Chi è il terzo uomo tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola? La domanda l’ha posta Massimo Giletti, anche lui conduttore Rai e maestro del giornalismo d’inchiesta. Forse lui lo sa, anche se giura di no. Però annuncia colpi di scena e dà informazioni. Mister X sarebbe un personaggio pubblico, frequentatore del ristorante Cefalù, luogo di lavoro e sede diplomatica dell’uomo accusato di essere il mandante dell’attentato all’amico che conduce Report. Un uomo molto preoccupato dallo sviluppo degli eventi, che forse si chiama Corrado o forse è solo soprannominato così, che potrebbe anche andare in tv ma non si sa. Di certo si sa che gli attentatori, oltre a un mandante, avevano anche un basista - un traditore? -, uno che sapeva che Ranucci avrebbe dormito a casa e ha potuto spostare e mettere in azione a colpo sicuro il gruppo di soliti ormai noti che ha piazzato la bomba. Si sa anche, perché l’ha scritto il magistrato, che non volevano uccidere; quindi volevano intimidire, mandare un messaggio, oppure, come alcuni hanno scritto senza però troppe prove a supporto, fare un favore alla vittima, potenziarla ancora di più mediaticamente, spianarle la via politica, oppure renderla intoccabile nei corridoi Rai.
Molti sviluppi sono ancora possibili. Per orientarci proviamo a ragionare all’inverso, alla ricerca delle verità che i protagonisti hanno detto, anziché delle loro incongruenze e contraddizioni. Lavitola dice di non essere il mandante e che se Ranucci lo crede davvero colpevole, meriterebbe che lui gli sputasse in faccia. Sigfrido casca dalle nuvole, non crede che l’amico sia potuto arrivare a tanto, lo difende, si scompone, non capisce, è agitato, come ovvio, e forse colto da un principio di dubbio di aver sbagliato più di qualche cosa. Tutto è plausibile. Diventa credibile se è vera l’indiscrezione in base alla quale la Procura starebbe davvero seguendo la pista del terzo uomo. Alla lunga, chi gioca con il fuoco si scotta. Ranucci ha pensato e usato Lavitola come fonte, fino a diventarne amico.
Ma Lavitola resta un personaggio dalle frequentazioni spericolate, il curriculum che scotta, qualche reato nel pedigree e quanto ne consegue. Vive di affari, soluzioni, idee. Per lui l’amicizia con Sigfrido è importante, una medaglia da esibire. Può darsi che il giornalista pensasse di sfruttare il faccendiere come informatore ma ne venisse al contempo sfruttato, a sua insaputa, come testimonial, come garante inconsapevole di qualche traffico.
Ranucci, Giletti esce allo scoperto: "Coinvolto anche un personaggio conosciuto"
"Torniamo a parlare del caso di Sigfrido Ranucci perché ho una novità". Inizia così il vi...Una pista che non escludono gli inquirenti è che Lavitola si sia accreditato presso il famoso mister X spendendo il nome di Ranucci e abbia promesso, paventato, consigliato qualcosa. Qualcosa andato non come si prospettava. Da qui l’attentato a Ranucci, inaspettato da Lavitola, incomprensibile per il conduttore di Report, come vendetta, avvertimento, sfogo, richiesta d’aiuto. La scarsezza dei mezzi per l’agguato, a cinquemila euro tutto compreso, la bomba a miccia assolutamente non tecnologica, la Cinquecento a noleggio il biglietto del treno per chi doveva eseguire il tutto, la latitanza a prezzi di saldo: tutto concorre a sostenere questa tesi che vedrebbe il grande cronista vittima di qualche ladro di polli. Sarebbe una beffa.




