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Processo a Milano

Br, minacce in aula a Ichino
"Lui rappresenta il capitalismo
Ci sbarazzeremo di questo sistema"

Il giuslavorista in aula nel processo alle Nuove Brigate Rosse: "Devo girare sotto scorta. Sono terroristi"

Urla e insulti contro il senatore del Pd anche da parte degli amici degli imputati presenti al Tribunale per aspettare la sentenza
Br, minacce in aula a Ichino
"Lui rappresenta il capitalismo
Ci sbarazzeremo di questo sistema"

 

Urla e insulti contro Pietro Ichino dagli imputati accusati, a Milano, di far parte delle Nuove Brigate Rosse. Prima che i giudici della seconda sezione della Corte  d’Assise d’Appello si ritirassero in camera di consiglio per la sentenza, alcuni imputati hanno gridato contro il giuslavorista, presente in aula, parte civile nel procedimento: “Vergogna, vai a lavorare”. Non solo. Anche dallo spazio riservato al pubblico, composto per lo più da amici e parenti degli arrestati, si sono alzate altre grida e insulti contro Ichino.

Ichino pochi minuti prima aveva parlato in aula di un pericolo ancora attuale che lo riguarda. "Non posso che circolare su un’auto blindata", ha detto ricordando ai giudici che "fin dal primo grado di giudizio ho offerto a tutti e a   ciascuno degli imputati la mia rinuncia alla costituzione di parte civile e al risarcimento dietro il riconoscimento del diritto a non   essere aggrediti. Nessun imputato però - ha aggiunto Ichino - ha   risposto a questa proposta di dialogo". Il senatore del Pd ha quindi ricordato che, nel 2006, non era   assolutamente a conoscenza del presunto progetto di attentato che lo riguardava da parte degli imputati. In quel periodo lo stesso Ichino aveva chiesto al ministero la rimozione della protezione, con una   domanda che era stata quindi trasmessa al prefetto. Ma proprio il prefetto, aggiunge Ichino oggi "mi informò delle indagini in corso e che non era opportuno rinunciare alla protezione". Questa situazione di pericolo prosegue Ichino "ha tutt'oggi non   è cessata anche per il rifiuto degli imputati alla mia proposta di   dialogo. Così io oggi non posso che circolare su un’auto blindata".

Da dietro le sbarre gli ha risposto Alfredo Davanzo, uno dei capi delle cosiddette Nuove Brigate Rosse: "Questo signore rappresenta il capitalismo, lui è l’esecutore di questo sistema". "Quelli blindati - ha aggiunto Davanzo - siamo noi. Questa gente non ha diritto a fare sceneggiate. C'è una guerra di classe in corso... eseguiremo il dovere di sbarazzarci di questo sistema".

A udienza conclusa Ichino ha commentato con i giornalisti: “Queste persone vogliono decidere chi sia il simbolo dello Stato ed emanare sentenze di morte e  di ferimento nell’ambito di una guerra che hanno dichiarato”. Queste persone, ha proseguito, “sono terroristi e non c'è altro termine con cui possono essere definiti”. Rispetto agli insulti  ricevuti dalle gabbie, il senatore ha spiegato che “le minacce che mi rivolgono ancora è uno dei motivi per cui devo ancora oggi girare sotto scorta. Alla follia (degli imputati, ndr) non c'è altro rimedio che la condanna in uno Stato di diritto”.

 

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Commenti all'articolo

  • lucia elena

    28 Maggio 2012 - 19:07

    Concordo con il suo pensiero libero,pulito,che a chi lo legge suscita un sentimento di stima verso chi lo ha scritto. Io aggiungo che purtroppo anche i giudici hanno paura di essere giudicati da codesti signori che fanno della loro forza la minaccia di morte a chiunque si pone contro di essi.Le br lo hanno pienamente dimostrato in passato e purtroppo coloro che amministrano la giustizia non hanno ne la forza ne la capacità di essere giugici. La mia non vuole essere una giustificazione verso i giudici incapaci ma coloro che hanno la spavalderia di minacciare la morte dovrebbero essere condannati senza se e senza ma all'ergastolo buttando via la chiave della loro cella e con essi i loro protettori chiunque siano. Perchè non posso io vendicarmi se mio figlio,marito o fratello venisse ucciso solo perchè al servizio dello stato? Ma se ciò dovesse accadere,credetemi, allora mi trasformeria in giustiziere anche se catturandomi quegli stessi giudici mi condannerebbero. ingiustamente.

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  • Liberopensatore1950

    28 Maggio 2012 - 13:01

    Come ho accennato, quel che stupisce e spaventa è il fatto che se non è la sinistra, per coerenza ed ideologia d'origine, che combatte le tante mafie con proposte insistenti e prima di ogni altra, che difende dall'oppressione del controllo numerico del tessutosocioeconomico, teso all'arricchimento dei pochi, chi mai dovrebbe prebdere posizione se, quando lo ha fatto la c.d. destra, incredibilemente, non venne appoggita, anzi. Mi spiace per Ichino il quale, deve aver capito anzitempo che il mondo dovrà girare così, ma la domanda è: per chi? per cosa? per farci vivere meglio e, se così fosse, quando? Capacità ed intelligenze, sono personali e non omologabili e, dunque, si deve assicurare a chi ha meno capacità o disponibilità, la possibilità di vivere degnamente. Oppure dovremmo pensare che presto sarà individuata una nuova "rupe di Sparta" per coloro che, pur impegnandosi, non ce la faranno mai a salire. Certo non si deve lasciare spazio ai tanti furbi, vedasi i falsi invalidi...

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  • Liberopensatore1950

    28 Maggio 2012 - 12:12

    Ichino, è nel PD, per le sue origini -molto a sinistra, anche del PCI, da quel che mi dissero-; questo fatto induce l'obbligo, per il citato, di non indurre azioni restrittive verso i lavoratori. Egli, ostine da tempo ed in linea con questo Governo e l'Europa, la meritocrazia che, ovviamente, nel pensiero comune Italiano, porta a pensaread una forma repressiva. Personalmente ritenni, la compilazione delle pagelle che ero costretto a fare, un'emerita idiozia essedno fondata su basi economiche folli e che ponevano in condizione di non poter mai dare, anche un solo euro, a colui che: "per le proprie capacità, si impegnava al massimo", in quei casi, quei poveretti, cosa dovresti fare, eliminarli dal mondo del lavoro od almeno relargli una caramella per riconoscere il suo massimo, estremo impegno, visto il suo limite. Feci diverse contestazioni e ricevetti tante reprimende. Meritocrazia si, ma considerare le persone e le fasce naturali di capacità; non si possono analizzare solo numeri.

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