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Il dossier con i sospetti sulle gemelle Cappa

di Luca Fazzovenerdì 9 ottobre 2026
Il dossier con i sospetti sulle gemelle Cappa

3' di lettura

Già due anni prima della riapertura ufficiale delle indagini su Andrea Sempio la Procura di Pavia era tornata a scavare sul delitto di Garlasco, in un fascicolo a carico di ignoti. È una inchiesta di cui finora non si conosceva l’esistenza, archiviata dai pm quando decisero di puntare il dito contro Sempio. Già in quella fase, nel 2023, le indagini vennero affidate ai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Già allora venne riletto in profondità il materiale accumulato nel corso delle indagini precedenti.

MAI INDAGATE
Ora i documenti di quell’indagine contro ignoti sono stati depositati. E si scopre un appunto che racconta come l’attenzione si fosse concentrata anche su una presenza laterale ma costante del giallo di Garlasco: le gemelle Paola e Stefania Cappa. Mai indagate, sempre vittime del gossip mediatico. Ma, si scopre ora, degne di attenzione anche da parte degli inquirenti. Nel nuovo materiale è presente un appunto di polizia giudiziaria senza data e senza firma che sembra provenire dai carabinieri, e che ricapitola punto per punto i “buchi neri” delle vecchie indagini nel capitolo sulle Cappa. «Fatto mai approfondito», «elemento mai considerato», si legge nella nota.

Perché viene depositato solo ora, negli atti a chiusura delle nuove indagini contro Sempio? La Procura non crede assolutamente che le due sorelle possano avere avuto un ruolo nell’uccisione della cugina Chiara Poggi: per il procuratore Fabio Napoleone e l’aggiunto Stefano Civardi l’unico colpevole è Sempio. L’atto viene depositato solo per completezza, in nome di una linea semplice: nulla deve restare nei cassetti, tutto va reso noto alle parti. Inoltre: dimostrare che anche su questo le indagini del 2007 vennero fatte in modo superficiale e pieno di omissioni dimostra una volta di più che riaprire il caso era doveroso. D’altronde nella stessa nota alcune pagine vengono dedicate a elencare tutti gli elementi che portavano verso Andrea Sempio, e rimasti privi di approfondimento. Il fascicolo contro ignoti aperto nel 2023 porta il numero 7270, e viene affidato ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano: che del caso di Garlasco si erano già occupati nel 2020 scavando sulle minacce a Giada Bocellari, difensore di Alberto Stasi, redigendo un corposo rapporto (presto archiviato dal procuratore pavese dell’epoca, Mario Venditti).

TANTI PERCHÉ?
Ai colleghi milanesi un carabiniere della Procura di Pavia consegna, quattro documenti. Tre sono i decreti di archiviazione delle vecchie indagini. L’ultimo, contenuto in una «falsa copertina» agli atti di un altro fascicolo, è la «nota relativa alla famiglia Cappa». Non ci sono fatti oggi inediti: si parla della bicicletta nera Raleigh di Stefania, del teste che avrebbe visto la madre delle Cappa in auto a un’ora in cui diceva di essere a casa, del racconto di papà Cappa smentito anch’esso da un telepass. In alcuni passi la nota forza un po’ la mano: la bici di Stefania si dice che avrebbe le «medesime caratteristiche» di quella vista da una teste davanti a casa di Chiara, mentre ne differisce per più di un dettaglio. Viene indicato come elemento sospetto che Stefania «conosceva la casa e la vittima, ed essendo cugina di Chiara frequentava la casa».

A colpire sono soprattutto le note con cui l’anonimo estensore critica gli investigatori precedenti: «elemento mai valorizzato». Ce n’è anche per Paola Cappa, finora considerata insospettabile perché il giorno del delitto camminava con stampelle e tutore per i postumi di una operazione: «In data 13.2.2008 sequestrano il tutore. Che accertamenti hanno fatto sul tutore???». Sono domande, si badi, che anche gli investigatori di oggi condividono. Perché non venne fatta nessuna perquisizione a casa delle Cappa? Perché si considerò marginale il fatto che a casa Cappa ci fosse una copia delle chiavi della casa di Chiara? Perché non si controllarono le biciclette a disposizione delle gemelle e della madre? Perché si attese a lungo prima di sottoporre a intercettazione i membri della famiglia Cappa, e gli accertamenti sul numero del padre vennero rovinati inserendo una cifra errata? Ma sono domande cui gli inquirenti hanno già una risposta: non si scavò sulle Cappa come non si scavò su nessuna altra pista per il semplice motivo che per i carabinieri dell’epoca il caso era già risolto, il colpevole era Alberto Stasi e si trattava solo di trovare gli elementi per incastrarlo. Anche a costo di nascondere le analisi che invece lo scagionavano: ma questo si è scoperto solo oggi, quasi vent’anni dopo.