C’è chi è andato a fare la doccia a casa di amici fuori città, chi ha chiuso l’attività in pieno Ferragosto perché non riusciva a servire i clienti e chi ha fatto la fila al supermercato per acquistare casse di acqua minerale con cui (anche) sciacquarsi dopo essere stato al mare. A Pesaro s’è rotto l’acquedotto (non una, non due ma tre volte di fila) nella settimana dell’estate più calda che ci si ricordi. E i cittadini, i gestori dei locali, persino i turisti non l’hanno presa benissimo: ché i rubinetti a secco, sì d’accordo può capitare, ma con disservizi tanto ravvicinati, e soprattutto nei giorni clou della stagione, vuoi mettere?
La situazione è lentamente tornata alla normalità ieri quando il sindaco Andrea Biancani (Pd) si è apprestato a comunicare che «l’acqua sta tornando gradualmente in tutte le case», epperò nel frattempo la frittata (anzi, la figuraccia) era fatta. Coda con le taniche alle autobotti, disdette negli alberghi e polemica social di rimando. Della serie: «Secondo me la prossima bolletta dovrebbe pagarla il Comune e non i cittadini, come rimborso. Negli altri lavori chi sbaglia paga, adesso è arrivato il loro turno» (un utente di Facebook). Oppure: «È una vergogna, chiunque ha un’attività si dovrebbe unire e promuovere una class action» (un altro).
Niente carne né climatizzatore Ferragosto horror a sinistra
«Ti senti abbastanza rappresentata/o/* da questo spiedino di tofu?». Elly, grembiule arcobaleno, forchettone...O ancora: «Che dire, questa è amministrazione? Manutenzione al minimo sindacale e possibilità di aumentare le bollette» (un terzo). Anche gli imprenditori (la Confcommercio in testa, ma poi Confesercenti, Confartigianato, Federalberghi e Associazione dei commercianti della baia) denunciano all’unisono «danni economici e d’immagine incalcolabili» e annunciano una richiesta di risarcimento per i mancati incassi.




