Ragazzi e ragazzini che aggrediscono e pestano i professori. Cronaca ordinaria, di questi tempi, dove casi del genere si manifestano quasi quotidianamente. Un fenomeno inquietante, un degrado che colpisce. E a ragionare su quanto sta accadendo ecco Paolo Crepet, che espone il suo punto di vista in un'intervista a Repubblica.
Partendo dal caso di San Vito Lo Capo, dove un dodicenne ha aggredito un insegnante, lo psichiatra e sociologo allarga l'analisi a una crisi educativa che, a suo giudizio, coinvolge l'intero mondo degli adulti. "Stiamo assistendo alla tempesta perfetta e l’abbiamo creata noi", afferma Crepet, leggendo nell'episodio "tutti gli errori, le indolenze e le miopie della società e degli adulti nei confronti dei minori".
Secondo l'esperto, alla base di questi episodi si intrecciano tre fattori: scuola, famiglia e tecnologia. Questioni, sottolinea, "su cui non possiamo più far finta di nulla". Dopo decenni di studi sulla criminalità minorile, il giudizio è netto: "Siamo ad un punto di non ritorno". Un allarme che non riguarda soltanto la Sicilia, ma l'intero Paese, dove si moltiplicano episodi di violenza giovanile e dove, osserva, sempre più spesso "si esce la sera armati".
Paolo Crepet sbrocca: "Ma che si vergogni!", il caso che infiamma la sinistra
A distanza di quasi una settimana a sinistra tiene ancora banco il "caso-Delia", con la giovane cantante uscit...Sferzante la riflessione sul ruolo dei genitori. Per Crepet "C’è una sorta di deresponsabilizzazione dal ruolo di genitori". Troppi adulti, sostiene, preferiscono instaurare un rapporto da amici con i figli oppure cedono a ogni richiesta, rinunciando alla fatica educativa. Crescere un ragazzo, ricorda, "è sudore, sofferenza, perseveranza e responsabilità". In assenza di questi punti di riferimento prendono spazio "disagio, solitudine e rabbia, le basi della violenza".
Nel caso del dodicenne di San Vito Lo Capo, aggiunge, diversi segnali sarebbero passati inosservati: l'uso dello smartphone, profili social senza controllo, la consultazione di contenuti sulle stragi scolastiche americane e persino messaggi che anticipavano il gesto. Comportamenti che, secondo Crepet, indicavano un bisogno di attenzione rimasto inascoltato.
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"Non un semplice gesto d'impeto". Paolo Crepet commenta così l'agghiacciante notizia che arriva...Infine il tema della tecnologia, definita "peggio della benzina sul fuoco". L'accesso senza filtri a informazioni e contenuti online può trasformarsi in un potente acceleratore, favorendo processi di emulazione e amplificando fragilità già esistenti.
Alla domanda sul rischio che anche in Italia possa verificarsi una tragedia simile a Columbine, la risposta suona come un allarme che non deve essere ignorato: "Se continuiamo a basarci sulle statistiche sì, se cominciamo ad affrontare il problema, forse no. Le istituzioni snocciolano dati confortanti sulla sicurezza nelle aule, ma la realtà è ben altra che non si vuole vedere. Sembra quasi che si stia attendendo la strage per poi dire 'ecco è successo, abbiamo un problema'. Il problema c’è già oggi e sarebbe saggio risolverlo prima, e sottolineo prima, di dover parlare di tragedie", conclude Paolo Crepet.




