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Il piano No Tav: dobbiamo alzare il livello di scontro

Non si limitano a occupare i cantieri, a menare i poliziotti, a ostacolare il progresso; che sarebbe di per sé sufficiente a sbatterli in cella. Ma dietro le quinte si prepara un’insurrezione ben articolata
di Francesco Storacegiovedì 20 agosto 2026
Il piano No Tav: dobbiamo alzare il livello di scontro

2' di lettura

Vietato sottovalutare. I NoTav - e non solo loro - non si limitano a occupare i cantieri, a menare i poliziotti, a ostacolare il progresso; che sarebbe di per sé sufficiente a sbatterli in cella. Ma dietro le quinte si prepara un’insurrezione ben articolata e persino dettagliata in un documento diffuso anonimamente sulle tipiche piattaforme estremiste che lascia intuire i tempi che ci attendono se non si interviene con rapidità. «Scomparire e cospirare», abbandonare l’esposizione pubblica e costruire una rete «accessibile senza essere visibile agli occhi del nemico», fino a calarsi in una «sostanziale clandestinità». È la strategia indicata in “Dopo luglio”, un documento anonimo diffuso in italiano e in inglese sui canali dell’antagonismo dopo gli assalti ai cantieri Tav del 25 luglio in Val di Susa e apparso anche sul sito Lo Spiffero. Un testo che rivendica politicamente quella giornata, attribuisce allo scontro con la polizia una funzione aggregativa e prova a indicare la strada per ciò che dovrebbe venire dopo.

Meno presenza sui social. Rafforzare i rapporti personali, e l’ospitalità, acquisire risorse per costruire legami capaci di sottrarsi allo sguardo dello Stato. Perché, sostiene l’anonimo estensore, «la storia dei movimenti sovversivi è una storia di trame tessute nell’ombra» e il «lato cospirativo» di un movimento sarebbe più importante di comunicati e appelli. Provenienza, contenuti e soprattutto il riferimento agli scontri del 25 luglio collocano il documento dentro il dibattito apertosi nell’estrema sinistra dopo l’estate di mobilitazione No Tav. Ed è il linguaggio scelto a segnare un passaggio che non può essere derubricato a semplice esercizio teorico.

La novità è lo sguardo diffidente alla visibilità. Chi si avvicina a ciò che ritiene giusto, sostiene il testo, deve stare lontano dalla pubblicità e dall’esibizione politica e, quando fosse costretto ad attraversarne gli spazi, lo farebbe con disagio. Il militante ideale non è più necessariamente quello che riempie i social di proclami. È quello che appare quando serve e poi sparisce. Non farsi vedere è la parola d’ordine più inquietante. Basta sigle, sedi e profili social, ma puntare su amicizie, ospitalità, risorse e rapporti di fiducia. Una struttura informale capace di esistere senza offrirsi interamente allo sguardo delle istituzioni. Il branco anonimo, dunque, per organizzare al meglio il percorso rivoluzionario, la guerra allo Stato, l’assalto al potere.

Il documento circola tra gli antagonisti e anche questo è un aspetto che segnala una svolta criminale delle organizzazioni più barricadiere. Da un lato la rivendicazione orgogliosa degli scontri di fine luglio con 120 agenti feriti, dall’altro la nuova modalità di lotta, che vogliono sempre più efficace. Parole affilate che rievocano linguaggi antichi nelle nostra storia e devono provocare l’allarme di chi crede nel confronto democratico. Lì c’è una nuova linfa per il terrorismo. Occhio ad abbassare la guardia.

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