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Fakir, sfregio del legale alle divise: "Pressioni politiche, la polizia non indaghi"

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martedì 28 luglio 2026
Fakir, sfregio del legale alle divise: "Pressioni politiche, la polizia non indaghi"

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"La sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo del 15 gennaio 2025 ha ribadito un principio fondamentale: quando appartenenti alle istituzioni o alle forze dell'ordine sono coinvolti nei fatti oggetto di accertamento, le indagini devono essere condotte da autorità realmente indipendenti, prive di legami gerarchici o operativi con gli agenti interessati. Su questo presupposto abbiamo chiesto che gli accertamenti sulla morte di Abderrahim Fakir siano affidati a un altro corpo investigativo". È quanto annuncia sui suoi profili social l'avvocato Fabio Anselmo, legale dei familiari di Fakir, il 42enne morto il 19 luglio al Pilastro nel corso di un fermo di polizia. Le indagini sono state affidate dalla Procura di Bologna alla squadra Mobile e fin dal primo giorno il legale ha sollevato dubbi su questa decisione. Al momento nel registro preliminare risultano iscritte 6 persone: i due poliziotti intervenuti per il fermo e 4 soccorritori della Croce Rossa.

"La richiesta - sottolinea ancora Anselmo - nasce anche dalle fortissime pressioni politiche esercitate sulla Questura di Bologna. Ministri ed esponenti della maggioranza si sono recati proprio negli uffici incaricati delle indagini, proclamando pubblicamente l'innocenza degli agenti quando gli accertamenti erano appena iniziati. Lo hanno fatto senza manifestare la minima solidarietà umana nei confronti di Fakir e della sua famiglia e contribuendo a creare un clima incompatibile con la serenità che dovrebbe accompagnare un'inchiesta delicata".

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Per Anselmo "chiedere garanzie di indipendenza non significa esprimere una sfiducia generalizzata nelle forze di polizia. La verità sulla morte di Stefano Cucchi e sui successivi depistaggi - ha sottolineato - è emersa anche grazie allo straordinario lavoro svolto dalla Squadra mobile di Roma, alla quale la famiglia Cucchi e tutti noi saremo sempre profondamente grati. Ogni vicenda deve però essere valutata nella sua concretezza".

Il caso di Federico Aldrovandi "ci ricorda che anche gli accertamenti compiuti dopo una morte possono essere condizionati da omissioni e depistaggi, capaci di rallentare e complicare per anni il percorso della giustizia. La richiesta di affidare le indagini sulla morte di Fakir a un corpo diverso da quello di appartenenza degli agenti coinvolti - spiega ancora Anselmo - non rappresenta quindi un'accusa indiscriminata. È una misura di garanzia fondata sulla giurisprudenza europea e resa ancora più necessaria dalle interferenze politiche che hanno accompagnato questa vicenda". Infine l'avvocato dei familiari di Abderrahim Fakir conclude dicendo che "la credibilità delle istituzioni non si difende anticipando assoluzioni, ma assicurando indagini indipendenti, trasparenti e libere da qualsiasi pressione".

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