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Sigfrido Ranucci, l'ultima picconata alla sua credibilità: la foto che lo demolisce

di Giacomo Amadorigiovedì 17 settembre 2026
Sigfrido Ranucci, l'ultima picconata alla sua credibilità: la foto che lo demolisce

4' di lettura

Il galà di beneficenza The Pearl of Africa, organizzato, il 23 gennaio 2026, dal Rotary club Rome international in collaborazione con l’ambasciata dell’Uganda, rischia di dare l’ultima picconata alla credibilità di Sigfrido Ranucci, ma anche di far accendere i riflettori sui rapporti tra il faccendiere Valter Lavitola e la Fao, l’organizzazione dell’Onu che ha come vicedirettore generale l’ex segretario Pd Maurizio Martina e che si occupa di alimentazione e agricoltura. Oltre che, più o meno direttamente, anche di carbon credit, il business che da anni appassiona lo stesso Lavitola.

ENNESIMA BUGIA SMENTITA
Ma andiamo con ordine. Ieri a Ranucci è scappata la frizione e, a proposito della kermesse a cui ha partecipato a gennaio insieme con il suo amico faccendiere, è stato abrasivo: «Altro falso dei giornali del gruppo Angelucci non mi sono mai seduto a quei tavoli, non ho cenato, non ho mai parlato di fondi». In pratica Ranucci ne fa una questione di lana caprina. Non dice «non sono andato». Dice «non mi sono seduto». E aggiunge di non aver parlato di aiuti per le studentesse ugandesi (come se fosse un vanto).

E allora Natalia Potenza, l’ex compagna di Lavitola che ha segnalato quella cena ai magistrati di Roma durante la sua audizione fiume di sabato scorso, lo bacchetta: «La Procura può verificare questo episodio grazie alla scorta di Ranucci che deve registrare gli spostamenti del giornalista e non può sottrarsi a tale obbligo. Lui è stato a quell’evento, punto. Che sia stato seduto, in piedi o sdraiato non importa: il fatto è che ci è andato» rimarca la donna. E le foto recuperate da Libero confermano la sua versione. Non è finita. A smentire Ranucci c’è un altro dato: qualcuno, con ogni probabilità Lavitola, ha acquistato tre biglietti d’ingresso (spesa totale 270 euro) a nome dell’ex conduttore di Report, della compagna Laura Cianfoni (che, però, diede buca) e del solito Lavitola. Per questo il terzetto compare nell’elenco degli invitati. Al contrario della Potenza, che, però, era seduta al tavolo (ha sostituito la Cianfoni?). Negli scatti che pubblichiamo in questa pagina si vede che vicino a Lavitola c’è l’attuale presidente del Rotary club, Ilaria Sisto, ingegnere agronomo specializzata in ecologia.

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I RAPPORTI CON LA FAO
La signora è stata per trent’anni funzionaria della Fao, l’organizzazione delle Nazioni unite che offre un supporto tecnico e strategico per integrare i sistemi agroalimentari e forestali all’interno dei mercati del carbonio. La Sisto, alla Fao, negli ultimi anni, si occupava principalmente di parità di genere, diritti delle donne rurali e sviluppo sostenibile. «Vive a pochi metri dal Cefalù bistrò, per questo la conosciamo bene» chiosa la Potenza.

La vicina di casa, contattata da Libero, si è rifiutata di fare commenti. Anche se, con il suo bel cappotto rosso, è stata immortalata insieme con Ranucci all’ingresso del ristorante, dove l’ex conduttore di Report si è intrattenuto con alcuni partecipanti alla serata. Al tavolo di Lavitola & c., c’era anche Wadzanai Garwe, un’economista agraria e attivista per i diritti umani, originaria dello Zimbabwe, Stato in cui sono concentrati, oltre che in Camerun, i principali affari del faccendiere. La Garwe lavora da molti anni all'interno delle Nazioni Unite e attualmente vive a Roma, dove ricopre il ruolo di economista proprio presso la Fao. Con i suoi grandi occhiali dorati, quella sera, avrebbe fatto da trait d’union con uno dei diplomatici puntato da Lavitola, seduto al tavolo principale, quello del presidente del club organizzatore, l’avvocato Riccardo Ernesto Di Vizio. «Su richiesta del mio ex compagno è andata a chiedere se un’ambasciatrice, credo quella dello Zimbabwe (Mietan Chauke, ndr)» spiega la Potenza, «potesse discutere con Valter dei carbon credit. La diplomatica era in imbarazzo, come ho detto ai pm. Si è sentita tutta la serata osservata e ha risposto alla Garwe che non era il momento giusto per affrontare tale argomento».

Al tavolo indicato dalla Potenza, a quanto risulta a Libero, c’erano sicuramente l’ambasciatrice dell’Uganda, Elisabeth Paula Napeyok, e quella del Burkina Faso, Cyrille Ganou Badolo. Ma l’allora presidente Di Vizio, sempre molto cortese, non esclude ulteriori presenze: «Gestivo la serata e sono stato seduto poco, ma ricordo che si erano prenotati anche diplomatici di altri Paesi, pure dello Zimbabwe. Era atteso anche l’ambasciatore del Sud Africa, ma non è venuto».

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UN BICCHIERE D’ACQUA
In ogni caso quella sera, il ristorante, con tutti quei rappresentanti governativi, era una sorta di Luna park per lobbisti e uomini d’affari. E, in un simile Paese dei balocchi, Lavitola quella sera si è giocato la carta Ranucci, che nelle settimane successive avrebbe contattato l’ambasciatrice di Harare per chiedere notizie sul nemico giurato dello stesso Lavitola, l’imprenditore Ben Chimutengo. In Procura la Potenza ha spiegato che l’ex compagno aveva molto insistito per avere quella sera al proprio tavolo l’ex conduttore di Report: avrebbe dovuto fargli da garante e da biglietto da visita. Per questo sarebbe stato invitato. Infatti, l’imprenditore pluripregiudicato quando aveva bisogno, trovava Ranucci disponibile. «Sig fai l’intervista in Zimbabwe». E Ranucci eseguiva. «Sig vieni a cena che servi come garante per l’affare del carbon credit con gli imprenditori di Neutralia». E Ranucci si accomodava. «Sig vieni alla cena di beneficenza per le studentesse dell’Uganda». E Ranucci andava, con tanto di scorta. C’è da capire se conoscesse, anche in quest’ultimo caso, il secondo fine di Lavitola.

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