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Il ministro Mauro a Libero:
"Immigrati nell'esercito
in cambio della cittadinanza"

Il ministro della Difesa, contrario allo "ius soli" propone il modello americano, dove entrando nelle forze armate si è agevolati nel conseguimento della nazionalità

Il ministro Mauro a Libero:
"Immigrati nell'esercito
in cambio della cittadinanza"

«Si faccia una piccola modifica alla Costituzione italiana e si dia la possibilità agli immigrati di poter entrare nelle forze armate»: è questa la proposta del ministro della Difesa, Mario Mauro, che abbiamo intervistato per farci raccontare la situazione attuale nel sud del Mediterraneo. Ci ha spiegato la necessità di prolungare l’operazione Mare Nostrum, dell’opportunità che l’Europa intervenga quanto prima per prendere in mano le redini di una vicenda che si va aggravando col tempo e dell’opportunità di cambiare la legge Bossi-Fini. Ma anche e soprattutto della sua idea di militare-immigrato, perché la vicinanza con le forze armate, a suo dire, «favorirebbe l’integrazione». Il tutto visto in chiave di lettura totalmente europea e popolare.

Ministro,  qual è la situazione attuale nel sud del Mediterraneo?

"Per far capire che cosa stia accadendo basta un esempio. Nei giorni scorsi abbiamo avuto la possibilità, grazie alla nostra Marina Militare, di abbordare una nave madre nelle acque vicino a Cipro. È stata l’occasione per documentare che il grosso del flusso di immigrati arriva non più solo dalle coste libiche o tunisine, ma anche e soprattutto dall’Egitto. Se consideriamo che gli scafisti chiedono 3mila euro a persona per il viaggio della speranza e facciamo un rapido calcolo, potremo evincere che, su una nave come quella, si arriva a un carico umano del valore di 3 milioni di euro. Questi soldi servono per finanziare non solo le cosche malavitose egiziane, ma anche il terrorismo internazionale. Ecco perché il rischio non riguarda solo l’Italia, ma l’Europa intera ed è questo messaggio che dovremmo far passare".

Che cosa si può fare per risolvere il problema?

"Il ministro Bonino e io abbiamo scritto alle autorità europee chiarendo che occorre una missione europea. Il pericolo più grande, oltre a quello dei soldi che vanno al terrorismo internazionale, è quello che, una volta pagati gli scafisti, gli immigrati diventano vera e propria carne da macello nelle mani di chi se ne infischia totalmente se muoiono annegati. Ecco perché è fondamentale che l’Unione Europea intervenga, vigilando e creando centri ad hoc gestiti a livello sovranazionale".

L’operazione Mare Nostrum volge al termine: secondo lei è necessario prolungarla?

"Assolutamente sì. Dobbiamo andare avanti perché c’è grande bisogno di questa attività di monitoraggio. Non esiste problematica di carattere finanziario. Mare Nostrum viene condotta con fondi del ministero della Difesa attraverso la riarticolazione di impegni della Marina Militare e delle altre forze armate che partecipano. Nasce per dare un segnale chiaro all’Europa sulla situazione nel sud del Mediterraneo, ecco perché chiederò che sia disposta un’azione che garantisca la sua prosecuzione anche per i mesi a venire. Si deve capire che Lampedusa è confine d’Europa".

Monitoraggio e aiuto agli immigrati, quindi. Ma in Italia esiste ancora una legge che si chiama Bossi-Fini e che individua e punisce il reato di clandestinità. Si parla di modificarla, lei è favorevole?

"Sì, sono favorevole, perché credo che si possa fare molto di più dal punto di vista della sicurezza. Basti pensare in che condizioni vivono le persone in alcuni Paesi come la Siria o la Libia. Si può sicuramente fare di più anche in dimensione umanitaria. E qui torniamo al discorso dei centri che debbono essere coordinati e guidati a livello europeo".

Il ministro Kyenge parla molto dell’introduzione del principio dello ius soli. È un’idea che lei condivide?

"Penso che più  che di ius soli, in Italia avremmo bisogno dello “ius culturae”. Perché non facciamo una piccola modifica alla Costituzione in modo da poter consentire a chi arriva in Italia di poter fare parte delle forze armate? Questo naturalmente purché abbiano un minimo di requisiti".

Quindi propone l’ingresso nelle forze armate agli immigrati?

"Oggi si può fare il militare solo se si è cittadini italiani. Bisognerebbe fare come negli Stati Uniti dove, se si presta servizio nelle forze armate per un certo periodo, si è agevolati nel conseguimento della cittadinanza. Però lo ius culturae è molto più di questo: la traduzione di un principio che esisteva già nella tradizione latina. Quello di un individuo che vuole essere parte di una comunità. È un principio operante in modo virtuoso anche in Paesi come la Germania che, lo ricordo, non è assolutamente sospettabile di lassismo nei confronti dell’immigrazione, ma attenta a farsi partecipe di quelle che sono le proprie tradizioni, la propria lingua, la propria cultura. Direi che questo principio servirebbe anche per dare quella forza evocativa dei valori della Patria e della Nazione che di tanto in tanto sembrano difettare anche alla vita ordinamentale delle nostre scuole. Penso che tutto questo dovrà essere inserito in un dibattito culturale e politico che investa sia la nostra società che il Parlamento. Vedo che per certi versi la nostra società è più avanti di tutti noi, nel senso che vedo la cura e la passione con cui tante famiglie, singoli e datori di lavoro trattano gli immigrati, con un approccio molto aperto e familiare. Capisco anche le paure che si diffondono nella comunità, magari frutto di sollecitazioni politiche o mediatiche. Però tutto questo si affronta con un dibattito serio. Si tratta di aprire delle strade evitando quelli che sono stati gli errori del multiculturalismo". 

Come valuta l’operato del ministro Kyenge?

"È solo un bene per il nostro Paese che il ministro Kyenge abbia accettato di essere coinvolta nel nostro governo. È l’esempio di una persona che ha fatto un lungo percorso di integrazione e che ha messo la sua esperienza al servizio del Paese. È da ammirare la sua tenacia nel voler essere italiana. Non può che essere un aiuto per far tornare la cultura della riconciliazione in Italia".

Andiamo verso le elezioni europee. Lei, dopo Scelta Civica, ha fondato «Popolari per l’Italia». Come vi presenterete? Vede possibili accordi con il Ncd?

"Devo dire che in questo Paese molte persone si sentono popolari. Votano l’uno o l’altro partito, ma la pensano comunque nello stesso modo, ecco perché ritengo che debbano stare tutte assieme, proporsi in un percorso di unità. Non parlo solo del Nuovo Centro Destra, ma anche di Forza Italia, che dico dovrebbe ricordarsi delle sue radici pro Europa. Ci sono popolari, ma ci sono anche populisti, ovvero coloro che  disconoscono la sovranità dall’atto e la rimandano alla responsabilità del singolo. Ma anche per loro il discorso è lo stesso. C’è una cultura che va ricostruita a livello europeo. Nel G8 abbiamo 4 grandi potenze e nessun Paese è in grado di affrontare bene il proprio destino se non ha una visione di carattere più ampio ed europeo. Se non si ragiona così, tra vent’anni non ci sarà niente su cui ragionare. Dal mio punto di vista si tratta di un processo di ricomposizione che dovrà portare a far sì che ognuno si senta a suo agio nella grande casa popolare europea".

Ministro, lei ha trascorso il Natale con i nostri soldati nei teatri operativi in Libano e Afghanistan. Perché questo viaggio?

"Lo scopo è stato quello di dire ai nostri uomini e alle nostre donne: grazie. Grazie da parte delle istituzioni, anche se non sempre siamo all’altezza di ciò che stanno facendo. Attraverso il loro lavoro traspare non solo la capacità di interpretare le direttive del governo italiano, ma il volto stesso della nostra Nazione". 

Per il 2014 è previsto il ritiro del nostro contingente dall’Afghanistan. Che cosa accadrà dopo?

"Prima di tutto ricordiamo che a primavera ci saranno le elezioni, per cui significa che molto è cambiato in quel Paese. Dopo dieci anni di Isaf ci sono 9 milioni di studenti, di cui il 40% donne. Inoltre sono stati realizzati, dalla missione internazionale, oltre 120 ospedali di cui la popolazione può usufruire e chilometri di strade. Molti di questi fattori sono indice del fatto che una volontà di cambiamento c’è davvero. E i benefici in termini di sicurezza internazionale sono a vantaggio di tutti, anche degli italiani". 

Lei dice sempre che la Difesa è la più grande agenzia umanitaria del nostro Paese. Cosa intende?

"Le faccio degli esempi: migliaia di persone salvate in mare dalla Marina Militare, aiuti umanitari alle Filippine tramite la nostra Aeronautica, sostegno logistico offerto dall’Esercito alla giornata della colletta alimentare e poi il trasporto degli organi, gli interventi nelle calamità naturali (ultima la Sardegna) e potrei andare avanti all’infinito".

di Chiara Giannini

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Commenti all'articolo

  • PACCHE

    30 Dicembre 2013 - 20:08

    Suggeriamo a papa Francesco, che tanto ha a cuore il futuro di queste risorse, di arruolare somali e marocchini nelle guardie del vaticano, al posto degli svizzeri. Lo farà?

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  • PACCHE

    30 Dicembre 2013 - 20:08

    Vanno riaperti i manicomi.

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  • claude2

    30 Dicembre 2013 - 19:07

    Da almeno due secoli qua, al nord ovest, con le stellette si è giurata fedeltà ad un re prima, ad una repubblica poi, e si è mantenuto allo stremo quel giuramento di difesa del "soli", sfociato nella Nazione di cui siamo cittadini. Quelle stellette, quelle dei miei avi sono lo ius soli. Quando qualcuno vorrà vivere in questo Paese, dimostri la capacità di lavoraci, di adottarne la cultura, di rispettarne le leggi. Allora solo chieda di essere ammesso "in famiglia": sarà il benvenuto. Non abbiamo bisogno di mercenari opportunisti, magari intimamente avversi alla divisa che indossano ed alla cultura che rappresenta, né di filosofi bizantineggianti dell'impossibile eguaglianza.

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  • achim

    29 Dicembre 2013 - 13:01

    A distanza di secoli, anche se la storia non si ripete essattamente a causa di vari fattori irripetibili e di nuovi inimmaginabili, l’essenza, o la lezione umana, dovrebbe essere ritenuta. Mauro -che si reputa un difensore della cristianitá come lo fu Teodosio, fa lo stesso sbaglio - La politica d'integrazione di Teodosio dei popoli barbari con la civiltà occidentale, in questo caso integrare i barbari nelle legioni per rafforzare lo stato, diede come risultato la disgregazione della civiltà stessa. Adrianopoli, l'esempio di unitá come la legione dei Batavi, il tradimento di Stilicone ed infine il sacco di Roma, dovrebbero farci ricordare che non funziona. Per l’Impero Romano questo errore inizió giá nel 212 con la politica d’integrazione della Constitutio Antoniniana e fino al sacco di Roma furono acora due secoli. Quanto durerá invece per la Repubblica Italiana con un “invasore” silente e continuo, che usa la povertá come arma ed i diritti umani come pretesto contro un paese debole,

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