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Norma anti-maranza, via libera del governo: cosa cambia ora

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giovedì 23 luglio 2026
Norma anti-maranza, via libera del governo: cosa cambia ora

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Il governo approva la norma anti maranza, con il Consiglio dei ministri che ha dato il via libera alla proposta di abbassare la soglia dell’imputabilità: "Si prevede che il minore che abbia compiuto quattordici anni e non abbia ancora compiuto diciotto anni sia, di regola, imputabile, salvo che risulti privo della capacità di intendere o di volere al momento del fatto". A margine del vertice, però, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha voluto precisare che “è il tassello finale di un percorso iniziato col decreto Caivano. Non abbiamo abbassato l’età di imputabilità, abbiamo invertito l’onere della prova, per facilitare le indagini partendo dal presupposto che una persona di sedici anni sia in grado di intendere e di volere”.

"L'articolo 1 dello schema di disegno di legge – si legge nel testo – interviene sull'attuale disciplina dettata dall'articolo 98 del codice penale, introducendo una diversa regola probatoria in materia di accertamento della capacità di intendere e di volere dei minori di età compresa fra quattordici e diciotto anni". E ancora: "Nel sistema vigente il giudice è chiamato ad accertare positivamente, caso per caso, la sussistenza della capacità di intendere e di volere del minore, con conseguente esclusione dell'imputabilità ove tale capacità non risulti dimostrata. Il presente intervento normativo propone invece una diversa soluzione, fondata sull'introduzione di una presunzione relativa di imputabilità".

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"La riforma - si spiega nella relazione introduttiva - non modifica il principio del trattamento sanzionatorio differenziato previsto per i minori imputabili, restando ferma la diminuzione della pena stabilita dall'articolo 98 del codice penale. Essa si limita ad adeguare la disciplina dell'imputabilità all'evoluzione della realtà sociale, nella convinzione che il sistema penale debba essere costantemente aggiornato per rispondere efficacemente ai mutamenti della società, senza rinunciare ai principi di garanzia che caratterizzano l'ordinamento".

Non sono mancati gli attacchi delle opposizioni. "Trasformare l'attuale sistema dell'imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni introducendo una presunzione generale di responsabilità penale sarebbe una scelta sbagliata, che rischia di indebolire la specificità della giustizia minorile - ha commentato Michela Di Biase, capogruppo del Partito democratico in commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza -. Autorevoli giuristi hanno ricordato come il minore non possa essere considerato un adulto in miniatura: la responsabilità penale deve tenere conto del percorso di crescita, della maturità e della concreta capacità di comprendere il significato delle proprie azioni. Gli automatismi rischiano di sostituire alla valutazione della persona una risposta solo repressiva. Di fronte ai fenomeni di disagio minorile servono più prevenzione, servizi, educazione e sostegno alle famiglie. La sicurezza si costruisce anche intervenendo sulle cause della fragilità, non semplicemente anticipando ai minori il modello penale degli adulti".

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