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Alessandro Morelli smonta le favole di Sanchez: "A Ceuta ho visto i disastri della sanatoria"

di Fabio Rubinimartedì 1 settembre 2026
Alessandro Morelli smonta le favole di Sanchez: "A Ceuta ho visto i disastri della sanatoria"

3' di lettura

Il leghista Alessandro Morelli, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, da due giorni è a Ceuta, dove si è recato per toccare con mano la situazione della città autonoma spagnola al confine con il Marocco. Ed è stato testimone degli scontri che ieri hanno infiammato il campo profughi dell’enclave.

Onorevole Morelli, perché ha deciso di andare a Ceuta?
«Per rendermi conto di quello che è successo. Vede, noi in Italia siamo un po’ assuefatti, dopo che la sinistra ha smontato i decreti sicurezza, abbiamo assistito alla ripresa degli sbarchi e ormai, quasi non ci facciamo più caso. Io sono venuto qui per rendermi conto dei danni che un’invasione del genere può fare a un territorio europeo».

Quali sono le sensazioni che ha provato nel corso di questa visita?
«È una situazione quasi distopica. Ci sono le persone sedute al bar che bevono e mangiano e dieci metri più in là ci sono i clandestini che bivaccano per strada».

Ma i cittadini di Ceuta non hanno paura per la loro sicurezza?
«No, perché Ceuta è ormai una città militarizzata. Polizia ed esercito sono ovunque con l’elmetto in testa e il mitra in mano. Ma non oso pensare cosa è stata la città nelle prime ore dell’invasione con oltre 70mila clandestini ad invaderla e senza l’esercito a difenderla...».

Eppure anche ieri ci sono stati risse e scontri tra clandestini...
«Provate a immaginare cinque/diecimila uomini (qui non ci sono numeri ufficiali) quasi tutti giovani e molti addirittura minorenni, che per tutto il giorno ciondolano senza fare nulla. È logico che la tensione sale e ci sono gli scontri. Ieri ero vicino al centro di accoglienza quando la polizia ha chiuso la strada e ci ha fatto allontanare poco prima che scoppiassero i disordini».

Il governo italiano ha prorogato di altri 15 giorni il blocco del trattato di Schengen. È d’accordo?
«Trovo la proroga assolutamente necessaria. La situazione legata alla crisi migratoria di Ceuta non è risolta. Io sono arrivato qui in traghetto e anche se ci sono i controlli, c’è talmente tanta confusione che eluderli non mi pare impossibile».

È il motivo per cui questi 5/10mila clandestini sono ancora a Ceuta e non se ne vogliono andare?
«Parlando con i cittadini di Ceuta, mi hanno spiegato che queste persone restano qui, anche se in condizioni disperate, perché si aspettano che da un momento all’altro il socialista Sanchez faccia un’altra sanatoria come quella da mezzo milione di migranti che ha fatto pochi mesi fa. Qui sono convinti che l’invasione del mese scorso sia figlia di quel provvedimento».

La popolazione regolare come sta vivendo questa crisi?
«Male, perché oltre ai problemi di ordine pubblico, stiamo parlando di una città prevalentemente turistica. E trovarsi le spiagge piene di clandestini e le attività chiuse, è stato un danno economico non irrilevante. Senza contare che alberghi e strutture ricettive sono completamente piene di militari e poliziotti».

Il popolo è arrabbiato col governo?
«Qui ogni giorno c’è una manifestazione contro Sanchez. Ieri c’erano i pompieri che sono arrivati in piazza con un’autopompa, hanno issato una gigantesca bandiera della Spagna e in pochi minuti i cittadini sono accorsi per unirsi alla protesta, al grido di “Ceuta non si vende, Ceuta si difende”. La gente è esasperata, eppure la manifestazioni sono tutte pacifiche. Io una situazione del genere l’ho vista solo a Beirut, in Libano. Solo che qui siamo in Europa...».

A proposito di questo, anche qui l’Ue è la grande assente...
«Il ruolo dell’Unione europea è il tema vero. A Bruxelles devono capire che la soluzione non può essere la redistribuzione dei migranti. Al contrario il nodo è che ogni confine nazionale è un confine europeo - e questo vale tanto per Ceuta quando per Lampedusa o per la Grecia - e come tale va difeso. In secondo luogo l’eventuale redistribuzione deve essere fatta solo dopo il riconoscimento dello status del migrante e i clandestini devono finire nei centri di accoglienza fuori dai confini europei. Questi concetti devono essere assimilati dagli organi di governo dell’Unione europea e non lasciati all’iniziativa dei singoli Stati».

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