Jannik Sinner, il retroscena: cos'è accaduto prima dell'incontro con Shelton

di Carlo Galatigiovedì 10 luglio 2025
Jannik Sinner, il retroscena: cos'è accaduto prima dell'incontro con Shelton

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Nelle ore precedenti all’incontro attorno a Jannik Sinner ha aleggiato un dubbio grande quanto il Centrale di Wimbledon. Il gomito dolorante, l’allenamento solo apparentemente annullato, le voci sempre più insistenti: c’era chi temeva il forfait, chi parlava di prudenza, chi incrociava le dita. Poi la svolta: la partita, giocata sotto il cielo terso di Londra sul Court 1, ha spazzato via ogni nube. Il numero uno del mondo ha piegato Ben Shelton in tre set – 7-6(2), 6-4, 6-4 e ha centrato per la seconda volta la semifinale a Wimbledon. E anche in questa occasione, come nel 2023, l’avversario sarà Novak Djokovic.

In campo nessuna esitazione, nessuna ruggine. Solo tennis. Quel tennis pieno, maturo, sereno che si costruisce con la consapevolezza e si cesella col dolore. Perché Jannik ha imparato a gestirlo come si gestisce una palla break: con freddezza. Dall’altra parte della rete, uno Shelton spettacolare ma troppo alterno ha provato a restare aggrappato con il servizio, qualche colpo d’estro, un paio di tweener, ma quando l’azzurro ha acceso il motore - nel tie-break del primo set - la partita è andata via liscia come l’erba che hanno calpestato.

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SUPERATO
Il riscaldamento mattutino con Jacopo Vasamì è stato l’ultimo test. Superato. Sinner è sceso in campo per la partita che valeva una semifinale, e lo ha fatto con l’aria di chi non vuole lasciare spazio ai dubbi. Sul Court 1, mentre Londra offriva uno dei suoi pomeriggi più belli, Sinner ha sciolto ogni nodo con la leggerezza dei grandi. Dove erano finite quelle sei miglia orarie perse sul dritto, denunciate da Darren Cahill il giorno prima su ESPN? Nessuno lo sa. Di certo non lo ha capito nemmeno Shelton, che si è trovato davanti un avversario con il repertorio al completo: servizio, rovescio, dritto e- soprattutto- quella calma che profuma di dominio.

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“Big Ben”, come il pubblico britannico chiama l’americano, ha provato a rispondere con le sue armi migliori: ace potenti, dritti incrociati, magie improvvise. Gli spettatori ci hanno creduto, specialmente quando Shelton è salito 2-0 nel tie-break del primo set con una palla spettacolare. Da lì, Sinner ha inserito la freccia, superato a destra, come si fa da queste parti: 7 punti a 2, primo set in tasca, e il resto è venuto di conseguenza. Tutto ciò che era in forse è diventato certezza: Jannik c’è. Un attimo di paura è riemerso, nel secondo set, sul 15 pari e 2-2: un servizio di Shelton a 230 km/h è finito sul telaio della racchetta dell’azzurro. Il braccio ha tremato, il gomito ha sentito il colpo.

L’espressione sul volto di Sinner e la mano a coprire il punto dolente hanno fatto temere il peggio. Non sono bastate due palle break per l’americano nel game d’apertura. Occasioni mancate che si sono trasformate in peso. Da quel momento, la partita ha preso la forma di un inseguimento affannato, con Sinner sempre un passo avanti. Come un predatore elegante, ha gestito ogni scambio con la calma di chi non ha più nulla da dimostrare. L’infortunio? Archiviato. «Il dolore è migliorato molto da ieri a oggi- ha detto Sinner in conferenza stampa - Ieri ho fatto solo venti minuti di allenamento, senza spingere. I medici mi avevano consigliato riposo, ma avevo bisogno di sentire la palla. Già ieri mi ero preparato per giocare. La priorità va al riposo, ma bisogna tenere il corpo vivo: non potevo stare fermo». Shelton ha lottato fino alla fine, ha salvato due match point nel terzo set, quasi a voler dire: «Non finisce così», ma era solo una pausa nel copione scritto dal destino. Il punteggio finale, 7-6, 6-4, 6-4, porta la firma del numero uno del mondo.

NUMERI
È la quindicesima volta consecutiva che Sinner vince un set contro Shelton. Numeri che parlano da soli, ma oggi, più che i numeri, ha parlato la mentalità, la forza di chi, anche quando il corpo manda segnali incerti, riesce a spingersi oltre. La forza di un ragazzo che conosce il tempismo del coraggio e non lo sbaglia mai, nemmeno quando tutto sembra remare contro.
E se è vero che a Wimbledon la tradizione conta più di ogni altra cosa, forse è stato proprio il destino a volerlo ancora lì. Un giorno in più. Un sogno in più. Almost one. Perché c’è stato un momento in cui la semifinale tutta italiana poteva essere più di un’ipotesi: dopo il primo set vinto da Flavio Cobolli su Novak Djokovic ci abbiamo creduto, l’abbiamo assaporata, anche solo per un attimo. Un attimo passato via, purtroppo. Ha vinto il sette volte campione di Wimbledon in 4 set, 6-7 6-2 7-5 6-4 recita lo score finale. Forse un po’ troppo severo per l’azzurro che “meritavo il quinto set” ha dichiarato in conferenza stampa dopo il match. Torna comunque a casa consapevole di aver metto i piedi nel club dei più grandi di questo sport, certificato anche da Djokovic stesso che a rete, dopo la stretta di mano di rito gli ha detto: «Entrerai nei primi 10 al mondo. E ci resterai». Parole dal sapore di vittoria.