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Ursula von der Leyen ci chiede 2mila miliardi

di Fabio Dragonigiovedì 30 luglio 2026
Ursula von der Leyen ci chiede 2mila miliardi

3' di lettura

Il governo ha “prenotato” i fondi messi a disposizione con lo strumento SAFE per investire 14 miliardi in difesa. Ma a decidere su come finanziare questa spesa sarà il Parlamento. La Lega dice che bisogna emettere Btp anziché andare a Bruxelles adducendo non poche valide ragioni: (1) i soldi del SAFE non sappiamo quanto costano. Ne avremo idea solo molto a posteriori. A frittata fatta. (2) Quei soldi sono vincolati ad utilizzi decisi da Bruxelles. Un po’ come la banca che dandoti il mutuo vuole decidere al posto tuo il rivestimento del bagno. (3) A tutto si aggiunge un non indifferente carico burocratico fatto di ispezioni e rendicontazioni. (4) Infine il debito con Bruxelles è privilegiato rispetto al resto del debito in termini di priorità di pagamento (seniority). Non un bel segnale per il resto del debito.
Il dibattito sull’eventuale utilizzo del SAFE apre però una discussione ancor più determinante. Il prossimo esecutivo sarà chiamato a dire la sua sull’approvazione del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale (Qfp) dell’Ue. Il bilancio che dura sette anni.

E che ha una procedura di approvazione talmente macchinosa e farraginosa che deve essere imbastita con almeno due anni di anticipo rispetto all’entrata in vigore. E dove vige, per fortuna, la regola dell’unanimità nella sua approvazione. Scrivo per fortuna perché la regola che sto per enunciare è troppo semplice da non essere compresa: “più il Qfp è grosso più tasse dobbiamo pagare”. Se non vigesse la regola dell’unanimità correremmo il rischio di essere chiamati a pagare più tasse anche qualora il 100% del Parlamento italiano non fosse d’accordo. Le nostre tasse verrebbero cioè in parte decise da altri Paesi. Ma da dove arrivano le entrate del bilancio Ue? Principalmente dai dazi doganali applicati a paesi extra Ue. Gli Stati fanno da esattore e trattengono il 25%. Il 75% va a Bruxelles. In tutto sono il 15% circa delle entrate. Poi c’è una fettina di IVA (lo 0,30%) che vola su in Europa. Un altro 15% del totale.

Poi ci sono le tasse sugli imballaggi in plastica. Un altro 5% del totale. Infine ci sono i trasferimenti dei singoli stati basati sul Reddito Nazionale Lordo (in pratica il Pil). Fanno la parte del leone. Sono il 65% del totale. Questi soldi poi, detratto un 10% di cresta per strapagare la sempre più elefantiaca e bulimica burocrazia di Bruxelles che decide su tutto (dagli stabilimenti balneari di Caorle ai tappi delle bottiglie) vengono distribuiti fra i vari Paesi. E qui arriva la magia. Alcuni Paesi ricevono di meno (Germania, Olanda, Francia, Italia, Svezia, Austria, Danimarca, Irlanda e Finlandia). Sono i contributori netti. Per loro più grosso è il bilancio Ue più c’è da tassare i cittadini. Gli altri 18 (Belgio, Grecia, Romania, Polonia, Lussemburgo, Ungheria, Portogallo, Spagna, Repubblica Ceca, Slovacchia Croazia, Bulgaria, Lituania, Lettonia, Estonia, Slovenia, Cipro e Malta) ricevono più di quanto versano. Sono cioè beneficiari netti. Per loro più grosso è il bilancio UE più godono. Si noti che Belgio e Lussemburgo non sono Paesi “poveri” ma godono del vantaggio di ospitare la burocrazia europea.

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LITE SUL CONTRIBUTO UE
Si comprende quindi la posizione della Germania sul bilancio Ue di prossima approvazione. La proposta di elevarlo a 2mila miliardi non va bene per niente a Berlino che infatti propone di decurtare la proposta del 20% per farlo scendere a 1.600 miliardi. Ecco quindi che nel dibattito pubblico italiano dovrebbe entrare il tema di quanto deve essere grosso il bilancio Ue. Più è piccolo meglio è per il Paese. Già in Europa fanno danni. Almeno prendiamoli per fame. O comunque proviamoci. In tal senso la posizione dell’Italia dovrebbe unirsi a quella di Germania, Paesi Bassi, Svezia, Austria e Danimarca che ad ogni approvazione del Qfp negoziano uno sconto (rebate) su quanto devono trasferire a Bruxelles. I migliori soldi dell’Europa sono quelli che non gli mandiamo. PS. Eh ma il Pnrr. Il Pnrr un tubo. I 120 miliardi a debito li dobbiamo restituire come un qualsiasi Btp. I sussidi li dobbiamo pagare ora contribuendo al Qfp. Sempre contributori netti rimaniamo. Fate i bravi. Non tediateci con questa lagna.

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