Libero logo

Immigrati, costano all'Italia più di quanto producono: i veri dati

di Pietro Senaldisabato 30 maggio 2026
Immigrati, costano all'Italia più di quanto producono: i veri dati

4' di lettura

Gli immigrati extracomunitari allo Stato costano più di quello che rendono. È la tesi sostenuta da sempre dal professor Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche e più volte consulente di governo sui temi del Welfare e del Lavoro. Posto che calcolare esattamente il rapporto costi/benefici, viste le varie voci di spesa del bilancio pubblico per i cittadini, è impresa impossibile, si può dire che il ragionamento si basa su due caposaldi. Il primo è che gli immigrati in Italia fanno prevalentemente lavori a basso reddito, quindi mediamente un immigrato guadagna meno di un italiano, quindi contribuisce meno al gettito fiscale e ai consumi. Il secondo è che gli immigrati costano di più in termini di welfare, assistenza, sicurezza, giustizia, accoglienza, mentre è un’illusione il fatto che ci costino meno a livello previdenziale: primo perché il loro trattamento è proporzionale ai contributi, come per gli italiani, secondo perché, in rapporto alla popolazione, spendiamo in assistenza più per loro che per noi.

Meloni: "Sull'immigrazione c'è stato un cambio di passo". Poi la premier smonta la sinistra con una frase

In un’intervista a Mattino Cinque, la premier Giorgia Meloni ha difeso l’azione del governo su economia, ene...

Ecco alcuni punti a suffragio della tesi.
1) Secondo la Banca d’Italia gli immigrati ogni anno spediscono nei Paesi d’origine dai 10-12 miliardi: sono soldi che gli altri lavoratori spendono in Italia, potenziali consumi sottratti al nostro sistema economico. Una somma equivalente a mezza finanziaria che giriamo all’anno come una sorta di tassa di cittadinanza al contrario.

2) Nel 2024, ultimi dati disponibili, erano poco meno di quattrocentomila gli stranieri che percepivano una pensione. Tra questi però, ben il 52% percepiva un trattamento solo assistenziale, quindi non supportato da contributi versati precedentemente per una spesa poco sotto il miliardo e mezzo. È ribaltato il postulato della sinistra: non saranno gli immigrati a pagare le nostre pensioni, siamo noi italiani a pagare già oggi le loro.

3) Tutti gli immigrati usufruiscono del nostro welfare esattamente come noi ma, mediamente, un immigrato genera un gettito fiscale inferiore del 60% rispetto a un lavoratore italiano. Inoltre, il 45% degli immigrati dichiara redditi inferiori alla soglia minima di tassazione, quindi costa senza contribuire.

4) Poiché l’Italia è in grado di attirare e offrire lavoro quasi esclusivamente a immigrati a basso reddito (badanti, camerieri, manovali, occupazioni stagionali nell’agricoltura), il valore aggiunto medio annuale per un lavoratore immigrato è di circa 68mila euro, contro i 73mila di un italiano. Conclusione: producono meno ricchezza di noi.

Germania, afghano irrompe a scuola e abusa di un'11enne disabile

Orrore in una scuola in Germania, dove un immigrato afghano - ventenne e disoccupato - ha fatto irruzione in un istituto...

5) Conseguentemente, siccome i salari sono correlati alla produttività, gli immigrati guadagnano mediamente meno di noi. Uno straniero guadagna in media 16.700 euro lordi l’anno, contro i 30.000 di un immigrato. Meno incassi quindi a parità di costi. È qui la chiave del rapporto distorto costi/benefici dell’immigrazione. Oltre al fatto che l’immigrato porta una concorrenza al ribasso sui salari rispetto al lavoratore italiano ed è una delle concause della mancata crescita degli stipendi.

6)Il tasso di disoccupazione degli italiani è oggi il 6,1% contro il 10,2% di quello dei cittadini extracomunitari, a testimonianza che le comunità straniere contribuiscono allo sviluppo dell’economia e al sostentamento del Paese meno di noi.

7) Se si considera che un lavoratore italiano, mediamente, oltre a sé mantiene un familiare, mentre un lavoratore straniero ne mantiene due, guadagnando per di più di meno, il calcolo per difetto è presto fatto: un nucleo famigliare di immigrati costa mediamente allo Stato il doppio di un nucleo di italiani. Nella fattispecie, circa cinquemila euro aggiuntivi in più se il familiare è maggiorenne, diecimila se è un minore scolarizzato.

8) Nel 2022, le spese pubbliche sostenute per gli immigrati ammontavano a circa 40 miliardi. Viceversa, il loro contributo era di circa 17 miliardi (otto dai contributi sociali e previdenziale, cinque dall’Irpef e poco più di 4 dall’Iva). Si consideri che, approssimativamente, considerato che in Italia ci sono circa sei milioni di immigrati regolari e due di irregolari, solo in sanità spendiamo per gli extracomunitari 17 miliardi, l’equivalente della somma di tutto quello che loro versano allo Stato.

Immigrazione, "terroristi sui barconi? Solo il Pd nega"

Il caso scoperchiato da Libero ha dato un’altra mazzata alla retorica anti-allarmista della sinistra, secondo cui ...

9) C’è poi il capitolo giustizia, che è un sottoinsieme di quello sicurezza. L’intero carrozzone (magistrati, procure, carceri, amministrazione, tribunali) ci costa nove miliardi l’anno. Oltre tre sono dovuti agli immigrati: pur essendo ufficialmente meno del nove per cento della popolazione, costituiscono il 32% dei detenuti e commettono circa il 30% dei reati.

10) Infine il capitolo scuola: per l’educazione degli extracomunitari spendiamo otto miliardi l’anno su settanta complessivi. Essi però hanno una dispersione scolastica del 25% contro il 10% degli italiani. L’investimento quindi è a perdere nel 150% in più dei casi.

In definitiva la questione è che l’immigrazione rappresenta per tutti i Paesi un investimento. Ma quello che conta sono le condizioni di partenza: l’Italia, eredità dell’impostazione e dei governi progressisti, non seleziona gli immigrati ma subisce ondate migratorie. Quindi importa persone meno capaci di produrre reddito, con problemi gravi di integrazione e potenzialità ridotte. Da qui la spiegazione dei dati di cui sopra.