche l’Anpi, avevano posto a proprio uso e consumo. Come non partire dalla straordinaria coppia Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Il leader di Sinistra Italiana è stato il primo gallo a cantare: «Si tratta dell’ennesimo episodio di violenza di stampo fascista», ha sentenziato fin dai primi momenti, senza mai un dubbio. Sono le regole della casa: sentenze politiche senza processo. Ha rincarato la dose il capo dei Verdi, parlando di «un ritorno del clima degli anni Settanta, quando bastava andare in giro con l’eskimo per essere gambizzati dai fascisti». Ci saranno rimasti male, il gatto e la volpe del campo largo, a dovere constatare che la sola violenza di matrice politica organizzata e collettiva, il 25 aprile, è arrivata da sinistra. Le squadracce sono rosse, il lupo solitario è ebreo.
I cori “siete scampati alle saponette e viva Adolf” non lo giustificano affatto ma non arrivano da neonazisti bensì da chi sfila con i partigiani e, anziché onorarli, ha rotto con il loro passato. E ha dovuto fare un bel cambio di programma, ieri, l’Anpi di Roma, che per il pomeriggio aveva organizzato un sit-in antifascista nel parco Schuster, luogo dell’attentato. «Aveva parlato di agguato squadrista e attacco alla democrazia». Cose che capitano, quando la lingua segue riflessi pavloviani. Come forse meglio avrebbero fatto a mordersi le labbra, i campioni che si contendono la leadership del campo largo anche a colpi di bestialità, gli ineffabili Elly Schlein e Giuseppe Conte. I due hanno rimproverato a Meloni «il silenzio sugli spari», sottendendo che la premier non li ha inseriti nell’elenco di abiezioni verificatesi il 25 aprile perché erano spari di destra. Invece no, il silenzio sarebbe d’oro quando non si sa di che si parla.
Giorgia ha atteso l’esito delle inchieste e oggi, a differenza dei suoi competitor, non deve ritrattare o far finta di nulla. Un’attenuante però va riconosciuta al politicame di sinistra che ha intonato il solito dagli al fascista. I compagni sono stati depistati dalla stampa amica e da quella fiancheggiatrice, che non hanno aspettato l’esito delle indagini, individuando già il colpevole. Emblematica è la doppia pagina di Repubblica: da una parte un servizio intitolato «Glock a cento euro. La passione delle pistole ad aria compressa che seduce i neofascisti», dall’altra la rievocazione de «L’anno violento dell’ultradestra: Petardi, svastiche e braccia tese: fino agli spari del 25 aprile». Quando si dice prendere una doppia cantonata.
Si consolino, i compagni colleghi che sbagliano. Sono in autorevole e nutrita compagnia. Perfino il Corriere della Sera, fin dal primo giorno è andato dritto sulla pista dell’estrema destra. «Siti dell’ultra destra ai raggi X», titolava il quotidiano, riportando le accuse premature mosse dalla presidente dell’Anpi Roma («Il movente è squadrista») e dalla vittima, Rossana Gabrieli («Sono stati i fascisti vigliacchi»), ma almeno lei è giustificata dallo choc, che giustamente racconta di avere riportato e che da ieri forse è doppio.
Chi è senza peccato, scagli la prima rotativa. Non può farlo la Stampa, che ha parlato di «diverse ipotesi, dall’agguato organizzato da gruppi di estrema destra al singolo nostalgico del Ventennio». Chi, Ethan? Improbabile. Complimenti invece a Massimo Recalcati, che su Repubblica ha rimproverato alla sinistra di «considerarsi la depositaria esclusiva della memoria antifascista e di tradire così il senso originario del 25 aprile», finendo per «non riuscire ad allargare agli altri». Vecchia storia: il 25 aprile scorso se ne sono festeggiati gli 81 anni.




