Letizia Moratti corre sempre. Per il futuro di Milano e per quello del Paese. Sostiene la candidatura alle Comunali del sottosegretario alla difesa Matteo Perego e oggi sarà alla tre giorni organizzata da Forza Italia in via Mecenate 84/10 per parlare dello sviluppo dell’Italia e dell’Europa. Il titolo è altisonante, “L’ottimismo della volontà”.
Ma è il minimo che ci si possa aspettare da un convegno che vuole ribaltare il paese come un calzino per capire le criticità e formulare una proposta politica concreta.
Ovviamente il toto candidato sarà il classico convitato di pietra. Se ne parlerà ma senza esagerare, ché ancora si attende la decisione ufficiale dei leader.
Cominciamo dal convegno, onorevole.
«Sarà una tre giorni dedicata all’Italia e all’Europa. E alle possibilità di crescita economica del nostro Paese. L’Italia ha un problema di produttività che negli ultimi 30 anni è salita dello 0,3% a fronte del 16% della Germania, del 9% della Francia e del 18% della media europea. Su questo occorre lavorare molto perché se la produttività cresce, inevitabilmente porterà le aziende a pagare salari più elevati e a fare maggiori investimenti, aumentando i consumi e spingendo la domanda».
Insomma, crescono le ore di lavoro ma non si traducono in benefici.
«Dato che il lavoro costa meno, le aziende sono più portate a investire nel lavoro che nell’innovazione. Lo scopo della tre giorni è proprio quello di individuare le leve della crescita economica: il capitale umano, le infrastrutture, l’intelligenza artificiale, l’innovazione, la produzione energetica, uno stato con meno burocrazia che non ostacola ma canalizza il risparmio verso investimenti produttivi. E sarà un’analisi che faremo con il mondo dell’accademia, della ricerca, della manifattura, con i principali rappresentanti dell’industria e dei sindacati. Per poi trarre una conclusione da trasformare in proposta politica».
Un tema centrale del dibattito attuale è la crisi del ceto medio.
«Le decisioni prese finora, con le varie finanziarie, si sono giustamente concentrate sul ceto basso che bisogna continuare a sostenere. Adesso è arrivato il momento di dare più risorse al ceto medio, incentivando le politiche per le donne e i giovani».
I conflitti non aiutano.
«Nel mondo ci sono conflitti che continuano a pesare sull’economia mondiale al di là del dramma umano che comportano. L’energia ha avuto rincari che si riverberano sulle bollette e sulle famiglie nonostante le misure prese dal governo e l’aiuto che c’è stato da parte delle aziende energetiche. Pesa poi l’inflazione. L’Europa deve attuare un cambio di passo, non bastano gli strumenti in vigore. Le esigenze sono mutate rispetto al periodo in cui è stato pensato il green deal e il processo di decarbonizzazione».
La risposta a questi sconvolgimenti è anche il nascere di forze politiche estremiste.
«Le forze politiche estreme emergono con slogan e ricette che sono inattuabili ma hanno presa sulle persone perché promettono soluzioni nell’ambito della sicurezza e dell’economia».
Parliamo di Milano. Sarà Perego la scelta della coalizione?
«I nomi sono al vaglio degli alleati e spero che la riserva venga sciolta a breve perché non c’è tempo da perdere. L’auspicio è che tutti i partiti sposino questa proposta di Fi, una candidatura giovane, milanese doc, con competenze nei ruoli sia manageriale che politico e con grande esperienza nel campo della sicurezza nel suo ruolo di sottosegretario alla Difesa che per Milano è fondamentale».
In campo ci sono anche Sardone per la Lega. E Lupi per Noi Moderati. Ma lo scoglio è Salvini. Vuole lanciare un appello al leader leghista?
«Si deve avere ognuno rispetto dell’altro. Salvini ama Milano e troverà il modo e il tempo per decidere. Ovviamente spero che ci ascolti».
Questione di equilibri oppure conta il peso dei partiti? Fi a Milano è in crescita. E si sa che Fdi ambisce alla Regione.
«Quando si parla di candidature gli equilibri tra i partiti non devono pesare su scelte politiche che vanno fatte in funzione del migliore profilo possibile per la responsabilità e il ruolo richiesto».
Albertini dice che Milano non è mai stata di destra.
«Le grandi metropoli sono generalmente più progressiste e propense a votare centrosinistra. Da New York a Londra, è una tendenza mondiale. Milano nella sua storia ha saputo esprimere sindaci di centrodestra che hanno avuto la capacità di intercettare i voti progressisti e riformisti di chi normalmente vota centrosinistra».
Perego può intercettare quella parte?
«Vedo la città spenta, stanca, insicura. Mai come in questa fase una proposta politica come la sua, capace di rispondere alle esigenze dei milanesi in tema di sicurezza, mobilità ed emergenza abitativa e allo stesso tempo sanare la frattura tra il centro e la periferia, può avere una chance di vittoria importante».
Sardone invece?
«Intercetta un elettorato molto identitario».
Sala ha lavorato con lei e insieme a lei è stato l’artefice dell’Expo. Da sindaco l’ha delusa?
«Il giudizio è negativo per le ragioni che le ho detto. Credo che nel percorso di Sala abbiano avuto anche un peso le forze con cui ha governato e che hanno frenato lo sviluppo della città».
Lei è l’unico sindaco donna che Milano abbia espresso. Milano ha un problema con le donne o è colpa delle forze politiche?
«Sono stata la prima donna in tante posizioni: da presidente Rai a presidente di una banca di interesse nazionale. L’importante non è che una donna arrivi a ricoprire un ruolo, ma che sia capace di aprire la porta ad altre donne».
Vannacci in tutto questo?
«Da Vannacci ci separano i valori». Come vede la sinistra milanese? «Confusa e divisa. Majorino e Calabresi sono la prova che non esiste un percorso condiviso e una personalità che raccolga attorno a sé tutta la coalizione».
Il patentino pro-Pal chiesto da Majorino?
«La politica deve costruire ponti e non tagliare rapporti. Dobbiamo volare alto e non identificare un popolo con il proprio governo ma cercare legami culturali e storici».
Il centrosinistra cerca sempre un fascismo da combattere.
«Non hanno argomenti. Le proposte politiche devono costruire. Le loro sono proposte di pura opposizione».
Parlano di lei per il Colle, lo sa?
Moratti sorride: «Si è fatto tardi e c’è tanto lavoro da fare. Per Milano e non solo...».




