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Sigfrido Ranucci al galà per l'Uganda (nel nome di Lavitola)

di Giacomo Amadorimercoledì 16 settembre 2026
Sigfrido Ranucci al galà per l'Uganda (nel nome di Lavitola)

4' di lettura

«Valter Lavitola utilizzava Sigfrido Ranucci per accreditarsi presso le ambasciate africane e provare a spingere, grazie a lui, i propri business nel settore dei carbon credit». Si può riassumere così uno dei passaggi più delicati delle dichiarazioni rese davanti ai pm di Roma da Natalia Potenza, ex compagna e, ora, grande accusatrice del mandante reo confesso dell’attentato ai danni del fu conduttore di Report. Secondo la testimone, Lavitola puntava a far credere ai suoi interlocutori che dietro ai suoi affari ci fosse anche il giornalista. I pm, adesso, dovranno capire se Sigfrido accettasse di partecipare a questi siparietti per amicizia o altro.

L’imprenditrice argentina per avvalorare le proprie accuse ha depositato l’invito all’annuale galà di beneficenza e raccolta fondi organizzato, il 23 gennaio 2026, dal Rotary club Rome international in collaborazione con l’ambasciata dell’Uganda in Italia. Tutto il ricavato dei biglietti (che costavano 90 euro a persona) è stato interamente devoluto al progetto «Bright goals», un’iniziativa finalizzata a finanziare borse di studio per ragazze e giovani donne del Paese africano.

L’evento si è svolto presso il ristorante Casale Tor di Quinto e a invitare «caldamente» a partecipare al Pearl of Africa era stata l’ambasciatrice ugandese Elisabeth Paula Napeyok. Alla cena, iniziata alle 20, gli organizzatori, contattati da Libero, ricordano bene la presenza a uno dei tavoli di Lavitola e dell’amico Ranucci, pare «invitati da un socio» del Rotary. Tra i presenti anche l’ambasciatrice del Burkina Faso Cyrille Ganou Badolo.

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SERATE BENEFICHE
Un episodio che si aggiunge ad altri dello stesso tenore. Ricordiamo che Ranucci si è fatto intervistare da un giornale dello Zimbabwe per attaccare uno dei soci «infedeli» di Lavitola ad Harare, che avrebbe inviato all’ambasciata del Paese africano domande sul conto del «traditore», accusato di corruzione, e che avrebbe partecipato ad alcune cene al Cefalù bistrò con menù a base di pesce e carbon credit (di cui discutevano imprenditori e, forse, pure diplomatici). Ma adesso scopriamo anche che si prestava a fare da accompagnatore all’amico brasseur d’affaires in occasione di serate di gala in favore dell’Africa.

Dopo il deposito dell’invito alla serata da parte della Potenza la Procura potrebbe decidere di approfondire questo aspetto del rapporto tra i due uomini. In particolare i pm saranno chiamati a rispondere a questa domanda: perché Ranucci era così interessato a favorire gli affari di Lavitola nel settore dei carbon credit? Nei giorni scorsi Ranucci ha spiegato che il suo intento era quello di «aiutare» Giuseppe Lavitola, il figlio socio del faccendiere, e di spiegare ai vari commensali come si potessero «fare le cose in modo regolare, evitando le truffe, affidandosi a società di revisione serie e anche al monitoraggio di giornalisti indipendenti che conoscono il settore». I magistrati dovranno verificare che l’intento fosse davvero solo quello.

Ma la Potenza, come anticipato ieri da Libero, venuta a conoscenza dell’ennesimo tradimento da parte di Lavitola, ha deciso di chiudere tutti i conti con l’ex compagno. E così, a fine agosto, ha presentato denuncia anche per i maltrattamenti subiti in famiglia in particolare da lei e da uno dei suoi due figli (il più grande, di 9 anni), quello affetto da autismo. A quanto risulta al nostro giornale, nel fascicolo in mano alla pm Valentina Bifulco, sono finite anche due foto che mostrano il piccolo con un occhio pesto e con una benda sul viso. Nelle immagini il bambino sembra molto sofferente. In una trattiene a stento le lacrime. Nell’altra ha l’orbita oculare sinistra tumefatta come quella di un pugile in miniatura. Un’immagine veramente straziante. Il ragazzino sarebbe stato medicato al Bambino Gesù e in Procura sarebbe stata convocata anche la dottoressa che ha seguito il caso. Ma non solo lei.

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«GELOSIA PATOLOGICA»
Tra i testimoni indicati da Natalia e già sentiti ci sono la tata albanese dei suoi figli, nonché moglie dell’aiuto cuoco del Cefalù, un’amica di Natalia e il responsabile della pescheria del ristorante, Carmine Palestini. L’uomo è stato chiamato a raccontare come Lavitola lasciasse l’ex compagna con i soldi contati e le impedisse di vivere senza troppi pensieri. Il faccendiere avrebbe tenuto Natalia al guinzaglio, impedendole persino di uscire a cena con le amiche. Un’altra testimone avrebbe confermato la presunta gelosia patologica di Lavitola, fedifrago impenitente.

Palestini ci ha spiegato di non poter riferire quanto dichiarato in Procura: «Io non posso parlare con nessuno e sinceramente io non ho neanche voglia di farlo. Io sono un semplice lavoratore e lavoro per mantenere la mia famiglia». A proposito del primogenito autistico, la Potenza avrebbe mal sopportato la decisione di Ranucci e dell’ex compagno di mettere in piazza il disturbo (del neurosviluppo) del ragazzo per giustificare la loro amicizia, essendo la figlia del giornalista «specializzata in psicoterapia sensomotoria».

Ma se Natalia nega che la professionista abbia mai visitato il piccolo, Sigfrido ha sostenuto pubblicamente che ci sarebbero anche dei messaggi a supportare la sua versione. Una scelta che ha ulteriormente irritato la donna, che al suo avvocato, Giuseppe Cavallaro, ha scritto: «Che triste tutto. Si può impedire a Ranucci di parlare di mio figlio che è anche un minore?». La posizione dell’ex compagna e del suo legale è che una psicologa non possa dare consigli senza consenso informato dei genitori e colloquio clinico, ma soprattutto non possa darli senza aver mai visitato il paziente. A meno che non si tratti di chiacchiere da bar. Che ovviamente lasciano il tempo che trovano e non possono essere usate per giustificare un legame forte come quello che esisteva tra Ranucci e Lavitola.

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