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Vittorio Sgarbi, la sceneggiata del partigiano? Non solo la mano negata...

Maurizio Zottarelli
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La rivoluzione non è un pranzo di gala, si sa, e nemmeno la resistenza è pratica per gente alla mano, a quanto pare. Così, almeno, deve aver pensato il presidente della sezione di Viterbo dell’Anpi, Enrico Mezzetti, il quale, impettito sul palco delle celebrazioni del 25 aprile, tra i carabinieri e le autorità locali, con il vestito della festa e il foulard tricolore d’ordinanza, ha trovato il modo di realizzare la sua personale opposizione al nazifascismo, di far esplodere la sua bomba contro l’occupazione della patria da parte della destra: non ha stretto la mano a Vittorio Sgarbi.

 

 

Il video dell’evento ha immortalato l’eroico atto e ora rimbalza di sito in sito eternando la gloria di un simile gesto di coraggio. Si vede il sottosegretario alla Cultura attraversare il palco e salutare, sorridente, le autorità civili e religiose, i responsabili delle forze dell’ordine: tutti rispondono al saluto e stringono la mano a quel gerarca inviato dal governo Meloni. Ultimo della fila c’è lui, il presidente dell’Associazione partigiani di Viterbo. Sgarbi allunga la mano come con tutti gli altri. L’uomo, però, resta rigido con le braccia dietro la schiena. Si capisce che sibila qualcosa e poi si richiude nel suo gelido e sprezzante silenzio. Il critico d’arte resta qualche istante con la mano protesa, forse sorpreso da tanta inclusività, da una simile accoglienza. Poi si volta e torna mesto sui suoi passi. La telecamera indugia qualche momento per cogliere i riflessi della storica vittoria sul volto del partigiano combattente. Il quale, poi, raccontando la sua versione ha sottolineato che «se un simile gesto lo avessi fatto nel ventennio fascista adesso come minimo starei al confino, ma siamo in democrazia». A proposito di eroismi.

«Da quando è finito il Covid ci si dà la mano, ma il presidente dell’Anpi ha preferito non darmela», ha commentato dal palco Sgarbi. Il quale ha potuto anche godere dell’accoglienza locale con una contestazione in classico stile da militanti per le libertà democratiche e di pensiero dei partigiani locali che hanno cercato di impedire al sottosegretario di parlare. «È tragico che finti antifascisti in nome di un’idea equivoca di “libertà” abbiano tentato d’impedirmi di parlare, e cioè di negare quella libertà di espressione che dovrebbe essere uno dei valori fondanti di questa ricorrenza». Quello che è successo a Viterbo, ha concluso il critico «è la prova di come c’è chi utilizza il 25 aprile come strumento di lotta politica. Tutto ciò è inaccettabile». Parole che hanno offeso lo spirito sinceramente democratico del presidente del Comitato provinciale dell’Anpi. «Non ho dato la mano a Sgarbi perché non lo stimo», ha dichiarato Mezzetti. «Dare o non dare la mano è una forma di comunicazione e in quel caso la forma più pacifica che ci possa essere visto che non ho mosso un dito». Classico esempio di resistenza passiva.

 

 

Quindi, il partigiano in capo di Viterbo, come usa tra gli antifascisti doc, è passato a distribuire patenti di democraticità: «Sgarbi ci ha tenuto a dichiarare che è antifascista. Ne prendo atto ma perché non va a dire queste cose a Meloni, a la Russa, a Lollobrigida quando fanno i loro sproloqui sulla Costituzione e via Rasella?». Perché? Sulle contestazioni non proprio pacifiste a Sgarbi, però, Mezzetti non ha dubbi: «Non faccia la vittima e non metta insieme il mio gesto con quel tipo di contestazione. Il mio gesto è avvenuto a prescindere». Ecco, come Totò. «Sgarbi l’ha definito un atto di guerra nei suoi confronti, ma questo significa criminalizzare una manifestazione del pensiero». Niente a che vedere con il tentativo di vietare agli altri di esprimere il loro di pensiero. Cortocircuiti, partigianerie che a qualcuno suggerirebbero il famoso «capra, capra, capra», sgarbiano. Ma qui siamo uomini, non caporali, direbbe Totò.

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