Presenze, assenze, rivendicazioni e polemiche. L’annuale festa della Repubblica del 2 Giugno trascina con sé tutto un indotto di parole e c’è chi grida allo scandalo per le figure istituzionali che non hanno preso parte e chi, invece, vorrebbe che fossero altri i rappresentanti a sventolare il tricolore. Se ne parla a 4 di Sera, il talk di approfondimento di Rete4, condotto da Francesco Vecchi in "sostituzione estiva" di Paolo Del Debbio.
In collegamento, da Roma, un attivista pro Pal che si spende anche per cause civili del nostro Paese e che vorrebbe maggior attenzione sui volontari invece che sull’Esercito: “Magari il giorno della Repubblica sarebbe opportuno ricordare chi civilmente e gratuitamente col volontariato, come noi, aiuta la nostra comunità a vivere e a progredire, perché se no sembra che la Repubblica sia formata soltanto dall'Esercito, quando sappiamo che ormai è un qualcosa di anacronistico”.
"Ma alla parata ci sono anche i sindaci... - lo interrompe Vecchi, quasi allibito -. Cioè, io non capisco bene. Come si può difendere un Paese se non ha l'esercito? Se non ha le forze armate? Come si fa a difenderlo?".
"Sì ma la giornata della Repubblica dovrebbe rappresentare la società civile", replica l'attivista. "Ci sono sicuramente i sindaci, ma manca la società civile, ma la Repubblica dovrebbe rappresentare la società civile che non è fatta solo dall'Esercito e dagli infermieri, ma anche da tutte quelle persone che quotidianamente aiutano gli altri, quindi ad esempio la Caritas, ma anche le associazioni LGBT che aiutano le persone vittime di discriminazione, chi si occupa di ambiente".
"La Flotilla?", domanda quindi Vecchi. "È molto varia, quindi bisognerebbe rappresentarla - conferma il ragazzo -, ha portato una battaglia sicuramente importante, perché se oggi discutiamo della Palestina e sappiamo ancora la tragedia che lì avviene è anche grazie a loro. La flotilla è anche una parte della nostra società, perché dà una sensibilità su quello che avviene in altri paesi. Non solo una manifestazione di pace, ma delle barche che vanno a portare, simbolicamente lo sappiamo, degli aiuti".
L’europarlamentare Massimiliano Salini, di Forza Italia, smentisce però la cognizione di un Esercito come portatore di guerra: “Nel conteggio delle spese devi considerare che hai l'obbligo, il dovere, di collocare anche quell'investimento e quella spesa. È chiaro che va chiarito da un punto di vista educativo, va chiarito quanto noi spendiamo in più per tutto il resto. E poi bisogna fare quello che oggi i trattati europei purtroppo non ci consentono di fare, perché abbiamo sbagliato in passato, abbiamo rinunciato alla difesa europea e abbiamo quindi tradito il progetto “Degasperiano”. Noi oggi spendiamo 40 miliardi all'anno per la difesa e 350 miliardi all'anno per le pensioni, cioè il nostro paese non ha tradito il mandato democratico che gli è stato assegnato, di dare una prevalenza alla spesa sociale rispetto ad altre spese. Il dramma del nostro paese è che spende 350 miliardi di euro per la difesa e meno di 80 miliardi per l'educazione, ad esempio. Il quadro complessivo è che noi dobbiamo smetterla di trasferire alla popolazione un messaggio secondo il quale la spesa per la difesa è una spesa per la guerra, la spesa per la difesa è una spesa per evitare la guerra”.
“Alla parata del 2 giugno dovrebbero sfilare attivisti della Flotilla a e delle ONG”
— 4 di sera (@4disera) June 2, 2026
Le parole dell’intervistato in diretta da Roma a #4disera News pic.twitter.com/2BBgcyMb4d




