Ora, uno non vuole per forza cadere nella retorica insopportabile del calcio che è brutto e cattivo mentre gli altri sport son tutti roba per Padre Pio e Gandhi, però è vero che mentre Sinner e Alcaraz si prendevano a racchettate sul prato di Wimbledon e a cose fatte si scambiavano mielose e sincere carinerie («Complimenti a te», «No, a te»), a Barcellona il neo -maggiorenne e fuoriclasse Lamine Yamal organizzava una baracconata di compleanno con tanto di 200 invitati e pure nani, questi ultimi assoldati per fare un po’ di scena (la qual cosa ha fatto incazzare non poco l’associazione delle persone affette da nanismo).
Dall’altra parte dell’oceano, invece, mister Luigi -Enrico, già celebratissimo vincitore della Champions col suo Psg, si rendeva protagonista di una gazzarra inaccettabile al triplice fischio del match stra-perso contro il Chelsea (finale del Mondiale per Club), segno che son tutti illuminati quando si tratta di dare una carezza al perdente di turno ma poi, quando il perdente sei tu, vien fuori la bestia preistorica che governa istinto e sinapsi.
Sinner, i tifosi lo aspettano in aeroporto: cosa si trovano davanti
E così Jannik Sinner, due giorni dopo aver dimostrato di essere IL signore della racchetta, confermandosi saldame...Questo nel calcio, ma non nel tennis. È vero, ci sono le Kyrgios-eccezioni, ma in generale vincenti e perdenti riescono sempre a rendere una grande immagine di loro stessi e, davvero, non vorresti dirlo, ma è un dato di fatto che i signori professionisti del mondo del pallone dovrebbero prendere esempio o, quantomeno, rendersi conto che hanno un filo rotto le balle. Non tanto per le baruffe chiozzotte di cui sopra, quanto per quell’alone di superiorità che si portano dietro, quel loro sentirsi diversi da tutto e tutti, come se il dono di saper tirare quattro pedate al pallone fosse motivo sufficiente per far parte di un mondo migliore e impermeabile a noialtri comuni mortali. Questa cosa i protagonisti del tennis non ce l’hanno o, quantomeno, la sanno mascherare alla grande (segno di ulteriore intelligenza, nel caso).