«La guerra in Ucraina sta per finire», ha detto a sorpresa Vladimir Putin nella conferenza stampa che ha fatto dopo la parata per l’anniversario della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Come bisogna valutare queste dichiarazioni? Ne parliamo con Germano Dottori: consigliere scientifico di Limes, già docente di Studi Strategici presso la Luiss-Guido Carli e esperto di sicurezza internazionale. «Si fa presto a parlare di pace. La pace non è soltanto, come semplicisticamente tanti credono nel nostro Paese, l’assenza di guerra, ovvero la cessazione dei combattimenti. $ invece una condizione politica declinabile in infiniti modi. Occorrerebbe quindi capire a quale pace stia pensando Putin, quale compromesso lui e la Russia siano disponibili ad accettare». Già il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha subito puntualizzato con l’agenzia Tass che «la guerra in Ucraina finirà con una vittoria»...
«Appunto, bisogna vedere se quest’offerta sia stata sincera e non strumentale, pensata soprattutto di creare qualche imbarazzo a Kiev. Ora spetta agli ucraini di valutare la situazione assieme agli Stati Uniti, prima di decidere come rispondere. Anche loro hanno di certo un’idea della pace che vogliono, sicuramente differente rispetto a quella desiderata dal Cremlino. Obiettivo di qualsiasi trattativa dovrebbe essere quello di avvicinare le parti verso un risultato accettabile per entrambe. Non facile».
Vladimir Putin, la congiura al Cremlino dietro le sue parole: fanno fuori lo Zar?
Sondaggi negativi senza precedenti, segni di stanchezza fisica. E soprattutto il malcontento che monta non solo tra la p...Ci può essere stato un ruolo di Trump in questa evoluzione?
«Il Presidente americano è probabilmente uno dei destinatari di questa apertura putiniana, piuttosto che uno dei suoi propiziatori. Il leader russo si aspetta verosimilmente che Trump eserciti a sua volta pressioni su Zelensky affinché dimostri di essere disponibile a trattare. Non è comunque ancora chiaro come il tycoon reagirà: agli occhi di Trump, dopotutto l’Ucraina è un problema europeo. In prospettiva, qualcosa che interessa Washington meno che in passato e comunque meno della stabilità dei prezzi di gas e petrolio, che conta molto nella prospettiva delle elezioni di medio termine che porteranno gli americani alle urne in novembre. Putin lo ha intuito. Non è quindi dall’America che verranno eventuali difficoltà».
E da dove potrebbero venire?
«Il conflitto è stato finora molto sanguinoso e i due belligeranti hanno uno spazio negoziale molto angusto. La guerra è scoppiata perché i russi intendevano impedire agli ucraini di entrare a far parte dell’Occidente. Kiev non potrà accettare alcuna pace che non contempli garanzie anche militari da parte degli Stati Uniti, a prescindere dalla volontà di Trump di offrirgliele, e dei loro alleati. Ciò che per Mosca equivarrebbe all’accettazione della sconfitta. Putin potrebbe non sopravvivere politicamente ad un esito simile».
C’è una possibile interrelazione con l’Iran?
«Le connessioni tra la guerra in corso in Ucraina e lo scontro in atto nel Golfo Persico ci sono, ma risulta molto difficile valutare al momento l’impatto del secondo sulla prima. Il rialzo temporaneo dei prezzi petroliferi, peraltro reversibile, ha rappresentato un sostegno oggettivo al bilancio russo. Ma è evidente che il regime di Teheran deve preoccuparsi più della propria sopravvivenza che di appoggiare un alleato che nell’attuale conflitto contro Stati Uniti e Israele non si è rivelato di grandissimo aiuto. $ importante osservare come andrà a finire. La caduta degli ayatollah e dei pasdaran, al momento improbabile ma non impossibile, cambierebbe gli equilibri dell’intera Eurasia. Putin e Xi cercheranno di impedirla».
La percezione di molti osservatori è che la Russia si trovi in una crisi sempre più grave. La riprova sarebbe stata la parata del 9 maggio in tono minore.
«Bisognerebbe esser sul posto per poterlo valutare. Ma le immagini della parata sono eloquenti e non è stato fatto nulla per nasconderle. I mezzi servivano al fronte. Ha destato sensazione anche che sia stato negoziato un accordo con gli ucraini per evitare che la manifestazione venisse attaccata, altro segno di grande debolezza. Anche sul terreno economico l’impressione è che ci siano difficoltà reali».
Si parla addirittura di rischi per lo stesso Putin.
«Quello che colpisce maggiormente è proprio l’atteggiamento di Putin. La sicurezza attorno alla sua persona è stata significativamente potenziata, non è chiaro se nel timore di attentati da parte di elementi interni o di attacchi da parte ucraina. Sta di fatto che non trasmette più un’immagine di forza, cosa che i russi a lungo andare non perdonano a chili comanda».
Davvero ci potrebbe essere un rischio di golpe?
«Nella storia sovietica, e anche in quella russa recente, i militari non hanno mai interferito seriamente nella politica. Non sono golpisti. Servirebbe quindi una congiura di palazzo o un assassinio politico. Un problema a Mosca è proprio il fatto che manchi un modo di sostituire pacificamente il Presidente. Paradossalmente, invece, nell’Urss dei meccanismi c’erano. Decideva il Partito comunista. E a volte lo faceva fulmineamente».
Ma quali sono i margini che sia la Russia che l’Ucraina potrebbero accettare?
«$ la grande incognita. I problemi maggiori da risolvere sono di due ordini. Innanzitutto, c’è una questione territoriale. La situazione sul campo è un vincolo importante: cedere terreni conquistati o difesi con grandi sacrifici comporta un prezzo politico difficile da sopportare. $ possibile che gli ucraini vengano indotti ad accettare lo stato di fatto senza essere obbligati a riconoscere formalmente nuove frontiere che li penalizzassero. Ma a quel punto, non si tratterebbe di pace, ma soltanto di una lunga tregua che rinvierebbe ad un momento futuro lo scioglimento dei nodi rimasti. In secondo luogo, ci sono il problema delle garanzie per l’Ucraina e la questione del suo allineamento geopolitico. Kiev vuole entrare a far parte dell’Occidente. La dirigenza russa non lo accetta. Non si vede come la diplomazia potrà cambiare la situazione».
Dunque?
«Tutto sommato la prosecuzione delle ostilità pare ancora l’ipotesi più credibile. $ in corso una guerra di attrito e al momento non pare che alcuna delle parti abbia raggiunto il proprio punto di rottura».




