Nel febbraio 2021, in pieno Covid, Alessandro Di Battista scrisse per elogiare Cuba e la sua sanità, specialmente il suo “sovranismo” vaccinale (titolo del suo articolo su Tpi: «L’esempio di Cuba: la sovranità di un vaccino fatto in casa può unire l’Europa»). Nei giorni scorsi è tornato nell’isola per un reportage dello stesso tenore, ma ha avuto un malore ed ora è ricoverato all’Avana. È affidato proprio a quella sanità. Ieri Giuseppe Conte si è informato «sull’adeguatezza delle cure che sta ricevendo nell’ospedale cubano» e – aggiunge La Stampa – «dietro l’arrivo a L’Avana di due medici specialisti del Policlinico Gemelli di Roma pare ci sia stato un suo interessamento». Auguriamo a Di Battista di tornare presto in forma. E speriamo che realizzi un reportage sul Covid a Cuba e sulla differenza fra il numero di morti dichiarati dal regime e quello reale. Poi potrebbe indagare sulla cupa situazione dei diritti umani, sulla repressione del dissenso, su quello che avviene nelle carceri del regime e sull’ultimo Indice della libertà di stampa nel mondo, pubblicato dalla Ong internazionale Reporter senza frontiere (RSF), in cui la Repubblica socialista di Cuba è tra i fanalini di coda della classifica mondiale (sta alla 160a posizione su 180 Stati considerati).
Il viaggio cubano di Di Battista peraltro chiude un agosto che ha visto arrivare lì altri italiani, all’inizio del mese, anche per le celebrazioni dei 100 anni dalla nascita di Fidel Castro. Il 7 agosto fu annunciata la partenza della «seconda brigata internazionale della Flai Cgil impegnata in un programma di solidarietà e cooperazione a Cuba fino al prossimo 21 agosto. Dopo la prima missione di aprile e maggio scorso, il sindacato dell’agroindustria rinsalda la sua attività decennale di solidarietà con il popolo cubano aderendo al terzo convoglio europeo Sulle tracce di Fidel, sostenuto da Aicec, l’agenzia di interscambio culturale ed economico con Cuba, nell'ambito della campagna internazionale Let Cuba Breathe, in occasione del centenario di Fidel Castro». Anche l’eurodeputata Ilaria Salis a marzo è andata a Cuba unendosi «alla colonna europea del convoglio “Nuestra América”, una nuova flottiglia civile che sfiderà l’embargo illegale imposto dagli Stati Uniti a Cuba - un assedio infame che sta letteralmente strangolando la popolazione dell’isola». In realtà la causa delle misere condizioni dei cubani non sono gli Usa, ma settant’anni di comunismo, con il despota che, secondo i testimoni, visse fra lussi, privilegi e donne. Ma i nostri compagni lo negano e il mito sopravvive. Contropiano (giornale comunista online) annunciava per il 13 agosto molte attività per il centenario di Fidel con «una settantina di delegazioni dal resto del mondo» (c’era pure quella del Partito comunista cinese e non è mancato un messaggio di Vladimir Putin). E c’erano «anche dall’Italia numerosi gruppi di realtà solidali con la Rivoluzione Cubana».
CELEBRAZIONI IN ITALIA
Sul sito di “Potere al popolo” è uscito un editoriale intitolato: «Cent’anni di Fidel: perché il lìder maximo fa ancora paura ai nostri nemici». In realtà il defunto dittatore fa paura solo ai cubani che ne sopportano tuttora il regime, mentre assistono alle commosse celebrazioni dei suoi fan italiani. Non stupisce che l’Italia, che ha avuto il più forte Partito comunista d’occidente e i cui dirigenti hanno solo cambiato il nome senza autocritiche (tanto è vero che coltivano ancora il mito di Enrico Berlinguer), abbia tanti nostalgici. Del resto nel dibattito pubblico – dominato dalla sinistra mediatica e politica - il tema “comunismo”, con il suo oceano di orrore, resta un tabù.
Di Battista, "Giuseppe Conte ha chiesto il loro aiuto": il retroscena
Due medici del Policlinico Gemelli di Roma sono atterrati oggi all'Avana per assistere i colleghi cubani nelle cure ...Ecco qualche flash sul comunismo cubano fornitoci dal saggio di Pascal Fontaine L’America Latina alla prova, contenuto nel prezioso Libro nero del comunismo (Mondadori). Fidel Castro, con i suoi compagni, esordì nel 1959 con processi sommari ed esecuzioni di massa, poi l’abolizione delle elezioni, la sospensione della Costituzione del 1940, la chiusura e la confisca delle istituzioni religiose, l’espulsione di centinaia di sacerdoti, la repressione della cultura. La Cuba di Castro si schierò con l’Urss a cui nel 1962 fece dispiegare sul suo territorio i missili balistici puntati sugli Usa. Così portò il mondo sull’orlo di una guerra nucleare (poi cercò di esportare la rivoluzione). Solo negli anni Sessanta, scrive Fontaine, a Cuba (7 milioni di abitanti) «da 7.000 a 10.000 persone sono state passate per le armi e si stimano circa 30.000 prigionieri politici». Nei terribili campi di concentramento cubani, dove si praticavano torture di vario tipo, furono rinchiusi sacerdoti, oppositori, intellettuali e possidenti. Non solo.
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«Nelle carceri di Cuba la situazione delle donne è particolarmente drammatica» spiega Fontaine «poiché vengono date in pasto al sadismo delle guardie. Dal 1959 oltre 1100 donne sono state condannate per motivi politici». Ma un altro gruppo umano fu preso di mira: quello degli omosessuali. Infine c’è il capitolo dei profughi: un’emorragia continua. «Castro» scrive Fontaine «ha provato a frenare queste fughe di massa inviando degli elicotteri a bombardare con sacchi di sabbia le zattere», del resto «nell’estate del 1994 circa 7000 persone morirono in mare e si calcola che in totale un terzo dei balseros abbia perso la vita durante la fuga». Il regime cubano dunque cercò di affondare le barche dei profughi. Eppure papa Bergoglio, noto per i suoi attacchi agli stati occidentali, rei – a suo dire - di non riuscire a salvare tutti i migranti del Mediterraneo, nel 2015 andò di persona a casa di Castro a salutarlo in un clima molto amichevole. Quel trattamento dei profughi cubani non era un problema. Fra l’altro a maggio il Dipartimento di Giustizia Usa ha incriminato formalmente l'ex presidente cubano Raul Castro (fratello e successore di Fidel) per l’abbattimento nel 1996 di due aerei civili che trasportavano aiuti umanitari per i migranti (morirono tre americani). Il regime cubano contro i profughi/migranti e gli Usa in loro difesa. Strano?




