Libero logo

Milano, negozi blindati ma aperti: il sondaggio interno, schiaffo ai violenti

di Andrea Fatibenedomenica 25 ottobre 2026
Milano, negozi blindati ma aperti: il sondaggio interno, schiaffo ai violenti

3' di lettura

Dopo gli ingenti danni derivati dagli scontri dello scorso fine settimana, la politica ha cercato di mandare un chiaro messaggio ai commercianti, i quali, seppur senza riuscire a nascondere una certa preoccupazione, hanno voluto ascoltarlo.

Non è stato un sabato come gli altri nelle città italiane, ma se anche ieri i negozi non avessero aperto - dopo le devastazioni di sabato, quelle ripetute domenica e dopo la paura che ha portato le boutique del lusso di via Montenapoleone a ridurre gli orari di apertura nella giornata di lunedì e oltre - il danno economico sarebbe stato ulteriormente pesante per il comparto.

Una fiducia ripagata dal momento che di disordini se ne sono registrati pochissimi, in ogni caso relativamente poco gravi, e di danni ai negozi non sembrano essercene. D’altronde in molti le vetrine le hanno coperte con spessi pannelli di legno per prevenzione, aprendo comunque le porte ai clienti: è chiaro che il traffico di persone non è il solito a cui le vie delle grandi griffe sono abituate, ma le prospettive sembravano essere molto peggiori di come si è poi risolta la serata.

Questo almeno secondo le stime preliminari del Centro studi di Unimpresa che, prendendo in esame 11 centri urbani, considera sia i mancati incassi sia le spese sostenute dagli esercenti per la messa in sicurezza dei locali: le chiusure dei negozi, le interruzioni delle attività commerciali e le misure straordinarie adottate per proteggere vetrine e ingressi in occasione delle manifestazioni di ieri potrebbero determinare un impatto economico lordo di oltre 14 milioni di euro nelle principali città italiane. Un impatto che non riguarda soltanto il fatturato che non viene realizzato, ma anche le spese aggiuntive per pannelli protettivi, montaggio e rimozione delle barriere, interventi tecnici urgenti e personale incaricato della messa in sicurezza. A questo possono sommarsi le conseguenze indirette della minore frequentazione dei centri urbani, delle difficoltà di accesso, delle modifiche alla viabilità e delle eventuali rinunce agli acquisti da parte dei consumatori. Non sono invece conteggiati i danni materiali eventualmente provocati da atti vandalici, né le perdite economiche delle attività non direttamente interessate dalle chiusure.

Ma la positività era nell’aria, a partire dal segretario generale di Confcommercio, Marco Barbieri, che ha incoraggiato la categoria durante la giornata: «Non stiamo vivendo la seconda guerra mondiale, Milano non si ferma, non chiude e non sottostà agli avvenimenti della settimana scorsa, ma reagisce restando aperta e vivendo come sempre è stato». Un ottimismo che viene poi ribadito con le dichiarazioni di fine giornata: «Al momento attuale ci sembra che a Milano abbia prevalso la ragionevolezza. Il vandalismo senza senso che lo scorso fine settimana ha messo a ferro e fuoco il centro città non si è ripetuto», continua Confcommerico, che poi ringrazia «le istituzioni, le Forze dell’ordine, i militari», ma anche «i negozianti che nonostante le tensioni hanno tenuto aperto». Situazione analoga rispetto a Milano anche nelle altre città, da Padova a Roma, passando per Bologna, Torino, Genova, Bari, Firenze e Verona, dove anche qui la giornata non ha riservato particolari sorprese e tutte le manifestazioni, seppur non autorizzate, sono avvenute senza gravi danni ai negozi.

Nei centri i dispositivi di sicurezza dispiegati dal ministero degli Interni funzionano eccome, e la giornata, per lo meno nelle vie più centrali è trascorsa regolare, con i turisti che seguono gli ombrelli delle guide, gli artisti di strada e lo shopping di lusso: d’altronde i Lince schierati nelle piazze sono stati una dimostrazione di forza senza precedenti.

L’INVITO

Secondo il sondaggio condotto da Confesercenti, sette attività commerciali su dieci nella giornata di ieri sono rimaste regolarmente aperte, raccogliendo l’invito delle associazioni del commercio, non interrompendo così il servizio per turisti e visitatori. A pesare molto sulla decisione di quel 30% di negozianti che hanno preferito chiudere preventivamente, soprattutto l’incertezza su come si sarebbero svolte le manifestazioni: prima che Digos e Polizia Postale individuassero l’amministratore del profilo Instagram che stava coordinando le proteste, era stato comunicato che intorno alle 15 sarebbe arrivato l’annuncio di diversi punti nelle varie città in cui ritrovarsi, per poi confluire tutti nello stesso. Piazze che, tecnicamente, non sono state annunciate ma si sono poi formate spontaneamente e, per fortuna, nella maggioranza dei casi si sono svolte in maniera pacifica, anche e soprattutto grazie all’ottimo lavoro di gestione e contenimento da parte della polizia.