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Ramy, sconto di pena all'amico: "La fuga una reazione irrazionale", toghe-choc

mercoledì 24 giugno 2026
Ramy, sconto di pena all'amico: "La fuga una reazione irrazionale", toghe-choc

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Una vera e propria beffa. Solo così può essere definito lo sconto di pena che la Corte d'appello di Milano ha concesso a Fares Bouzidi, amico di Ramy - ovvero colui che guidava lo scooter su cui nel novembre 2024 al termine di un inseguimento da parte dei carabinieri perse la vita un 19enne egiziano - proprio mentre il capoluogo lombardo piangeva la scomparsa di Francesco Imprezzante, l'agente della polizia locale di Milano morto lunedì, 22 giugno, a 39 anni durante un inseguimento con un suv che non si era fermato al posto di blocco. 

Bouzidi, condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, ha visto la sua pena passare dai due anni e 8 mesi di reclusione inflitti da gup con il rito abbreviato a un anno e 6 mesi. Piuttosto sorprendenti le motivazioni fornite dai giudici per giustificare lo sconto: secondo le toghe, Bouzidi ha avuto un "comportamento processuale collaborativo", presenta una "fragilità emotiva" e quella fuga è stata "frutto di una reazione irrazionale e incontrollata, non determinata dalla volontà di occultare altri reati". Insieme alla pena è stato ridotto da 2mila a mille euro anche il risarcimento a favore di ognuna delle parti civili, ovvero i sei carabinieri.

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I 2mila euro, dice la sentenza, non sono proporzionati "al danno morale effettivamente cagionato", ovvero la "comprensibile paura per la propria vita, provocata dalla pericolosità dell’inseguimento". Esula, invece, "l’odio mediatico che si è riversato sui carabinieri" dopo l’episodio che ha avuto una "eco mediatica amplissima e ingiustificata".

Nella sentenza, inoltre, si legge che il 22enne, difeso dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, ha deciso di "mutare le proprie condizioni di vita in un’altra città e in un ambiente diverso da quello in cui sono maturati i reati commessi in questi ultimi anni". La Corte ritiene che la pena in primo grado fosse "eccessiva", perché "l’imputato non ha usato violenza diretta" contro i militari, ma "solo quella consistente nel costringerli a inseguirlo". 

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