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Covid, Giovanni Donzelli: "Conte? Basta traccheggiare: si dimetta e parli"

di Massimo Sanvitogiovedì 2 luglio 2026
Covid, Giovanni Donzelli: "Conte? Basta traccheggiare: si dimetta e parli"

4' di lettura

Donzelli, perché Conte nonostante i continui proclami non si è ancora dimesso dalla Commissione d’inchiesta sull’emergenza Covid?
«Se anche stesse provando a rimandare le sue dimissioni, ormai non ha più la possibilità di nascondersi. La smetta di prendere tempo e si faccia ascoltare in Commissione, chiarendo innanzitutto l’incontro che ha avuto con Arcuri il giorno prima che quest’ultimo comunicasse di essere pronto a farsi audire. Hanno concordato la lettera? Non siamo maligni, siamo semplicemente curiosi...».

Giovanni Donzelli, alla sua seconda legislatura da deputato, è il responsabile nazionale dell’organizzazione di Fratelli d’Italia. Uno dei massimi dirigenti del partito guidato da Giorgia Meloni. Anche lui, come i colleghi che a differenza sua fanno parte della commissione d’inchiesta fortemente voluta da Fratelli d’Italia per fare piena luce e chiarezza sulla gestione della pandemia, inchioda Giuseppe Conte, ai tempi premier nel governo giallo-rosso, alle proprie responsabilità. Avute tutte le garanzie del caso dai presidenti delle Camere sulla sua riammissione in commissione, l’ex avvocato del popolo ha fatto sapere che si dimetterà solo un minuto prima di essere ascoltato. Le ombre scoperchiate dalla commissione parlamentare e le inchieste giornalistiche hanno messo Giuseppi spalle al muro.

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Cosa dovrà chiarire Conte?
«Tutto quanto emerso merita risposte precise e non attacchi utili solo a nascondersi come abbiamo purtroppo visto negli ultimi giorni. Prendiamo il tema delle mascherine: due sono le vicende che vanno subito chiarite. Innanzitutto c’è stato il più grande affidamento diretto della storia, un miliardo e 250 milioni di euro, a beneficio di consorzi cinesi che ci hanno riempito di dispositivi di sicurezza farlocchi, mentre venivano ignorate aziende italiane che proponevano invece mascherine adeguate a prezzi inferiori. Aziende che lo Stato poi ha pure dovuto risarcire... Inoltre, non dimentichiamoci che su questi dispositivi pericolosi sono girate commissioni da 200 milioni di euro per persone legate alla sinistra. E intanto medici e infermieri morivano perché non avevano a disposizione gli strumenti per potersi proteggere adeguatamente».

Oltre ad Arcuri, c’è anche il nodo Di Donna...
«Parliamo di un ex collega di Conte, con cui ha condiviso studio legale, telefono, fax e fascicoli giudiziari, che spendeva il nome del premier in carica a quei tempi per chiedere il 10 per cento come commissione per facilitazioni sugli appalti. Dalla commissione d’inchiesta è emerso che chi passava dal suo studio otteneva le assegnazioni, mentre chi si rifiutava di farlo non solo non riceveva la commessa ma subiva anche controlli e procedimenti. Anche su questi rapporti Conte deve fare al più presto chiarezza, anziché pensare a promettere querele: se denuncia chi scoperchia questi legami, perché non denuncia anche Di Donna che usava il suo nome per chiedere consulenze agli imprenditori. Se è in buona fede come dice...
Ha perso già fin troppo tempo».

L’ex premier si trincera dietro le inchieste giudiziarie archiviate ma non è una questione più che altro politica?
«Non vogliamo, e infatti non lo facciamo, sostituirci alle procure. Qui c’è in gioco il dovere di verità verso gli italiani, costretti a rimanere chiusi in casa per tantissimo tempo per effetto dei Dpcm di Conte, rincorsi perché correvano sulla spiaggia nemmeno fossero dei criminali, gente a cui è stata impedita la libertà. Migliaia di persone sono morte perché mancavano dispositivi sanitari adeguati, mentre qualcuno pensava a fare affari e li faceva tramite la politica. Una cosa disgustosa. Conte non può pensare di continuare a fuggire facendo la vittima: le vittime ci son state davvero. Basta, ora servono risposte nette. E sa chi sono i primi che meritano chiarezza?».

Chi?
«Gli elettori del Movimento 5 Stelle. Quelli che nel 2018 avevano votato per Di Maio e Di Battista e poi si sono trovati Conte premier e leader di un partito che si è alleato col Pd, considerato il male assoluto. A questi elettori i grillini avevano promesso che avrebbero portato trasparenza e tolto gli affaristi dal Parlamento. Oggi questi stessi elettori devono sapere se il loro voto ha contribuito a far guadagnare qualcuno sulla pelle di chi moriva per il Covid. La moralità deve sempre essere il pre-requisito per chi fa politica».

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Come procederà il vostro lavoro in Commissione Covid?
«Il gruppo di Fratelli d’Italia, in commissione, ha fatto e sta facendo un ottimo lavoro. Continueremo a far emergere la verità, lo dobbiamo a tutti gli italiani, senza farci intimorire dalle urla in tv e in aula da parte di Conte, che anziché gridare al complotto e arrabbiarsi dovrebbe fare chiarezza. Lunedì sera, ospite di Nicola Porro, l’ho visto molto nervoso e in grossa difficoltà. Ha perso il suo aplomb... Impari invece ad avere rispetto degli italiani che hanno sofferto a lungo».

Sulla partita del Covid c’è qualcun altro che rischia?
«Tremano in tanti, non solo Conte. Le responsabilità del maxi-affidamento sulle mascherine, infatti, vanno condivise col Partito democratico con cui i 5 Stelle governavano. Non solo: nella maxi-provvigione per le commissioni figura infatti Mario Benotti, che è più legato alla sinistra che non al Movimento. L’alleanza tra Partito Democratico e Cinquestelle non era solo politica. Noi, in ogni caso, non ci fermeremo davanti a niente».

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