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Roberto Saviano contro il governo anche sul caso-Garlasco

di Fabio Rubinidomenica 10 maggio 2026
Roberto Saviano contro il governo anche sul caso-Garlasco

3' di lettura

Sul caso Garlasco irrompe Roberto Saviano e francamente non se ne sentiva il bisogno. Lo fa prendendosi un’intera pagina di Repubblica per mettere in fila una serie di considerazioni che, in sostanza, spiegano che è tutto un imbroglio messo in piedi dal governo di centrodestra allo scopo di distrarre il popolo bue da altri e ben più importanti processi, nei quali la politica (ovviamente di centrodestra) sarebbe implicata se non addirittura correa. Una vera e propria operazione di «distrazione di massa», alla quale, seguendo la tesi di Saviano, parteciperebbero i giornalisti, gli esperti che vanno in tv, gli avvocati delle parti, i podcaster che si occupano di cronaca nera. Tutti sbeffeggiati da Saviano e descritti come simil professionisti senza arte né parte, figuriamoci una qualsivoglia professionalità. Tutti, indistintamente, legati a fili mossi dai burattinai: i politici del governo.

Tutti tranne lui, ovviamente, che li ha smascherati e consegnati al pubblico ludibrio dei lettori di Repubblica. I passaggi interessanti sono diversi. Quelli legati alla politica sono almeno quattro, che citiamo testualmente. Uno: «Un Paese che discute di Sempio è un Paese che non discute di Delmastro. Un Paese che si appassiona al delitto di Avetrana è un Paese che non si accorge che l’inchiesta Hydra esiste e mina le fondamenta della città più corrotta d’Italia, Milano» (chissà cosa ne penserà il sindaco Beppe Sala). Due: «Sappiate che, se il true crime ha sostituito lo studio del crimine organizzato, non è per caso, ma per scelta politica», ovviamente della destra. Tre: «Chi controlla dove guardi, controlla cosa pensi e chi controlla cosa pensi, controlla cosa puoi pretendere dalla democrazia. Non chiamatelo giornalismo. (...) Chiamatelo per quello che è, distrazione di massa», sempre ad opera della destra. Quattro: «Mentre Garlasco riempie ore di palinsesto, a Crotone è in corso il processo per la strage di Cutro», la cui «narrazione tocca il governo in carica e quel consiglio dei ministri convocato sul posto mentre il mare restituiva cadaveri». Appunto.

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Ma ci sono altre critiche mossa da Saviano che sono ancora più disturbanti. Una su tutte: quella in cui lo scrittore si avventura in uno sciagurato paragone tra il caso Garlasco e il naufragio di Cutro. Per lui il primo è «il format perfetto perché ha protagonisti privati (...), villetta borghese, ragazza italiana, fidanzato fotogenico, provincia rassicurante. Cutro è l’opposto- pontifica Saviano- su ogni voce. Gli imputati sono pezzi dello Stato. Le vittime sono persone nere, povere, straniere». E ancora: «Oggi una ragazza italiana uccisa nel 2007 vale, mediaticamente, infinite volte più di 94 stranieri morti nel 2023». Insomma a Saviano non importa se da oltre dieci anni un povero cristo che risponde al nome di Alberto Stasi è in galera da innocente. Ma chissenefrega. Perché Alberto, nella narrazione del giornalista-scrittore è relegato al ruolo di «fidanzato fotogenico» e poi è bianco e ha pure studiato in un’università privata. Orrore! E non importa nemmeno di sapere chi ha ammazzato Chiara Poggi, una ragazza di 26 anni, perché pure lei era bianca e viveva in una villetta borghese.

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L’ultima parte della dotta analisi di Saviano riguarda i colleghi giornalisti, che ovviamente lui schifa tutti, perché non sono al suo livello: indagano su Garlasco, mica sulla criminalità organizzata. Suvvia! E così l’inchiesta che potrebbe rivelare la verità sul caso-Poggi diventa «il format perfetto per chi non ha mestiere», «Basta un microfono, una libreria finta, un faretto ad anello e nasce l’esperto». Saviano ce l’ha con i podcaster, ma sbaglia di grosso, perché anche loro hanno contribuito alla riapertura dell’inchiesta e lo hanno fatto con un lavoro di inchiesta, di riesame delle fonti, di analisi.

Un esempio su tutti le foto di Andrea Sempio che si aggirava attorno alla villetta del delitto, nelle quali si vede anche la macchina che corrisponderebbe a quella segnalati da alcuni testimoni, sono state scoperte, analizzate e pubblicate da Bugalalla, al secolo Francesca Bugamelli, che ha fatto un signor lavoro giornalistico. Non ce ne voglia Saviano, ma uno come lui, diventato famoso con la spettacolarizzazione della mafia (il suo unico best seller, Gomorra, negli anni è diventato un film e una serie tv), non ce la racconta giusta. Il suo articolo ci è sembrato più una rosicata per non essere lui sotto i riflettori. Negli ultimi mesi ci ha provato prima con l’inchiesta sulle curve e poi con “arbitropoli”, ma non l’ha calcolato nessuno.