Libero logo

Capotreno ucciso, la furia dell'immigrato in Tribunale: cosa fa alla sua avvocata

di
Libero logo
mercoledì 23 settembre 2026
Capotreno ucciso, la furia dell'immigrato in Tribunale: cosa fa alla sua avvocata

2' di lettura

Orrore in Tribunale. Marin Jelenic, l'immigrato accusato dell'omicidio del capotreno 34enne Alessandro Ambrosio nella stazione di Bologna avvenuto lo scorso 5 gennaio, è stato portato via dall'aula. Il motivo? L'uomo ha cominciato a prendere a pugni e calci la gabbia di vetro dove è rinchiuso e ad insultare la sua avvocata, con parolacce, oltre a dire che questo "è un processo politico, condotto in modo indegno e mafioso e che l'Italia è un Paese mafioso". Una follia. L'imputato è stato quindi condotto nuovamente in carcere. Jelenic ha cominciato a dare in escandescenze mentre era in corso la testimonianza dell'esperto nominato dalla Corte per una perizia psichiatrica, Domenico Berardi.

A questo punto il presidente dell'Assise, Pasquale Liccardo, ha fatto portare via dall'aula Jelenic e poi la sua legale, Marialuisa Marcucci, ha chiesto di essere dispensata dall'incarico difensivo. Liccardo ha però detto all'avvocata che il comportamento di Jelenic, nonostante sia stato offensivo, non è motivo "per poter essere esonerata". La richiesta della legale è stata poi verbalizzata. La perizia psichiatrica, che Berardi stava illustrando, ha stabilito che l'imputato Jelenic era perfettamente in grado di intendere e di volere, così come adesso è in grado di stare in giudizio. 

Marin Jelenic, il killer del capotreno aveva un ordine di allontanamento

Marin Jelenic, il croato di 36 anni fermato ieri sera, martedì 6 gennaio, a Desenzano del Garda (Brescia) con l&#...

"Abbiamo esaminato una grande quantità di materiale, tra cui la cartella di Brescia, molto importante perché del 7 gennaio, cioè due giorni dopo il delitto - ha detto Berardi -, poi quella di Bologna, quella del pronto soccorso e tutta la documentazione croata. Lui si è presentato in buono stato, era lucido, orientato, aveva una canottiera e ci hanno colpito i tatuaggi, molto ben fatti, delle fiamme, tatuaggi che sono un insieme. Ci siamo chiesti se avessero un significato, un'appartenenza, una sottocultura. Non sono mai emersi sintomi deliranti. Come si è posto con noi? Intelligente, abile, ha cercato di gestire la situazione. Non era indebolito da senso di colpa né da senso di inferiorità come ci si aspetta da un recluso. Anzi, era molto spigliato. Anche se parlava italiano molto bene, ha preteso che parlassimo in inglese. Ha rifiutato di parlare di sé e ha detto che non c'entra niente con l'omicidio del capotreno. A un certo punto, è riuscito a farci anche ridere: quando gli abbiamo chiesto se aveva avuto esperienze allucinatorie, ci ha risposto che si aspettava quella domanda. Sembrava divertito. Restava però freddo, distante".

Bologna, capotreno ucciso: il killer Jelenic demolito in tribunale, cosa emerge

L'imputato per l'assassinio del capotreno 34enne Alessandro Ambrosio a Bologna, il 36enne Marin Jelenic, era per...