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Lorenzo Battistello, "le star di Hollywood, il cibo, il cancro": la sua vita fuori dal primo Grande Fratello

di Alessandro Dell'Ortodomenica 24 maggio 2026
Lorenzo Battistello, "le star di Hollywood, il cibo, il cancro": la sua vita fuori dal primo Grande Fratello

12' di lettura

Lorenzo Battistello è stato uno dei 10 protagonisti - era il cuoco veneto, alto e simpatico, ricordate? della prima storica edizione del “Grande Fratello” nel 2000. Un’esperienza che ha cambiato la vita ai concorrenti, allora tutti sconosciuti, e il destino della tv italiana, poi travolta e stravolta da reality di tutti i tipi. Lorenzo, che adesso ha 52 anni, dopo quell’avventura ha capito che il mondo dello spettacolo non faceva per lui («Ma nemmeno l’ambiente era preparato e non ci ha sfruttati») e si è ributtato nella ristorazione, la sua vecchia passione. Da 15 anni vive a Barcellona, dove si è sposato e lavora per grossi brand che vogliono inserirsi nel mercato spagnolo.

Lorenzo Battistello, come si vive a Barcellona? 
«Guardi, le dico solo che ogni mattina, a casa, bevo il caffè guardando l’alba e la sera, quando mi siedo sul divano, ammiro la luna specchiarsi nell’acqua».
Che meraviglia, da quanti tempo sta in Spagna? 
«Mi sono trasferito qui con mia moglie, anche lei italiana, nel novembre 2011. Per dieci anni abbiamo vissuto nel centro di Barcellona, poi ci siamo spostati sul mare».
E di cosa si occupa? 
«Sempre di ristorazione e alimentazione, ma in modo diverso. All’inizio ho gestito un ristorante, aperto una pizzeria e collaborato con la Campari per lanciare lo spritz in Spagna. Però facevo orari troppo diversi da quelli di mia moglie che fa il medico, non riuscivamo mai a vederci. Così ho cambiato».
Come? 
«Diventando libero professionista e consulente: di base aiuto i marchi italiani di food e drink a crescere nel mercato spagnolo. E poi faccio consulenze, scrivo business plane».
Un esempio? 
«Sono stato assunto da una famiglia texana, di Dallas, che si è innamorata delle Langhe, ha comprato un intero palazzo e al primo piano vuole farci un ristorante di cucina piemontese abbinata a quella texana. Io seguo il progetto».
E torna spesso in Italia? 
«Ho qui l’agenda, aspetti che guardo: nei prossimi due mesi ci verrò ogni week end».

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Di italiani, lì a Barcellona, ne frequenta? 
«Siamo quasi 70mila, seconda comunità più presente dopo i pachistani. Praticamente passo le giornate vedendo solo connazionali».
La riconoscono?  
«Appena arrivato, 15 anni fa, molto di più. Ora ogni tanto qualcuno mi ferma, soprattutto tra i turisti: l’altro giorno, per esempio, un tizio mi ha chiesto una foto. Dipende dall’età: quelli della mia generazione ricordano benissimo il primo “Grande Fratello”».
Poi approfondiamo bene. Ma il suo futuro è a Barcellona o pensaci cambiare? 
«Negli anni mi sono un po’ stancato delle grandi metropoli e ho voglia di realtà più piccole. Mi mancano la dimensione e le abitudini del paesino».
Ne ha già identificato uno in cui trasferisti? 
«Sicuramente in Italia, o dalle mie parti in Veneto o da quelle di mia moglie in Irpinia, zona che amo molto».
E nel frattempo la tv italiana la guarda? 
«Soprattutto telegiornali e dibattiti. Difficilmente programmi leggeri: quelli non mi interessano».
Quindi niente reality come il Grande Fratello Vip? 
«No. L’ultima puntata di un GF, a parte lo scorso anno per vedere Cristina e Ascanio, l’ho seguita nel 2000, quando sono entrati Salvo e Sergio e volevo capire chi fossero».
Degli altri reality di adesso, davvero non ce ne è nemmeno uno che la intriga? 
«L’unico è “Pechino Express”, che mi piace perché è un’esperienza di vita forte. E io, ex boy scout, adoro le situazioni un po’ selvagge».
Con chi ci andrebbe? Scelga un ex coinquilino. 
«Allora, tra i maschietti chiederei a Sergio, che è anche lui un po’ “wild” come me. Tra le ragazze a Maria Antonietta, per la simpatia e la capacità di divertirsi».
Prima ha accennato ai boy scout. Facciamo un salto indietro al piccolo Lorenzo. 
«Nasco a Marostica, provincia di Vicenza, il 13 novembre 1973. Mia mamma, Annalisa, in quegli anni gestisce una macelleria e mio papà Francesco fa l’artigiano, distillatore di grappa».
Figlio unico? 
«No, un fratello di un anno più vecchio: Simone, che adoro perché è la mia certezza della vita».
Restiamo a quei tempi: lei che bambino è? 
«Ribelle: pur essendo più piccolo sono io ad aprire le strade a mio fratello, tipo andare in discoteca, far tardi, divertirsi».
E i boy scout? 
«Faccio sei anni e mi piace da morire. Così come giocare a pallavolo. Ad un certo punto, però, devo mollare tutto». 
Perché? 
«Dopo le medie mi iscrivo alla scuola alberghiera di Merano, in Alto Adige, e poi, quando inizio a lavorare, non ho più tempo libero né la sera né durante i week end».
Come si appassiona ai fornelli? 
«Mi viene voglia di uscire da Breganze, il paesino in cui vivo, e identifico nel turismo la possibilità di girare il mondo. Scelgo la cucina perché in quel periodo, senza social e programmi tv di settore, i cuochi non sono rock star come adesso, ma lavorano in silenzio dietro le quinte. E questo mi sembra adatto al mio carattere».
Dove lavora? 
«Inizialmente in Austria, poi, a 20 anni, prendo il mio primo aereo e volo a Los Angeles dove c’è una zia. E vivo negli Usa per quasi un anno».
Come è l’impatto? 
«Uno choc: sono figlio di un distillatore di grappa e non posso bere. Però mi diverto parecchio, anche perché frequento molti vip».
Raccontiamo. 
«Faccio il cook line, l’aiuto cuoco, per Celestino Drago, il ristoratore italiano più importante della città. E mi ritrovo in una realtà pazzesca».
In che senso? 
«La mattina esco di casa e, per strada, vedo registrare la serie tv “Baywatch”, la sera al “Drago Restaurant” incontro a cena gente come Danny DeVito o Jack Nicholson. Poi facciamo catering e una volta, per esempio, andiamo a casa di Arnold Schwarzenegger e lo incontriamo: è grossissimo, fuma il sigaro e parla tedesco con i suoi amici».
Altri episodi memorabili? 
«Per i 40 anni di Goldie Hawn, moglie di Kurt Russell, preparo la torta con scritto “Happy Birthday Goldie” e, quando la porto a tavola agli invitati, Russell mi dà una pacca sulla spalla. Cose da non credere per un ragazzino come me che viene dalla provincia italiana. Con Tom Cruise e Nicole Kidman invece...».
Cosa? 
«Arrivano in un ristorante di amici, mentre io sono lì a cena, e pretendono di entrare pur non avendo prenotato: discutono animatamente finché esce il titolare e li caccia come fossero due clienti normali, altro che star di Hollywood».
Qualche altro aneddoto? 
«In quel periodo, vicino a casa mia, c’è uno dei primi supermercati aperti 24 ore e, quattro o cinque volte, incontro a fare la spesa, alle 3 di notte con il cestino, l’attore Nick Nolte».
Meraviglioso. Perché allora, dopo pochi mesi, torna in Italia? 
«Mi avvisano che, nel 1995, devo essere disponibile per il servizio militare e faccio una cazzata».
Cioè? 
«Torno subito a casa, ma quando arriva la cartolina c’è scritto che dovrò partire ben undici mesi dopo».
In quale corpo? 
«Chiedo di diventare carabiniere e mi mandano a Camposanpiero, provincia di Padova, terra della “Mala del Brenta”. Dove ne vedo di tutti i colori e prendo un encomio solenne».
Per cosa? 
«Salvo la vita a una coppia, lei padovana e lui australiano, finita in un fosso con l’auto: la macchina è ribaltata, non riescono a uscire dall’abitacolo e così spacco il finestrino e li tiro fuori dall’acqua».
Finito l’anno di leva, poi, cosa fa? 
«Cerco il modo di tornare negli Usa, ma ormai la situazione è cambiata e, quando mi arriva un’offerta per lavorare a Londra, accetto convinto che sia una città come Los Angeles».
Non è così?
«È tutto diverso, non mi trovo bene e dopo poco più di un anno torno, anche perché, nel frattempo, mia mamma si infortuna a una spalla e non riesce a lavorare: sono io a sostituirla in macelleria».
Quindi torna al paesino. 
«Si, ma mi annoio e un giorno, vedendo un annuncio in tv e pensando che sia un quiz, telefono e lascio il mio nome».
Invece sono le selezioni per un nuovo reality: il “Grande Fratello”. 
«Vado a Milano e al provino punto sul fatto di essere veneto: “Quando si guarda un napoletano si pensa sia furbo, il lombardo è sinonimo di imprenditore, il romano è guascone, il toscano è simpaticone e il veneto è polentone. Io sono qui per dimostrare che non è vero”».
La scelgono e le chiedono di ripresentarsi a Roma. 
«A quel punto, però, comincio a capire di cosa si tratta e ci ripenso».
Però alla fine va all’appuntamento. 
«È mia mamma a convincermi: “Vai a farti un giro, altrimenti rischi di restare con un rimpianto”».
Così diventa uno dei primi dieci concorrenti della storia del “Grande Fratello”. 
«Alla vigilia dell’ingresso nella casa ci spiegano che dobbiamo portare vestiti senza marchi evidenti e che possiamo inserire in valigia qualcosa di nostro: io, allora, scelgo una bottiglia di vino di Breganze». Come è l’impatto con il reality? 
«Ci ritroviamo nella casa e non sappiamo nulla, non ci rendiamo conto come ci vedono da fuori. E nei collegamenti del giovedì restiamo come siamo, senza abiti eleganti e senza truccarci per la diretta: io, in tutto il periodo, sto sempre scalzo per restare comodo».
Lei resta nella casa, in tutto, 43 giorni. 
«Da dentro mi sembrano un’infinità perché non si fa niente: è vietato tutto ciò che isola, come leggere libri o scrivere, e gli unici momenti di solitudine me li prendo la mattina alzandomi prestissimo e andando in giardino».
Però, ad un certo punto, vi mettete a giocare a carte. 
«Ci ingegniamo creando un mazzo con i fogli di una prova settimanale e il rossetto delle ragazze».
Quando capite che il programma sta funzionando? 
«Un giorno ci accorgiamo che dall’esterno ci lanciano degli oggetti, tipo palline da tennis tagliate con dentro bigliettini. E poi...».
Come mai ride? 
«Una volta, nel culo di un pollo che gli autori hanno appena comprato al supermercato, trovo un foglio, indirizzato a me, con scritto il risultato di una partita del Torino, squadra della quale sono grande tifoso».
Lorenzo, parliamo dei suoi ex coinquilini e facciamo un giochino: un aggettivo per ognuno di loro. Partiamo da Cristina Plevani, la vincitrice. 
«Insicura e un po’ indifesa».
Salvo Veneziano. 
«Elettrico, mi faceva morire dal ridere».
Pietro Taricone. 
«Timido, si creava una corazza da forte per nascondere questo suo aspetto del carattere. Posso raccontare un aneddoto?».
Certo. 
«Pietro mi diceva sempre: “Siamo come due cervi nello stesso branco: ci scorniamo, ma ci rispettiamo molto”. Quando io sono uscito tra la disperazione degli altri, lui è andato in giardino e mi ha chiamato: “Lorenzo, Lorenzo, mi senti?”. E poi è andato nel confessionale a parlare di me. A lui mancava la spalla con cui confrontarsi, l’ho capito bene solo da fuori».
Rocco Casalino. 
«Furbo».
Durante il Covid era il portavoce di Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio. Vero che appena è iniziato il lockdown ha lasciato il vostro gruppo WhatsApp? 
«Ha scritto: “Ragazzi, devo abbandonare perché ora mi devo concentrare su cose molto più importanti”. Ci stava, però poi non è più rientrato».
Ma chi l’aveva aperto il gruppo? 
«Roberta, mi sembra. Ci sono tuttora dentro anche gli autori, la redazione e Liorni, ma non la Bignardi».
Continuiamo con gli ex inquilini: Maria Antonietta Tilloca. 
«Solare, aveva sempre ’sto sorriso che le si apriva in faccia e ci dava allegria».
Marina La Rosa. 
«Accattivante, però fragile».
Ma era davvero una “gatta morta”, come la soprannominavano tutti? 
«Con me no».
Voi avete avuto una storia. 
«Un fidanzamento iniziato nella casa e durato anche fuori per qualche mese».
Chissà quanti italiani l’hanno invidiata... 
«Ancora oggi, quando mi fermano, mi dicono scherzando: “Eh, ti sei fatto la più bella”».
Sergio Volpini. 
«Matto, viveva nel sempre nel suo mondo ed era felice, se ne fregava della popolarità».
Roberta Beta. 
«Insoddisfatta, è una che vorrebbe sempre qualcosa di più».
Francesca Piri. 
«Serena, è stata poco nella casa, ma era tranquilla».
Lei, infine, come si definirebbe? 
«Mi chiamavano “il saggio” e mi piaceva. Avevo esperienza di vita avendo girato il mondo, gestivo la spesa e la cucina: ero un po’ il papà di tutti».
E, si diceva, anche il preferito di Daria Bignardi, la conduttrice. 
«A “Mai dire Grande Fratello”, in quei tempi, c’era Paola Cortellesi che la imitava e, quando parlava di me, quelli della “Gialappa’s” la prendevano in giro dicendo che arrossiva. Evidentemente qualcosa di vero c’era...».
Lorenzo, lei è uscito dalla casa dopo 43 giorni e un ballottaggio con Sergio. Qualcuno sosteneva che avesse pagato la storia d’amore con Marina. 
«Le altre ragazze, forse, lo avevano interpretato come un tradimento. Ma se vuole parlare della mia eliminazione ci potrebbe essere anche un’altra riflessione da fare».
Quale? 
«Sergio era diventato “Ottusangolo”, personaggio della “Gialappa’s” che grazie a lui faceva ascolti ed era passata in prima serata: la sua uscita li avrebbe penalizzati. Io, invece, facevo comodo anche fuori nei programmi collaterali come “Buona Domenica”».
Quindi, eliminandola, hanno accontentato un po’ tutti. 
«L’ha detto lei... Io non sto certo a rosicare dopo 25 anni».
Quel “Grande Fratello” diventa subito un fenomeno di costume e la finale fa 16milioni si spettatori. Più di Sanremo. 
«Nessuno, in quel momento, se lo aspetta, nemmeno gli addetti ai lavori. E i manager, poi, non sono in grado di gestire la nostra improvvisa popolarità».
In che senso? 
«Una volta fuori lavoriamo con le serate in discoteca, ma senza preparare veri personaggi. Il marchio del GF in quegli anni non viene sfruttato. Anzi».
Cosa intende? 
«Abbiamo molta visibilità, ma non credibilità professionale. Un esempio? I miei colleghi ristoratori non mi vedevano bene come cuoco: malgrado fossi preparato e avessi studiato, ero e rimanevo quello del reality».
Chissà se, invece, ai tempi ci fossero stati i social. 
«Avrei ancora 3 milioni di follower e vivrei di quello».
A proposito di soldi: quando ha guadagnato con il Grande Fratello? 
«Pagavano 100mila lire al giorno, quindi ho preso 43 gettoni d’oro: 4 milioni e 300 mila lire. La fregatura è stata che il programma è andato in onda a cavallo del cambio con l’euro».
Già, avete sbagliato i tempi: oggi sareste ricchi. 
«Sì, ma quel GF oggi durerebbe una settimana, non di più».
Perché? 
«Appena dentro mi dichiaro subito di destra e favorevole alla pena di morte, tanto che gli spettatori mi chiamano “Fascistello” anziché Battistello».
Urca, che inizio. 
«Beh, in quel periodo non c’è il concetto del “politicamente corretto” di oggi. In una discussione, una volta, Pietro mi racconta che va in giro a comprare voti per la lista Dini: si immagina se una cosa del genere andasse in onda adesso? E un’altra volta, in un gioco, per far memorizzare a Salvo il nome Gad Lerner, gli insegno una filastrocca mettendo definizioni pesantissime. Per non parlare delle bestemmie».
Gliene sono sfuggite? 
«Una mattina, appena sveglio, apro la credenza e mi cade addosso un bicchiere di acqua: è uno degli scherzi di Salvo. D’istinto bestemmio e vengo subito chiamato nel confessionale».
Per essere sgridato. 
«Sì e mi scuso. Appena uscito però, convinto che non mi senta nessuno, commento sottovoce: “Eh, ma porco...”. E subito rimbomba la voce del “Grande Fratello”: “Lorenzo, torna nel confessionale”. Oggi sarei immediatamente espulso».
Eppure, in quei giorni, nessuno ha fatto polemica. 
«Perché dicevano che era un reality in diretta 24 ore su 24, ma non era vero. Nel senso che si poteva vedere ogni momento solo su “Stream”, che avevano in pochissimi. La maggior parte della gente, invece, seguiva solo le strisce quotidiane, montate coi momenti selezionati dagli autori, su Canale 5».
Lei, subito dopo quel reality, è riuscito a fare un’esperienza in tv alla conduzione di “Mezzogiorno di cuoco”. 
«Programma di cucina con Cesare Cadeo che funzionava, tanto che la prima puntata aveva fatto il 27% di share. Però poi, dalla mattina alla sera, è stato stranamente chiuso».
Tv, ma non solo. Lei ha lavorato anche per radio e giornali (scriveva per noi di Libero), ma alla fine ha lasciato il mondo dell’informazione e dello spettacolo. 
«Ho capito che non erano i miei settori perché non ero telegenico e non avevo un buon accento. Così sono tornato nella ristorazione».
Che ha fatto? 
«Ho aperto un ristorante a Breganze, poi uno a Milano, ho lavoro a Belgrado in locali di calciatori serbi e, infine, mi sono trasferito qui a Barcellona con la fidanzata. Che nel 2015 è diventata mia moglie».
Avete figli? 
«No. È stata una scelta perché ci piace molto viaggiare».
Nel 2018 lei ha scoperto di avere un tumore a un rene. 
«Me ne sono accorto casualmente e sono stato operato subito. Fortunatamente è andato tutto bene».
Come l’ha cambiata questa esperienza? 
«L’approccio alla vita ora è diverso, ho imparato aprendermi più tempo per me stesso».
Lorenzo, ultime domande veloci. 1) Rapporto con la religione? 
«Conflittuale e combattuto. Sono convinto che ci sia qualcosa, ma non so quale sia la strada per arrivarci».
2) Paura della morte? 
«Sì, molta».
3) Ha tatuaggi? 
«Tre in tutto. Uno è il simbolo del Torino, uno è un asso di picche e uno è un misto con la Fiamma tricolore dell’Msi, la scritta “Memento audere semper” e il casco di “Full metal jacket” con “Born to kill”».
5) Ultima domanda: ha ancora un sogno? 
«Andare in Alaska, posto che mi ha sempre intrigato».

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