Libero logo

Maurizio Sacchi, l'imprenditore massacrato da Report e poi assolto

di Claudia Osmettigiovedì 10 settembre 2026
Maurizio Sacchi, l'imprenditore massacrato da Report e poi assolto

3' di lettura

«Abbiamo subìto un danno enorme, prima di tutto economico ma anche personale e umano. Quello che è successo è stato assurdo: io ho la scorza dura, sono anche un po’ fatalista, ma ho amici che ne hanno sofferto talmente tanto che si sono lasciati morire. È stato surreale». Se ci parli adesso, con Maurizio Sacchi, che è un imprenditore di 71 anni e che è appena stato assolto (con formula piena tra l’altro, perché «il fatto non sussiste»), quasi fai fatica a crederlo: che dietro quella voce squillante, rassegnata per niente, caparbia ci sia uno che s’è fatto undici mesi di galera, che ha perso tutto, che è arrivato a un passo dal baratro. Per un’inchiesta che s’è smorzata in otto anni, si è chiusa ufficialmente in dieci e si è aperta al seguito di due puntate di Report del 2016.

Report, Roberto Rigoli: "Accusato di corruzione, vita rovinata". Il medico a cui Ranucci non ha mai chiesto scusa

«Quando mia mamma, che ha 99 anni ed è in splendida forma, ha saputo che Ranucci faceva un comizio ad Asiag...

C’era Milena Gabanelli, allora, alla conduzione del programma di Rai3, Sigfrido Ranucci era in redazione, eppure Ranucci (quando del caso ne ha parlato Il Foglio) si è riparato dietro una sanzione dell’Antitrust effettivamente emessa nei confronti di Sacchi, ma ben poca cosa se paragonata all’accusa di truffa che era stata mossa all’imprenditore. In poche parole: Sacchi, ai tempi, era al vertice della Dpi, la Diamond private investment, una delle aziende italiane più grosse nel campo della vendita dei diamanti, è stato incolpato di aver venduto preziosi come beni rifugio a un prezzo superiore rispetto a quello del listino “rapaport” (ossia di un tariffario standardizzato e universalmente riconosciuto per la quotazione dei diamanti), solo che quel listino non l’aveva letto nessuno. Né il gioielliere che a Report spiegava come stavano le cose, né la guardia di finanza (quantomeno nella fase d’indagine) si erano accorti che il “rapaport” specifica solo i valori all’ingrosso e non quelli finali al dettaglio delle compravendite.

Report, il metodo-Ranucci: l'assessore-capotreno a cui ha rovinato la vita

«Report aveva chiamato la mia segretaria, Lorenza, dicendo una cosa diversa. “Assessore, guardi che le vogli...

Il risultato è stata un’azienda massacrata, un incubo e un calvario giudiziario «finché non siamo riusciti a spostare il processo da Milano a Roma. Mi hanno arrestato per il pericolo di fuga quando ero in aeroporto ma stavo rientrando in Italia, nemmeno quando stavo partendo. Il comandante delle fiamme gialle balbettava, il giudice l’ha addirittura cacciato dall’aula perché non si capiva cosa stesse dicendo nelle sue disposizioni. A Roma, il procuratore, ha chiesto al mio avvocato: “Ma dov’è la truffa?”. Non so se riesco a spiegarmi». Si spiega, si spiega eccome Sacchi: «Per noi è stato un percorso dolorosissimo ed è nato da una trasmissione che è stata tagliata e cucita in modo da far apparire quello che faceva comodo. Mi avevano anche chiamato per un’intervista telefonica, ma mi sono messo a ridere. Ho risposto che o si faceva in diretta, e non era possibile, però così avrei avuto la garanzia di non essere tagliato, o non se ne faceva niente». Non se n’è fatto niente del contributo di Sacchi.

Quello che è venuto dopo è stato tutto il resto. Un’azienda che valeva 600 milioni di euro di fatturato, che stava per sfiorare il miliardo, che collaborava con 46 istituti di credito bancario di altissimo profilo (i quali, evidentemente, avevano fatto le loro verifiche prima), 25 dipendenti in ufficio e una novantina di collaboratori monomandatari che riuscivano a coprire l’intero territorio nazionale: loro finiti a casa, la ditta in amministrazione giudiziaria. «Devo tutto all’avvocato Fabrizio Costarella che mi è stato accanto come fanno in pochi», ribadisce ora Sacchi (pure Costarella ha ricevuto un avviso di garanzia che è stato archiviato in un paio di mesi), «assieme a noi circa 38.500 clienti si sono trovati dall’oggi al domani senza più un punto di riferimento che li aiutasse coi diamanti che avevano comprato, i quali sono ovviamente di altissima qualità e certificati». Questa vicenda «ha rovinato la vita a parecchia gente, a me hanno portato via tanti soldi ma sono ripartito perché il mio carattere è così, però altri l’hanno presa molto male».