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Lo studente di Gaza diretto a Roma Tor Vergata fermato: "Terrorista di Hamas, c'era il 7 ottobre"

di Roberto Tortoragiovedì 4 giugno 2026
Lo studente di Gaza diretto a Roma Tor Vergata fermato: "Terrorista di Hamas, c'era il 7 ottobre"

2' di lettura

È stato fermato mentre cercava di lasciare la Striscia di Gaza diretto in Italia, dove avrebbe dovuto iniziare un percorso universitario a Roma Tor Vergata. Ma per l’Idf, Mahmoud al Najjar, giovane palestinese finito al centro del caso, non sarebbe affatto uno studente come tanti: sarebbe invece un “terrorista di Hamas” coinvolto negli attacchi del 7 ottobre.

L’arresto è avvenuto al valico di Kerem Shalom, punto nevralgico per l’uscita dalla Striscia. Secondo quanto riferito dalle Forze di difesa israeliane, il fermato (trovato insieme con un gruppo di altri 17 giovani diretti a Roma) sarebbe un “militante operativo della brigata nord di Hamas” e avrebbe preso parte al massacro del Nova Festival. Accuse pesantissime, che lo trasformano da aspirante studente internazionale a presunto uomo chiave dell’organizzazione. La sua destinazione era l’Università di Roma Tor Vergata, nell’ambito dei corridoi accademici attivati per consentire a studenti palestinesi di proseguire gli studi in Italia. Un progetto umanitario che, nelle intenzioni, dovrebbe favorire la formazione di una nuova classe dirigente palestinese lontano dalla guerra.

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“Verranno a studiare in Italia grazie a un programma di borse di studio”, avevano spiegato le autorità accademiche nelle settimane scorse, sottolineando il valore dell’iniziativa. Ma il caso esploso nelle ultime ore rischia di complicare anche il dibattito politico e diplomatico attorno ai corridoi universitari. Da una parte le autorità israeliane che rivendicano la correttezza dell’operazione di arresto, dall’altra le famiglie del giovane che parlano di una detenzione senza informazioni chiare.

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“Non abbiamo alcuna notizia sul suo destino né sul luogo in cui si trova”, denunciano i parenti, chiedendo chiarimenti immediati. Il giovane, secondo fonti palestinesi, aveva ottenuto i permessi necessari per lasciare Gaza dopo mesi di procedure. Un dettaglio che rende il caso ancora più intricato e destinato a sollevare interrogativi. Intanto il suo nome si aggiunge alla lunga lista di storie sospese tra guerra, sospetti e diplomazia internazionale.